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L’ovazione di Confindustria a Meloni

L’assemblea di ieri della Confindustria è stata uno spettacolo disgustoso.

Fa venire il volta stomaco che il capo degli industriali lamenti l’esistenza in Italia di bassi salari, perché è proprio grazie ai bassi salari che lui e i suoi simili fanno miliardi a palate (nonostante la crescita della produzione avvenga da anni a passo di lumaca). Ed è proprio grazie ai bassi salari che lui e i suoi simili riescono a difendere la propria posizione di testa nel mercato mondiale, nonostante il bassissimo tasso dei loro investimenti.

Da decenni questa classe di parassiti furbi, ladri spietati di risorse pubbliche, opportunisti, ha chiesto – e imposto – ai governi di tutti i colori le misure necessarie ad abbattere i salari che sono ormai ad un livello infimo in tutta l’Unione Europea – da ultimo hanno preteso il pacchetto “Primo Maggio” della Meloni con cui hanno messo al sicuro un miliardo di euro. (*)

Vinta la nausea per l’inarrivabile ipocrisia di Orsini, restano due cose degne di nota.

La prima è l’autentica ovazione tributata alla Meloni che, ringalluzzita per la tenuta elettorale, è andata lì a tessere le lodi della assoluta libertà delle imprese attaccando l’UE che ha moltiplicato le regole su ogni aspetto della “vita comune” (sic!), mentre c’è bisogno che l’”iniziativa economica”, cioè l’azione delle imprese, non abbia vincoli di alcun tipo, in nessun campo. Le imprese debbono essere sovrane sia rispetto alla natura e all’ambiente che rispetto al lavoro salariato. Punto.

Oggi queste povere vittime sarebbero, invece, prigioniere dei lacci e laccioli imposti dagli euroburocati che le vessano con norme soffocanti. Bisogna farle uscire dal carcere. Basta regole, basta controlli sulle imprese (controlli?), basta gabbie (a meno che non siano le gabbie salariali).

La Giovanna d’arco della Garbatella è pronta a lanciarsi all’attacco della nemica Bruxelles alla testa dei prodi industriali italiani avidi di sussidi – per gli industriali dell’UE, aveva gridato Orsini, servono 1.200 miliardi l’anno sull’unghia, gli attuali 280 miliardi sono noccioline. All’acme della sua arringa, la Meloni è stata sommersa dai frenetici applausi di una platea in altri casi assai composta – non è elegante che i padroni si sbraccino più di tanto per i propri funzionari delegati. Invece qui, tripudio. Evviva! Evviva il governo Meloni, governo dei padroni!

Cosa abbia significato per le masse operaie, proletarie e salariate, autoctone e d’immigrazione, questa scatenata crociata “libertaria” in corso da almeno 40 anni è sotto gli occhi di tutti – bastino due soli indicatori: l’incremento inarrestabile dei morti sul lavoro e la continua perdita del potere d’acquisto dei salari (appunto…). Ma ce ne sono un’infinità di altri di ogni tipo, tra cui la crescente infertilità e l’esplosione dei disturbi psichici.

L’altra cosa degna di nota è l’appello anti-Cina: “La Cina sta colonizzando i nostri mercati. E’ oggi l’unica vera superpotenza industriale, […] produce da sola il 35% della manifattura mondiale. (…) Tutta l’industria di base europea è sotto pressione” (carta, acciaio, chimica, cemento, ceramica, etc.). Quindi bisogna abbassare i costi di produzione – quelli energetici e quelli dovuti alle famose “regole europee”. Sul rapporto con la Cina, se di scontro frontale, di difesa guardinga (“la UE spalanca il mercato alla Cina”, l’allarme lanciato da Orsini) o di cointeressenza in affari, non c’è unanimità né tra i padroni, né – forse – nello stesso governo. Ma sulla necessità di abbassare i costi di produzione per incrementare la competitività, sì. E anche da questo lato arriva una minaccia per la classe lavoratrice.

Volente o nolente, la classe lavoratrice verrà messa spalle al muro, davanti ad un aut-aut: o arruolarsi in questa guerra economica e nelle guerre guerreggiate del “proprio” capitalismo, sotto la guida e nell’interesse dei propri nemici, o unirsi alle masse proletarie e oppresse degli altri paesi in una guerra di liberazione internazionale dal capitalismo.

Tornando dagli scacchi alla dama: lo sciopero del 29 maggio è un invito a percorrere questa seconda strada. Attenti che non si faccia troppo tardi!

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