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Contro l’aggressione della CGS agli operai della logistica. Materiali TIR e SI Cobas

Raggruppiamo in questo post una presa di posizione della TIR, una nostra intervista a Martino Puppo, coordinatore provinciale del SI Cobas di Genova, e il report dell’attivo dei delegati del SI Cobas di Napoli, aventi lo stesso oggetto: la necessità di rispondere nei magazzini della logistica alla delibera-capestro 26/88 dell’11 marzo della Commissione di Garanzia sugli scioperi dell’11 marzo, giustamente ridenominata Commissione di garanzia sullo sfruttamento, che pretende di applicare a tutte le attività della logistica le regole anti-sciopero della legge 146/1990 sui “beni di prima necessità”. (Red.)

Questa la presa di posizione della TIR sulla sua pagina Instagram :

GRAVISSIMO ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO E ALLE LOTTE OPERAIE, LO STATO DI POLIZIA NECESSARIO ALLA GUERRA STRINGE IL CERCHIO: VIETATO SCIOPERARE IN TUTTO IL SETTORE LOGISTICO! 

La Commissione di Garanzia delibera che l’intero settore della logistica dovrebbe essere soggetto ai limiti della 146/1990, allargando le restrizioni anche all’”approvigionamento” di generici “beni di prima necessità”. Per essere chiari, non parliamo di blocchi stradali o picchetti: per astenersi dal lavoro in segno di protesta anche solo per un’ora si dovranno seguire le procedure di raffreddamento previste per il settore pubblico e comunicare all’ azienda con almeno 10 giorni di anticipo orario e modalità dell’ astensione. 

È l’ennesimo e forse più grave attacco ai lavoratori e alle lavoratrici della logistica, a partire dalle lotte del S.I. Cobas che rappresentano da 15 anni il settore più avanzato e l’avanguardia più combattiva e organizzata della classe operaia in Italia. Come Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria chiamiamo alla mobilitazione dentro e fuori i magazzini per opporci a questo attacco senza precedenti della borghesia italiana. 

È l’ottavo decreto sicurezza, forse il più grave di tutti, mascherato da delibera tecnica per portare avanti lo schema dell’economia di guerra, proprio in un momento di rincaro dei prezzi dovuto all’ennesima aggressione in Medio Oriente e dopo che i lavoratori della logistica, con gli scioperi generale per la Palestina, hanno dimostrato di poter diventare riferimento per una conflittualità più ampia.

https://www.instagram.com/p/DWELU-8DGXA/

Venerdì 20 abbiamo pubblicato su questo sito la presa di posizione del SI Cobas nazionale, ma data la gravità dell’attacco, torniamo qui di seguito sulla questione con un’intervista al compagno Martino Puppo, coordinatore provinciale del SI Cobas di Genova, e con la risoluzione approvata dall’attivo dei delegati GLS, BRT, FedEx, Amazon ed altri della Campania, tenutasi ieri nella sede del SI Cobas di Napoli.

Intervista al compagno Martino Puppo, coordinatore provinciale del SI Cobas di Genova

Il Pungolo rosso (Red.) – Il nuovo attacco della Commissione di garanzia agli operai e alle lotte della logistica appare davvero devastante, ma non è certamente il primo.

Martino Puppo (MP) – Affatto! E’ dal 2018, con i decreti Salvini, che gli scioperi della logistica sono nel mirino dei governi, su sollecitazione, o meglio: ingiunzione, dei padroni. I governi di ogni colore, perché nel 2018 al governo c’erano Cinquestelle e Lega. L’attacco, allora, fu ai picchetti, una forma di lotta necessaria per rendere gli scioperi efficaci. Ma l’attacco non si è fermato lì. Il secondo round è venuto con il decreto sicurezza varato dal governo Meloni a giugno scorso, con cui è stato reintrodotto il reato di blocco stradale, Ricordo che nel settembre 2024 Piantedosi confessò in Parlamento che nel mirino c’era specificamente il SI Cobas per le centinaia di scioperi, scioperi veri!, nella logistica. Non bisogna dimenticarlo: negli ultimi questo settore ha espresso la maggior conflittualitá politica e sindacale dei lavoratori in Italia. Ma neppure questo è bastato ad azzerare la conflittualità nel settore, e siamo ora ad un ulteriore attacco che arriva dalla Commissione di garanzia, con la delibera n. 26/88 dell’11 marzo scorso.

