Fin dall’inizio della guerra in Ucraina abbiamo detto che si apriva una fase di transizione verso un conflitto globale. Giorno dopo giorno arrivano conferme.
Le ultime in ordine di tempo? La prima il coinvolgimento diretto nella guerra tra NATO e Russia in Ucraina della Corea del nord, che secondo fonti americane sarebbe presente con ottomila uomini sul terreno (indipendentemente dai casi di diserzione e renitenza alla mobilitazione, che stanno aumentando, la carenza di carne da cannone, sentita drammaticamente dall’Ucraina, ma anche dalla Russia, è uno dei principali problemi di questa come di ogni futura guerra, soprattutto per paesi con una curva demografica negativa, come sono i paesi sviluppati). Se confermata, la notizia rappresenterebbe un passo notevole nell’internazionalizzazione del conflitto.
L’altra riguarda l’accordo senza precedenti tra UE e Giappone per la “sicurezza” e la “difesa”, includendo esercitazioni congiunte e cooperazione industriale. Il primo di questo tipo tra l’UE e un paese dell’Asia-Pacifico (chiamando in causa la presenza crescente della Cina in Asia, Tokio ha abbandonato la dottrina del disimpegno militare adottata dopo la II guerra mondiale e si è lanciata a capofitto nel riarmo e in una serie di nuovi accordi militari). Da notare che la UE sta negoziando intese dello stesso tipo anche con la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda. Su tale accordo riproduciamo qui un articolo del Sole 24 ore.
Queste novità, che non ci stupiscono, devono essere collocate nel quadro delle crescenti tensioni globali. Se è il conflitto sino-americano nell’Asia-Pacifico quello principale, nello scacchiere europeo la militarizzazione sta accelerando a grandi passi (del resto è proprio su questo che von der Leyen ha fatto la sua campagna elettorale).
Dall’inizio della guerra in Ucraina alla primavera di quest’anno la produzione militare europea è aumentata del 50% ed è stato attivato un fondo comune di 1,5 mld di euro per la difesa comune (ancora poco, rispetto alle ambizioni). L’obiettivo fissato, però, è portare al 20% del bilancio complessivo dell’Ue le risorse destinate alla “sicurezza” e alla “preparazione alle crisi“, con incentivi al reclutamento di soldati e la preparazione di personale dedicato alle emergenze. Bisogna – ha detto Von der Leyen – istruire i cittadini europei a “sopravvivere autonomamente per 72 ore”. Inoltre vi è il progetto di lanciare un’agenzia di spionaggio europea.
Anche fuori dall’Unione rullano i tamburi di guerra: la Norvegia ha deciso di ospitare almeno 12 basi militari statunitensi. Finlandia e Svezia, da poco entrate nella NATO, seguono a ruota. Saranno costruite infrastrutture per portare più velocemente le truppe statunitensi ai confini russi. Il Mar Baltico e l’Artico diverranno “mari della NATO”.
“La pace non è più una cosa scontata”, ha dichiarato Borrell. Un modo ipocrita per dire: bisogna prepararsi alla guerra globale. Noi marxisti rivoluzionari, permetteteci una volta tanto di ricordarlo, l’abbiamo sempre saputo: se il proletariato e le masse oppresse di tutto il mondo non gli sbarreranno la strada insorgendo per la rivoluzione sociale, il capitalismo precipita prima o poi l’umanità in un nuovo conflitto mondiale. I tempi – attenzione! – si avvicinano.
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