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Per un fronte unico internazionalista dei lavoratori contro la guerra imperialista – Partido Obrero / Polo Obrero / Si Cobas / Tendenza internazionalista rivoluzionaria (italiano – spagnolo – inglese)

La redazione finale di questo testo, frutto di un confronto avvenuto negli scorsi mesi tra Partido Obrero e Polo Obrero (Argentina), la Tendenza internazionalista rivoluzionaria e il SI Cobas, è del 4 ottobre, e non può tenere conto, quindi, dei drammatici recenti sviluppi della guerra tra lo stato di Israele (e i suoi protettori occidentali) e l’indomita resistenza delle masse oppresse della Palestina – avvenimenti che tuttavia ne confermano il senso di fondo. E’ quanto mai urgente lavorare per la costituzione di un fronte unico internazionalista contro le guerre del capitale in corso e in preparazione, contro la tendenza generale ad un nuovo scontro globale inter-capitalistico per la spartizione del mondo – affrontando con la massima determinazione i compiti che ci pone la realtà presente, senza restare prigionieri delle esperienze del passato. (Red.)

https://prensaobrera.com/internacionales/por-un-frente-unico-internacionalista-de-los-trabajadores-contra-la-guerra-imperialista

https://prensaobrera.com/internacionales/for-an-internationalist-workers-united-front-against-imperialist-war

PER UN FRONTE UNICO INTERNAZIONALISTA DEI LAVORATORI CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

La guerra in Ucraina dura da quasi 500 giorni e non ci sono prospettive immediate per la sua cessazione. Il numero dei morti e dei feriti supera il mezzo milione. È una delle guerre più sanguinose dalla seconda guerra mondiale.

E la prospettiva è che questo bilancio di morte aumenterà. La recente Conferenza della NATO, tenutasi a Vilnius, ha adottato misure drastiche per sviluppare pienamente la via della guerra contro la Russia e la prospettiva diretta del confronto con la Cina. A questa Conferenza di guerra hanno partecipato paesi dell’Asia (Giappone, Corea, ecc.) e l’Australia, impegnandosi non solo a inviare armi all’Ucraina per continuare la carneficinabellica, ma anche a mettere in atto un’escalation militare contro la Cina.

Tutto ciò conferma che in Ucraina non esiste alcun intervento militare a favore della democrazia e dell’autodeterminazione nazionale. Il governo di Zelensky agisce come una pedina della NATO. Il popolo ucraino viene utilizzato come carne da cannone per gli interessi degli imperialismi occidentali.

Sull’altro fronte, l’invasione militare della Russia non ha nulla a che vedere con la lotta dei popoli contro l’imperialismo. Putin è a capo di un governo oligarchico di capitalisti, che cerca di estendere il suo dominio non solo sulle masse lavoratrici russe, ma anche su quelle dei paesi vicini. La Russia, in quanto potenza militare, agisce come uno stato oppressore non solo nei confronti del popolo russo, ma anche di numerosi popoli, soprattutto quelli circostanti, come dimostrano la guerra contro la Cecenia e la collaborazione dell’esercito di Putin nella repressione della ribellione proletaria e popolare in Kazakistan. Inoltre, la crescente presenza economica, politica e militare russa in Africa e in Medio Oriente rivela che la borghesia russa non è solo interessata a proteggere i propri confini e a recuperare lo spazio che un tempo apparteneva all’URSS, ma è sotto tutti gli aspetti un “attore” sul mercato globale.

Lo sviluppo della guerra ha reso evidente che i principali nemici dei lavoratori ucraini e russi sono nei rispettivi paesi.

Questa è una guerra imperialista da entrambe le parti. I lavoratori e i soldati dell’Ucraina e della Russia sono vittime di una carneficina imperialista, basata sugli interessi predatori di entrambe le parti in conflitto.

La guerra tra NATO e Russia minaccia di estendersi inarrestabilmente, trasformandosi in una guerra atomica e mondiale aperta. Sabotaggio e attacchi aerei organizzati dall’Occidente hanno già portato la guerra in territorio russo. La retroguardia delle forze filo-NATO in paesi come la Polonia e le forze russe in Bielorussia indicano che la guerra potrebbe coinvolgere più paesi in qualsiasi momento.

La tendenza alla guerra risponde a una ragione di fondo. È un prodotto diretto della crisi strutturale del capitalismo che porta ad un aumento delle rivalità inter-imperialiste e a maggiori dispute tra le multinazionali del capitale, alle tensioni e agli scontri tra gli stati, compresi quelli militari.

Dall’accoppiamento tra Cina e Stati Uniti che esisteva durante i primi tre lustri del ventunesimo secolo siamo passati, a partire dal 2018, alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, con un processo di ricollocazione delle catene di fornitura e una forte escalation bellicista – a causa del cambiamento negli equilibri di potenza tra le vecchie e le nuove potenze capitaliste. Le tensioni militari in Africa, che hanno alle spalle questi stessi scontri internazionali, mostrano la responsabilità delle grandi potenze capitaliste nella rinascita del militarismo nel mondo. L’esaurimento del sistema capitalista, che si manifesta nella crescente crisi economica e che ci sta portando ad una nuova recessione globale, è un fattore fondamentale che spinge alla guerra perché ogni entità capitalista (grandi aziende, stati) cerca di scaricare la propria crisi sui suoi concorrenti, e soprattutto sulle masse lavoratrici. Secondo un rapporto appena pubblicato della banca Credit Suisse, la polarizzazione economica e sociale continua a crescere. L’1,2% della popolazione mondiale, composta da milionari, monopolizza il 48% della ricchezza mondiale, mentre 2,8 miliardi di abitanti hanno accesso solo all’1,1% della ricchezza globale, il che condanna centinaia di migliaia di persone alla miseria e alla carestia.