Red. – Spiega nel dettaglio di cosa si tratta, perché anche molti/e tra quanti/e ci leggono non sanno con esattezza in che consiste il nuovo attacco.

MP – La delibera della Commissione non è un atto nuovo, è “semplicemente” una nuova interpretazione della legge 146/90, una legge di 36 anni fa! La nuova interpretazione estende a tutta la filiera logistica (non solo al trasporto) le limitazioni al diritto di sciopero riservate ai servizi pubblici essenziali (energia, risorse naturali e beni di prima necessità). Finora il complicatissimo iter per proclamare uno sciopero ai sensi della legge146/90 riguardava solo il trasporto; da ora in poi queste procedure anti-sciopero riguarderanno anche lo stoccaggio, l’immagazinamento, la movimentazione dei beni” di prima necessità”. Quindi in tutta la logistica lo sciopero dovrà essere proclamato con un preavviso di 10 giorni; prima di proclamarlo, bisognerà passare per la “procedura di raffreddamento in sede prefettizia”, e inoltre – stando alle regole – si dovrebbe anche garantire i minimi d’organico, tutti aspetti che rendono gli scioperi inefficaci.

Red. – Perché dici: “in tutta la logistica”?

MP – Perché la delibera della Commissione prevede che le aziende, i depositi e i magazzini della logistica coinvolti possano essere anche quelli che gestiscono “merce mista”, e magari lavorano merci “di prima necessità” sono in modo residuale. Morale? Basterà che un magazzino dichiari di movimentare, tra tanti altri prodotti, anche dei colli di latte, e automaticamente l’intero impianto sarebbe ricompreso tra i servizi pubblici essenziali.

Il combinato disposto tra l’allargamento della disciplina anti-sciopero contenuta nella 146 all’intera filiera logistica e il prevedere che tale disciplina può essere imposta a impianti che trattano merce considerata “di prima necessitá” anche in modo residuale, rappresenta un attacco durissimo e pericoloso alla possibilitá di sviluppare lotte efficaci. Perché espone i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali a multe salatissime e mille altri strumenti repressivi.

Red. – I padroni della logistica faranno festa…

MP – L’hai detto. Danni le principali organizzazioni padronali (Fedit, Fiap, Confetra, ecc.) sono all’attacco per criminalizzare i picchetti e il blocco dei cancelli, ed estendere il concetto di bene di prima necessità. Oggi c’è un coro di applausi alla forzatura della Commissione di Garanzia (garanzia per chi? per i padroni, evidentemente). Aziende come la Marr, ad esempio, già iniziano a contestare la legittimità degli scioperi in corso. Ma è prevedibile che oltre la Marr, tutte le grandi imprese della logistica andranno da ora in poi, più di prima, all’attacco delle pratiche di lotta più radicali, per isolare e reprimere quelli che per loro sono solo “scioperi selvaggi”, per impedire in questo modo la crescita del sindacalismo conflittuale, favorendo il rapporto con il sindacalismo confederale e di regime.

Red. – Ecco: come hanno reagito Cgil-Cisl-Uil alla delibera della Commissione?

MP – Beh, non è un caso che nel suo ultimo pronunciamento la Commissione, per ingabbiare in maglie strettissime la pratica dello sciopero, faccia riferimento proprio alle concessioni che su questo tema Cgil, Cisl e Uil hanno fatto all’interno dello stesso contratto nazionale di categoria del dicembre 2024, allargando l’area dei beni di prima necessità, e fornendo così un precedente per chiudere l’intero settore della logistica dentro la gabbia della 146. Ma già nel CCNL del maggio 2021 c’erano state concessioni in questo senso. Quindi il loro attuale silenzio non può sorprendere nessuno.

Red. – Voi del SI Cobas, come pensate di rispondere a questa nuova aggressione? Due giorni fa abbiamo pubblicato un vostro comunicato. Puoi tornarci su, ed eventualmente aggiungere qualcosa?

