Dal 27 giugno al 1° agosto è in corso la maggiore esercitazione navale militare del mondo a guida americana, nei pressi delle Hawaii, RIMPAC 2024 (Rim of the Pacific – I confini del Pacifico). Rimpac è a cadenza biennale, la sua prima edizione fu nel 1971.
Vi sono coinvolti circa 25.000 soldati di 29 paesi; 40 navi di superficie e tre sottomarini, più di 150 aerei ed elicotteri. Oggi ancor più di ieri è chiaro anche ai ciechi la sua funzione di intimidazione nei confronti della Cina.
Al comando dell’esercitazione è la 3a flotta Usa, che deve anche garantire i rifornimenti in caso di guerra contro la Cina [https://www.cpf.navy.mil/RIMPAC/Participants/].
Oltre Stati Uniti e Canada, RIMPAC riunisce i più stretti alleati degli Stati Uniti nell’area Asia-Pacifico (Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore), e alcuni alleati europei (Gran Bretagna, Germania, Italia e Francia – della partecipazione dell’Italia parliamo in un altro post di oggi – L’Italia va alla guerra. Sul serio!).
Vi partecipano anche una serie di paesi tra cui India, Sri Lanka, Malesia, Indonesia per il sud-est asiatico, Messico, Colombia e Cile per l’America Latina, che però appaiono ad oggi indisponibili a costituire un fronte di guerra comune contro la Cina. A differenza, ad esempio, del nuovo presidente delle Filippine Marcos, che ha abbandonando la posizione neutrale tra Stati Uniti e Cina del suo predecessore, e ha messo il territorio del suo paese a disposizione delle forze armate statunitensi come piattaforma per lo schieramento contro la Cina.
Appare piuttosto evidente – nota German Foreign Policy, e non bisogna essere degli ‘specialisti’ per capirlo – la similitudine tra la profonda espansione della NATO ad est fino al confine russo e il tentativo di accerchiamento militare statunitense della Cina lungo la cosiddetta prima catena di isole, che va dal Giappone a Taiwan fino alle Filippine.
La risposta della Cina, indiretta perché apparentemente collocata solo sul terreno economico-commerciale, è venuta dalla riunione della Sco (l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai) avvenuta nei giorni scorsi ad Astana in Kazakistan, presenti Cina, Russia, India (l’onnipresente India…), Pakistan, Uzbekistan, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan, aperta a due paesi osservatori (Bielorussia e Mongolia), cinque paesi ospiti (Turchia, Azerbaigian, Turkmenistan, Qatar, Emirati arabi) e ben sette organizzazioni internazionali tra cui l’ONU. Nella quale riunione, avvenuta il 4 di luglio, come osserva Limesonline, la Cina, rappresentata da Xi Jin Ping, ha svolto il ruolo centrale di promozione di “un ampio spazio di pace e di armonia all’interno del vasto blocco euro-asiatico”, e a favore di quel “mondo multipolare” che dovrebbe costituire “un’alternativa credibile all’ordine promosso/imposto dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Processo ambizioso, che tutti ad Astana ritengono ineluttabile”.
Come la pensiamo noi su questa contesa strategica per la spartizione del mercato mondiale tra Stati Uniti-NATO (e alleati) e Cina-Russia (con un altro fronte capitalistico-imperialistico in via di formazione), lo abbiamo spiegato più volte, da ultimo nel testo che qui sotto richiamiamo, e non ci ripetiamo.

