
Siamo già intervenuti sulla “guerra agli ospedali” del governo e dell’esercito di Israele con un pezzo di Chris Hedges che giustamente attribuiva questo deliberato crimine al progetto sionista (o ultra-sionista) di “rendere inabitabile Gaza e provocare quella fuga di massa da Gaza che è già in larga parte in atto e, con essa, una nuova Nakba. Ed intanto si prepara (anzi: è iniziato) un secondo tempo di questa guerra agli ospedali in Cisgiordania, con il medesimo obiettivo”.
La cinica menzogna di guerra secondo cui l’attacco agli ospedali sarebbe necessario perché Hamas vi aveva installato le proprie unità militari, è naufragato così miseramente che perfino la CNN, il Washington Post e, da ultimo, Le monde, hanno dovuto ammettere che l’ospedale di Al Shifa, demolito dall’esercito sionista con questo pretesto, non era il quartier generale di Hamas. In realtà, come ha osservato Nicola Perugini (*), l’attacco agli ospedali è una vecchia prassi di Israele. Durante l’operazione contro la popolazione di Gaza denominata “piombo fuso” [27 dicembre 2008-18 gennaio 2009], l’esercito sionista distrusse o danneggiò 58 ospedali. E da quella operazione del 2008/2009 – costata 1203 morti palestinesi, di cui 410 bambini – a prima del 7 ottobre di quest’anno le strutture sanitarie di Gaza attaccate da Israele sono state 361.
Mancava una rivendicazione ufficiale esplicita nella quale il gangsterismo sionista rivendicasse con orgoglio lo scopo reale di questa strategia di attacco agli ospedali, ed è venuta il 20 novembre sul principale giornale israeliano, Yedioth Ahronoth, ad opera del generale Giora Eliand, ex-capo del Consiglio della sicurezza nazionale, con parole degne di una iena “con sembianze umane” (qui ci sta): “The international community is warning us against a severe humanitarian disaster and severe epidemics. We must not shy away from this. After all, severe epidemics in the south of Gaza will bring victory closer,” – “La comunità internazionale ci mette in guardia contro un grave disastro umanitario e delle gravi epidemie. Non dobbiamo affatto rifuggire da questo. Dopo tutto, delle gravi epidemie nel sud di Gaza avvicineranno la nostra vittoria“.
I precedenti storici non mancano, ma sarà il caso di ricordare che durante l’aggressione fascista all’Abissinia del 1935-1936 una discreta quota di bombardamenti tricolori fu riservata alle sedi della Croce rossa internazionale e ai suoi convogli, e giustificata con la menzogna che le “pseudo unità mediche” della Croce rossa proteggevano i resistenti etiopi – l’Illustrazione italiana pubblicò anche una vignetta, che non siamo riusciti a trovare (ma c’è), intitolata: “Croce rossa negrofila”. Chiari i maestri degli attuali macellai della popolazione di Gaza? Non semplicemente fascisti, bensì italiani fascisti.
Non si tratta solo dei bombardamenti a tappeto fatti da un’altezza in cui gli aerei-killer sono irraggiungibili dalla coraggiosa e valente resistenza palestinese; si tratta anche di un pianificato disastro sanitario capace di produrre, insieme con la fame, un’ecatombe almeno pari a quella da bombe. E’ urgente non cessare neppure per un istante la denuncia di questo genocidio coloniale e imperialista, e rilanciare subito, e rendere più efficace, la mobilitazione di massa interna e internazionale. (Red.)
(*) è autore, insieme a Neve Gordon, di un libro utile a comprendere la funzione della tematica propagandistica degli “scudi umani”: Human Shields. A History of People in the line of fire, University of California Press, 2020.







