
LO SCIOPERO NAZIONALE CONTRO IL GENOCIDIO IN PALESTINA HA COLPITO NEL SEGNO!
In una giornata passata alla storia per il clamoroso suicidio politico e sindacale di Cgil e Uil, ridicolizzate dal governo delle destre e dalla stessa commissione di garanzia per essersi dimostrate incapaci finanche di proclamare correttamente uno sciopero il cui appellativo di “generale” suona come un’insulto per la classe lavoratrice, e nel mentre il duo Meloni-Salvini vara nel silenzio più totale delle cosiddette “opposizioni” un nuovo decreto-sicurezza “di guerra” la cui furia antiproletaria rievoca le leggi fascistissime del ventennio mussoliniano, il SI Cobas ha scioperato in tutto il settore privato a livello nazionale per denunciare l’infame genocidio in atto a Gaza per mano sionista, punto culminante di 75 anni di occupazione coloniale israeliana e di pulizia etnica nei confronti della popolazione arabo-palestinese.
Consapevoli del fatto che a fronte del continuo impoverimento dei salari non fosse facile chiamare i lavoratori a una nuova giornata di astensione a sole 4 settimane dallo sciopero generale del 20 ottobre, abbiamo indetto 4 ore di sciopero nazionale, lasciando ciascun Cobas libero di valutare se vi fossero le condizioni e la volontà per estendere l’agitazione a 8 ore.
Ciononostante, la stragrande maggioranza dei lavoratori, soprattutto nel settore della logistica, hanno risposto alla nostra iniziativa di solidarietà internazionalista con il popolo palestinese con un tale entusiasmo da estendere quasi ovunque la durata dello sciopero all’intero turno lavorativo.
In tutti i principali hub della logistica, dall’interporto di Bologna ai magazzini della provincia di Milano, Pavia, Brescia, Novara, Piacenza, Roma e tante altre città, dai mercati generali di Torino a alle Poste di Perugia, i lavoratori hanno presidiato i cancelli dei magazzini con messaggi di solidarietà alle vittime di Gaza e ai sindacati palestinesi che con un appello hanno sollecitato un’iniziativa operaia nei paesi occidentali contro l’aggressione sionista.
In alcuni casi lo sciopero ha preso direttamente di mira l’industria bellica, le tecnologie militari e il trasporto di armi israeliane: così al Porto di Salerno, dove centinaia di lavoratori, disoccupati e solidali con la causa palestinese hanno bloccato i container della compagnia ZIM diretti ad Israele, e alla Tekapp di Modena che si occupa di cybersecurity per lo stato sionista.
Nel corso della giornata, la lotta dei lavoratori si è in più occasioni incontrata e intrecciata con le mobilitazioni degli studenti, scesi in piazza in molte città a sostegno del popolo palestinese e contro la nuova controriforma dell’istruzione.
Tutto ciò senza dimenticare che proprio in questi giorni e in queste ore il SI Cobas è impegnato a livello locale e nazionale in una durissima vertenza che ci vede contrapposti al colosso francese della grande distribuzione Leroy Merlin, che ha deciso di chiudere l’impianto di Castel San Giovanni (Piacenza) col rischio concreto di licenziamento per 500 lavoratori: la lotta dei lavoratori di Leroy Merlin, che prosegue da quasi un mese e andrà avanti ad oltranza, non si è fermata neanche oggi, con l’occupazione della sede legale di Milano.
Ma il fatto più rilevante dello sciopero di oggi è il sostegno attivo dei Giovani Palestinesi d’Italia e di numerose reti di solidarietà con la Palestina presenti sui territori: la saldatura tra la lotta di migliaia di lavoratori (molti dei quali provenienti da paesi arabi e da aree oppresse e dominate dall’imperialismo) e la gioventù palestinese testimone della forma più sanguinaria ed abietta occupazione coloniale, rappresenta a nostro avviso un fatto epocale.
Da questo punto di vista, la manifestazione nazionale di domani a Bologna, indetta dalla nostra organizzazione congiuntamente a quattro realtà palestinesi in Italia e insieme ad altre soggettività sociali, sindacali e politiche di classe, può davvero costituire un crocevia nello sviluppo di una mobilitazione continuata sui luoghi di lavoro a livello internazionale per imporre un immediato cessate il fuoco a Gaza, nella prospettiva della liberazione dell’intera Palestina dal giogo di un’occupazione che dura da 75 anni.
Obbiettivi, questi ultimi, che sono praticabili solo attraverso il protagonismo proletario, fuori e contro ogni illusione sul ruolo degli stati, dei governi e delle organi sovranazionali del capitalismo.
Fermiamo il genocidio!
Al fianco della resistenza del popolo palestinese!
#FreePalestine
