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Ancora forti scioperi operai in India, per le 8 ore (e molto altro)

Ancora un aggiornamento dall’India, uno degli incantevoli “paradisi” BRICS, la supposta alternativa (secondo alcuni) alla barbarie del capitalismo e dell’imperialismo occidentale.

Lo scorso mese abbiamo riferito del grande sciopero nazionale in India, con il coinvolgimento di milioni di lavoratori organizzati dalle principali confederazioni sindacali, tra cui AITUC, CITU, INTUC e HMS, oltre ad alcune federazioni di settore e ad organizzazioni degli agricoltori.

Ci ritorniamo dopo una nuova sollecitazione del compagno Sauro di “Brescia anticapitalista”, molto attento – giustamente – alle vicende del proletariato industriale dell’India.

Dopo lo sciopero nazionale di febbraio, infatti, si sono registrate lotte significative nel settore dell’energia, presso la raffineria di Panipat del gruppo statale Indian Oil Corporation Limited (IOCL), presso una centrale elettrica della multinazionale Adani, e in un’acciaieria Arcelor Mittal Nippon Steel.

L’impianto IOCL di Panipat, che si trova a circa 100 chilometri a nord di Delhi, è il maggior complesso petrolchimico e di raffinazione di proprietà statale dell’India e il terzo del Sud-Est asiatico. Sono in corso opere di ampliamento che lo renderanno uno dei maggiori dell’intera Asia. Ci lavorano circa 23.000 lavoratori interinali, assunti da varie aziende appaltatrici, e solo 2.500 assunti direttamente da IOCL.

L’evento scatenante le proteste in questa raffineria è stata la notizia della morte sul lavoro di due operai. Un ennesimo incidente mortale, che si aggiunge alla miseria delle condizioni di lavoro e di vita. Ricordiamo che molti dei lavoratori di Panipat sono immigrati soprattutto dall’Uttar Pradesh e dal Bihar, che vivono in stanze anguste di 2,4 x 3 metri, con scarsa ventilazione, condivise da tre o quattro uomini, per di più affittate per un prezzo pari ad oltre un terzo del loro misero salario, e dispongono solo di acqua del pozzo artesiano “non potabile”. A rafforzare la volontà di lotta di questi operai la notizia dello sciopero il 1° febbraio dei loro compagni nella raffineria IOCL di Barauni, nel Bihar.

Così, la mattina del 23 febbraio, si sono radunati numerosi fuori dal Gate 4 del complesso industriale, bloccandolo. Hanno chiesto un incontro con la direzione, la quale rifiutato e anzi ha fatto ricorso a sue guardie interne per minacciare e intimidire i lavoratori in sciopero, cercando di costringerli a tornare al lavoro, il che ha portato a scontri quasi quotidiani. Anche la polizia ha attaccato con i manganelli; diversi operai sono rimasti feriti e sono state presentate denunce contro 2.500 di loro.

https://twitter.com/i/status/2026244262241980505

Le rivendicazioni degli scioperanti: un salario minimo mensile di 30.000 rupie [278,80€]. Il salario attuale va dalle 14.066 alle 23.218 rupie [130,72€-215,77€], il raddoppio del salario orario per gli straordinari; turni di 8 ore anziché di 12; il riconoscimento delle festività nazionali; un ciclo lavorativo di 26 giorni anziché gli attuali 28; e servizi di base come bagni e acqua potabile all’interno della raffineria; la responsabilità dell’azienda e dei fornitori in caso di incidenti sul lavoro e servizi di base come bagni e acqua potabile all’interno della raffineria.

Non ricevendo risposte, i lavoratori hanno fermato la produzione per cinque giorni, dal 23 al 28 febbraio. 

https://youtu.be/uivurSjJim4

L’incidente è avvenuto la notte di venerdì 14 marzo 2026. La direzione dell’azienda sostiene che la causa del decesso è stato un attacco cardiaco, perciò una morte naturale.

Gli operai invece sostengono che la morte è dovuta a negligenza nelle misure di sicurezza, e che la direzione abbia tentato di nascondere il corpo o insabbiare la vicenda.

Gli operai denunciavano da tempo diversi problemi: misure di sicurezza scarse; assunzioni tramite appaltatori, salari bassi, mancanza di contratti a tempo indeterminato, frodi contrattuali. Accusano l’impresa di mancanza di trasparenza a seguito del decesso, con ritardi nell’autopsia o occultamento di informazioni.

Non si tratta di un caso isolato, già in passato, a seguito della morte di operai in diversi stabilimenti Adani a Mundra, Godda, Singrauli i lavoratori hanno protestato, scioperato e devastato gli impianti.

Un aspetto che accomuna le tre proteste, dei lavoratori della raffineria IOCL e dell’impianto Arcelor Mittal e della centrale Adani, è l’impiego massiccio di lavoratori a contratto, lavoratori informali.

È questa una piaga nel mercato del lavoro dell’India che si è ampliata notevolmente negli ultimi decenni al punto che oggi la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che il 93-95% della forza lavoro totale dell’India è costituito da lavoratori informali. Escludendo i piccoli imprenditori, i piccoli commercianti, gli appaltatori, più dell’80-85% di questa popolazione è costituita da lavoratori informali.

Ma se questa è la realtà che dagli anni ’90 del secolo scorso caratterizza e spezzetta sempre più il mercato della forza lavoro indiana, e non solo, la conclusione politica che ne deriva non è la soppressione della lotta di classe. Lo stanno a dimostrare le forti lotte operaie e bracciantili degli ultimi anni in India.

La ricerca sul campo di Abhilav Sinha sopra menzionata nota che stanno emergendo nuove forme di resistenza e di organizzazione, e anche forme creative di protesta. Studiando il movimento dei lavoratori siderurgici di Wazirpur (2012-2015), Sihna nota che “In un breve lasso di tempo, questo movimento ha dimostrato il potenziale politico della classe operaia e ha anche confutato il vecchio pregiudizio fordista secondo cui la classe operaia informale è primordiale, arretrata e incapace di sviluppare una coscienza politica di classe.”

D’altra parte esiste oggettivamente un limite oltre il quale il capitale non può comprimere il valore della forza lavoro, cioè deve assicuragli una capacità di sussistenza e di riproduzione di nuova forza lavoro, di procreazione. La repressione violenta unita alla compressione estrema del tenore di vita alimentano la crescita della coscienza di classe. I nuclei militanti che lavorano per l’organizzazione politica della classe hanno il compito fondamentale di stimolare, aiutare e guidare questa crescita.

https://www.facebook.com/reel/1433193425014672

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