MP – Anzitutto, dobbiamo comprendere la gravità dell’attacco. Perché, se si affermasse nei fatti questa pratica interpretativa, ci sarebbe un vero terremoto, un arretramento complessivo delle lotte dei lavoratori, oggi per la logistica, domani per tutto il movimento operaio. A maggior ragione se si coglie il quadro politico complessivo all’interno del quale una tale misura s’inserisce – governo Meloni e padroni sono impegnati ad imporre una dinamica da economia di guerra. In una dinamica del genere il disciplinamento della forza – lavoro, l’azzeramento della conflittualità operaia sono la premessa per il rilancio della spesa militare e dell’impegno bellico imperialista nella contesa mondiale, sempre più aperta ed accesa.

Red. – Contrapporsi con decisione a questa nuova aggressione agli operai e alle lotte della logistica, quindi, diventa un tutt’uno con la lotta contro la corsa al riarmo e alla guerra. Forse questo andrebbe fatto intendere a tutta la classe lavoratrice e ai “movimenti”, perché non si tratta solo della logistica.

MP – Giusto. Il primo passo che stiamo compiendo è, evidentemente, discuterne nei luoghi di lavoro, tra i nostri lavoratori, e all’interno delle organizzazioni sindacali del sindacalismo di base, per capire come fronteggiare questo ennesimo attacco, che allo stato attuale sta marciando in maniera silenziosa. Dobbiamo rompere questo silenzio, e non solo nei magazzini della logistica, ma in tutto il “dibattito pubblico”.

La cosa verte anche su aspetti giuridici, che gli avvocati stanno esaminando; ma è evidente che la risposta fondamentale a questa ennesima provocazione padronale spetta alla lotta operaia, con l’apertura di una nuova fase di mobilitazione complessiva che veda un nuovo protagonismo reale dei lavoratori e delle lavoratrici, e – se possibile – del complesso del sindacalismo di base e conflittuale.

Al  centro della ripresa della mobilitazione andrà posto, insieme alla denuncia della delibera della Commissione di garanzia, il recupero salariale più che mai urgente con l’arrivo dell’inflazione provocata dall’aggressione all’Iran, il rigetto delle politiche militariste che spostano immense risorse dalla spesa sociale a quella per la guerra, la tassazione della parte più ricca della società (tempo fa proponemmo una patrimoniale del 10% sul 10% dei più ricchi), la denuncia dei pacchetti sicurezza e delle ulteriori misure repressive che tentano di criminalizzare le lotte dei lavoratori e il movimento per la Palestina.

Per questo è urgente avviare, e portare a livello di massa, la discussione sulla costruzione di un nuovo sciopero generale vero, che costituisca una risposta forte, unitaria, dei lavoratori e delle lavoratrici delle realtà di classe a questo corso antiproletario della politica padronale, governativa e statale.

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Qui di seguito il comunicato del SI Cobas Napoli al termine dell’assemblea regionale dei lavoratori di sabato 21 marzo, nella quale è stata prioritariamente respinta l’applicazione della famigerata 146/1990 alla logistica. (Red.)

DIGNITA’, SALARIO, SICUREZZA!

TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!

Partecipatissima assemblea regionale dei lavoratori e lavoratrici della logistica oggi a Napoli alla quale hanno partecipato delegati drivers e facchini di GLS, BRT, UPS, Inpost, FedEx, Amazon ed altre aziende della logistica della Campania per discutere della piattaforma rivendicativa dall’interporto ai magazzini alle strade: sicurezza, dignità e salari per tutti!

– No alla Legge 146/90 nella logistica

– Pieno riconoscimento del SI Cobas

– Aumenti immediati contro l’economia di guerra

– Uniformità del costo del lavoro

– Adeguamento immediato dei livelli alle mansioni effettivamente svolte

– Contrattazione di sito annuale

– Commissioni paritetiche sui ritmi

– Unità della filiera: handler, driver, rider, autisti di linea

– Responsabilità della committenza

– Inserimento strutturale di tutte le mansioni della filiera logistica nelle categoria dei lavori usuranti

FORZA SICOBAS!






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