Com’era ampiamente prevedibile già dalla decisione presa dagli ambienti governativi dello sport di voler tenere a tutti i costi la partita di calcio Italia-Israele, e da inequivoche dichiarazioni dei locali esponenti dell’area di governo, la partecipatissima manifestazione di ieri sera a Udine contro il genocidio sionista, per la Palestina, si è conclusa con cariche della polizia, lanci di lacrimogeni, almeno un paio di feriti e numerosi fermi (10 o 15 secondo gli organi di stampa, di più secondo quanto ci arriva da fonti delle organizzazioni promotrici del corteo).
Quando – come si è venuto a sapere – alcuni dei fermi sono stati operati da agenti in borghese, qualcuno/a opportunamente munito/a di kefiah, qualche pensiero viene, o no?
Quando, com’è accaduto domenica 12 ottobre a Desenzano, ad una molto partecipata assemblea per la Palestina indetta dal Collettivo Gardesano autonomo alla Casa dei popoli Thomas Sankara, ad assemblea iniziata ti arriva una volante della polizia per vedere di che si tratta… non la chiamate provocazione?
Quando senza motivi di sorta il compagno Tarek viene spostato come un pacco da Regina Coeli a L’Aquila, e una sequenza di episodi di questo tipo – apparentemente piccoli – si susseguono dentro carceri nelle quali i soprusi sui detenuti sono sempre più frequenti, come lo sono, peraltro, i suicidi…
Non possiamo fare a meno di ribadire che c’è un filo nero che lega tutti questi episodi della repressione e della intimidazione di stato, ed è quello che unisce stato di guerra a stato di polizia, freneticamente attivo in particolare contro ogni forma di sostegno alla resistenza del popolo palestinese. E che noi, come redazione del Pungolo rosso e come compagne/i della TIR, siamo pienamente solidali con chi da questa macchina della repressione è colpito/a.
Lo abbiamo ripetuto una volta ancora a Melfi, dove lunedì un gruppo di nostri compagni ha partecipato al presidio per Anan Yaeesh, sotto processo in Italia per la sua partecipazione alla Resistenza palestinese, ciò che ai nostri occhi è un indiscutibile titolo di merito.
Libertà per tutti i fermati a Udine! Libertà per Anan, Tarek e tutte/i compagne/i nelle carceri!

