Riceviamo e volentieri traduciamo questa presa di posizione di uno dei pochissimi organismi sindacali indipendenti in un certa misura tollerati in Iran, che mette in evidenza il devastante impatto della guerra sull’esistenza delle classi lavoratrici – un impatto ben differente da quello che la guerra ha sulle oligarchie borghesi militari e civili, più o meno islamiste, al governo del paese.
C’è chi (da cieco volontario) “vede” l’Iran come un monoblocco. Noi, invece, ci atteniamo alla realtà che presenta – anche nel corso dell’attuale aggressione imperialista – una nettissima, antagonistica differenziazione di classi e di interessi di classe. E nel mentre siamo per la disfatta dell’aggressione USA-Israele all’Iran di cui l’Italia è interamente complice, stiamo oggi come ieri dalla parte del proletariato iraniano, e ne raccogliamo le prese di posizioni e gli appelli, denunciando l’ondata di esecuzioni sommarie in corso di dimostranti (per lo più proletari) arrestati nelle proteste degli scorsi mesi ed anni. Tra le due cose non c’è contraddizione, se si è rivoluzionari internazionalisti. (Red.)
Una guerra devastante ha completamente sconvolto le vite e le lotte di noi lavoratori in ogni modo immaginabile. Dai bombardamenti incessanti da parte di Stati Uniti e Israele – che hanno reso fin troppo chiaro a tutti che gli “attacchi di precisione”, gli “aiuti militari” e gli “interventi umanitari” non erano altro che un vergognoso e distruttivo inganno – alla presenza delle forze di sicurezza e delle milizie paramilitari Basij a ogni angolo di strada. Ciò ha generato paura, ansia e panico diffusi tra la popolazione, sia per i bombardamenti che per la dura repressione, aggravati dall’inflazione galoppante e dall’inaccettabile blocco di internet da parte del governo, che ha sconvolto il lavoro e la vita di milioni di persone. Ha privato la stragrande maggioranza della popolazione, così come le organizzazioni indipendenti, incluso il nostro Sindacato (Sindacato dei Lavoratori della Compagnia di Autobus di Teheran e dintorni), della possibilità di comunicare ed esprimersi pubblicamente.
Per anni, il Sindacato ha messo in guardia contro la guerra, le politiche di guerra e le sanzioni economiche che hanno impoverito e privato la classe lavoratrice dei suoi diritti, rafforzando al contempo chi detiene il potere e la ricchezza. Sia nei mesi precedenti la recente guerra, sia durante la guerra dei dodici giorni stessa, abbiamo ripetutamente sottolineato che le principali vittime della guerra non sono coloro che detengono il potere, bensì i lavoratori e le masse oppresse e diseredate. Come abbiamo sempre ribadito, condanniamo fermamente gli attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele sul territorio iraniano, l’uccisione di civili e la grave distruzione inflitta a infrastrutture, fabbriche, abitazioni, ospedali e scuole.

Lotta di classe e movimenti sociali per la giustizia
In seguito alla rivolta di gennaio nel nostro Paese, abbiamo dichiarato che le stragi di massa e le esecuzioni in corso nella vasta, consapevole e diversificata società iraniana non solo non riusciranno a frenare le proteste e il profondo malcontento sociale, ma intensificheranno anche la rabbia popolare. Abbiamo sottolineato che il rafforzamento e la continuazione della lotta di classe e dei movimenti sociali che rivendicano giustizia, libertà e uguaglianza è l’unica via per la liberazione per noi lavoratori e per il popolo iraniano, laborioso e oppresso – e non l’intervento militare degli Stati Uniti, di Israele o di altri governi stranieri assetati di potere, né delle forze a loro affiliate e dei loro sostenitori.
Questa guerra non solo ha causato la morte di migliaia di innocenti, ma ha anche preso di mira abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture, comprese le industrie vitali del Paese, con la conseguente distruzione diretta o indiretta di milioni di posti di lavoro, resi ancora più precari e insicuri di prima. I colpi inferti da questa guerra, in particolare alla classe operaia e ai settori più impoveriti dell’Iran, ai nostri movimenti e alla nostra capacità di organizzarci, non saranno facili da riparare, ma non fermeranno la lotta dei movimenti che cercano giustizia.
Il capitalismo dominante nel nostro Paese e il capitalismo globale non attribuiscono alcun valore alle nostre vite e al nostro futuro. Se oggi chiedono la fine di questa guerra imperialista e devastante, lo fanno esclusivamente per i propri interessi a lungo termine, per la pressione dell’opinione pubblica, per il forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas, per la scarsità di altri beni essenziali e per il rischio di una recessione economica globale, e non per la preoccupazione del destino di oltre 90 milioni di persone in Iran e di milioni di altre nella regione, vittime di questa guerra e della atmosfera militarista e repressiva che produce.
Lo scoppio della recente guerra ha inoltre fornito alla Repubblica Islamica il pretesto per giustiziare numerosi prigionieri politici con i cosiddetti processi accelerati, anche al di fuori del quadro delle proprie stesse leggi e regolamenti. Di conseguenza, decine di persone sono state giustiziate in un breve lasso di tempo e migliaia sono state arrestate con accuse infondate, aggravando ulteriormente la soffocante atmosfera di repressione in tutto il paese.
La guerra deve finire
Questa guerra e tutte le politiche di guerra devono essere fermate immediatamente e completamente. Le minacce degli Stati Uniti e di Israele di riprendere gli attacchi militari contro l’Iran devono cessare. La repressione e le esecuzioni perpetrate dalla Repubblica Islamica con il pretesto della guerra devono finire. La crisi dei mezzi di sussistenza, l’inflazione galoppante e la disoccupazione di massa causate dalla guerra devono essere affrontate attraverso la fornitura immediata di beni e servizi essenziali gratuiti o a prezzi accessibili per la popolazione. Le restrizioni discriminatorie e di classe su Internet devono essere smantellate e il pieno e libero accesso a Internet è un diritto inalienabile di noi lavoratori e di tutti i cittadini del paese.
Il nostro attuale accesso limitato a Internet, attraverso il quale stiamo cercando di diffondere i nostri messaggi e resoconti, rimane estremamente fragile e la possibilità di mantenerlo è del tutto incerta. Pertanto, cogliamo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà e i nostri saluti ai nostri instancabili colleghi dell’azienda di trasporto pubblico di Teheran e di tutte le linee di trasporto del Paese; a tutti gli operai, insegnanti, personale medico, pensionati, donne, studenti, bambini; e a tutte le persone e i movimenti sociali le cui vite e lotte sono state sconvolte e messe in pericolo da questa devastante guerra. Onoriamo inoltre la memoria di tutti i civili uccisi o feriti in questa guerra, compresi i nostri amati bambini di Minab – ci sono tutti cari.
Facciamo appello alla classe operaia internazionale affinché continui a opporsi con fermezza alla guerra e a rafforzare ulteriormente la solidarietà di classe in difesa del diritto all’autodeterminazione della classe operaia e dei popoli oppressi dell’Iran e della regione.
No alla guerra, no alle politiche di guerra!
No alla repressione e alla tirannia!
Nella speranza di raggiungere la pace e la giustizia in Iran e nel mondo intero!
La soluzione per gli operai e i lavoratori sta nell’unità e nell’organizzazione!
Il Sindacato dei Lavoratori della Compagnia di Autobus di Teheran è membro della Rete Internazionale dei Lavoratori per la Solidarietà e la Lotta.
Qui in testo nella sua versione inglese

