
Va avanti oramai da più di 2 settimane la lotta dei 500 operai del polo logistico Leroy Merlin di Castel San Giovanni (Piacenza) a seguito del trasferimento della merce in altre città e delle minacce sempre più esplicite di chiusura del magazzino da parte dei padroni del colosso francese della GDO.
In questi giorni allo sciopero ad oltranza fuori ai cancelli del sito piacentino si sono aggiunte iniziative di lotta portate avanti dal SI Cobas fuori ai cancelli dei magazzini di Mantova e di Colleferro (Roma), e si è accompagnata un’ampia campagna di boicottaggio, di denuncia e di controinformazione sulla strumentalità del piano di ristrutturazione aziendale.
Ricordiamo che il magazzino di Castel San Giovanni, aperto nel 2015 con soli 60 operai, in questi anni ha ampliato le proprie attività a dismisura, fino ad impiegare più di 500 lavoratori tra dipendenti diretti e manodopera in appalto, garantendo a Leroy Merlin profitti milionari: tutto ciò grazie alla fatica e all’abnegazione dei lavoratori, i quali hanno sacrificato le proprie vite svolgendo straordinari anche il sabato e la domenica.
La verità è che il disegno padronale punta a colpire questo magazzino non perché “in perdita” (persino alcuni manager di parte padronale hanno ammesso che le eventuali “inefficienze” sono state causate unicamente dalla cattiva gestione aziendale e da investimenti sbagliati), bensì perché in questi anni il sito di Castel San Giovanni ha registrato un tasso di sindacalizzazione prossimo al 100%, con i lavoratori quasi tutti iscritti al SI Cobas.
Ciò ha significato notevoli miglioramenti sia in termini salariali che di diritti, con stipendi che arrivano anche a 2.000 euro al mese, in un contesto come quello della logistica che, come noto, è ancora in larga parte caratterizzato da alti livelli di sfruttamento e salari da fame.
Evidentemente sono questi gli unici “costi” che Leroy Merlin intende abbattere, chiudendo il magazzino piacentino e trasferendo tutta la merce su 3 nuovi siti (Rivalta, Settala e Mantova), non sindacalizzati e nei quali, quindi, i padroni possono da un lato sfruttare i lavoratori a proprio piacimento, dall’altro accaparrarsi degli sgravi e delle defiscalizzazioni che il governo mette come sempre a disposizione delle aziende, favorendo di fatto tali operazioni speculative e predatorie.
A seguito della prima settimana di mobilitazione, lo scorso 30 ottobre si è svolto un primo incontro in Prefettura, nel quale l’azienda, in cambio di una generica “disponibilità a trattare” e di un nuovo tavolo per il prossimo 10 novembre, pretendeva la sospensione delle iniziative di lotta e dello stato di agitazione.
Ma i lavoratori, soprattutto quelli di Leroy Merlin che da anni hanno esperienza di come solo la lotta porta risultati, non sono stupidi, e sanno bene che quando i padroni prendono tempo senza assumere impegni chiari, quasi sempre nascondono lo scopo di logorare e dividere il fronte dei lavoratori.
Le 500 famiglie che Leroy Merlin intende buttare sul lastrico non hanno tempo per aspettare i calcoli e le manovre padronali: pretendono un impegno chiaro sulla continuità produttiva del sito di Castel San Giovanni, e sul mantenimento dei livelli occupazionali e salariali.
Per questo la mobilitazione proseguirà anche nei prossimi giorni, e almeno fino al tavolo del 10 novembre. E per questo nelle prossime ore il SI Cobas nazionale uscirà con un comunicato pubblico nel quale verranno valutate le eventuali iniziative da intraprendere in tutte le città.
Solo la lotta paga! Toccano uno, toccano tutti!
SI Cobas
Qui di seguito Radio Black out intervista Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini, coordinatori del S.I.-Cobas di Piacenza, i quali raccontano tutta la verità sulla scandalosa operazione che Leroy Merlin sta tentando (incontrando una fiera resistenza), per sbarazzarsi di 500 operai sindacalizzati e per rimpiazzarli con altri che costerebbero la metà!