I governi imperialisti votano bilanci di guerra con forti aumenti della spesa militare, tagliando al contempo la spesa sociale e promuovendo severi piani di austerità. L’inflazione sta mangiando gli stipendi. I governi hanno sviluppato un’offensiva contro le pensioni, per porvi fine e istituire al loro posto, un sistema di sussidi agli indigenti, negando i diritti dei lavoratori. Le tariffe dei servizi pubblici aumentano, l’istruzione e la sanità pubblica vengono privatizzate.

Ciò porta – e porterà ogni giorno di più – alla resistenza delle masse sfruttate contro gli attacchi delle proprie borghesie e dei propri governi, in difesa delle loro condizioni di vita contro la barbarie capitalista. Gli scioperi dei lavoratori e le rivolte di massa sono lo scenario in via di sviluppo.

Finora non c’è stata una mobilitazione di massa contro la guerra imperialista. Il contrasto è evidente se mettiamo a confronto l’attuale situazione con le mobilitazioni internazionali del passato contro la guerra in Iraq e con le iniziative sviluppate in occasione dei vertici della NATO e del G7. Il motivo è che la sinistra si è per lo più allineata dietro l’uno o l’altro fronte reazionario, mentre la classe operaia subisce i colpi degli attacchi capitalistici anche a causa dell’assenza di una sua direzione rivoluzionaria.

Per il momento, le proteste si sono limitate ad un certo numero di azioni isolate, i lavoratori portuali negli Stati Uniti, in Italia e altrove che si sono rifiutati di portare armi che sarebbero state usate nella guerra contro i loro fratelli lavoratori in altri paesi. Rivendichiamo il diritto a mobilitarsi contro la guerra in Ucraina e Russia, che è stato brutalmente perseguito dai governi di Kiev e di Mosca.

Facciamo appello a che avvenga una svolta di 180 gradi e si promuova una grande mobilitazione internazionale contro la guerra imperialista. Il punto di partenza è difendere una politica di classe indipendente da entrambi gli schieramenti che si contendono il mondo.

Un insieme di organizzazioni sindacali e politiche italiane ha indetto per sabato 21 ottobre – nel quadro di un piano nazionale di lotta – una giornata di mobilitazione presso la base militare di Ghedi, vicino Brescia, per unire la rivendicazione contro l’imperialismo italiano alla lotta contro la Nato, che si svolgerà nello stesso giorno anche presso le basi NATO in Toscana e Sicilia. Sotto lo slogan “Il nemico principale è nel proprio paese”, queste organizzazioni operaie e di sinistra si mobilitano innanzitutto contro la loro borghesia imperialista.

Consideriamo questa giornata, e in particolare la manifestazione di Ghedi, come un primo passo verso una mobilitazione internazionale contro la guerra in Ucraina e contro tutte le guerre del capitale in preparazione. Mettiamoci al lavoro per creare un coordinamento internazionale di tutte le forze che condividono la nostra opposizione proletaria e internazionalista alla guerra e per realizzare un Fronte Unico contro la guerra e i provvedimenti dei capitalisti contro le masse. Lavoriamo subito insieme per organizzare una prima giornata di lotta internazionale contro la guerra imperialista.

Abbasso i bilanci di guerra e le politiche di riarmo. Abbasso le sanzioni occidentali contro la Russia che affamano il popolo russo. Libertà per i prigionieri politici anti-militaristi in Russia e Ucraina. Per la piena libertà politica e sindacale in Ucraina e Russia. Abbasso le leggi e le persecuzioni anticomuniste.

Aumento delle spese sociali (istruzione, sanità, alloggio) per le masse lavoratrici. Restaurazione del sistema pensionistico dei lavoratori. Aumento dei salari con compensazione automatica dell’aumento dei prezzi. Basta con il lavoro precario, difesa dei diritti del lavoro e della contrattazione collettiva.

Guerra alla guerra! Abbasso la guerra imperialista! Scioglimento della NATO, ritiro delle truppe russe dall’Ucraina. Abbasso i governi responsabili della guerra da entrambe le parti. Per l’unità internazionale dei lavoratori. Fraternizzazione tra lavoratori e soldati ucraini e russi per porre fine a questa guerra reazionaria e imporre una vera pace che solo i governi operai potranno realizzare.

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!

Partido Obrero – Polo Obrero – SI Cobas – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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Por un frente único internacionalista de los trabajadores contra la guerra imperialista

Partido Obrero

Polo Obrero

S.I. Cobas

TIR Tendencia Internacionalista Revolucionaria – Italia

Guerra en Ucrania

Redacción final a cargo del Partido Obrero de Argentina, la Tendencia Internacionalista Revolucionaria de Italia, el Polo Obrero de Argentina y el S.I. COBAS de Italia, sobre la base de intercambios y enmiendas junto a otras organizaciones internacionalistas. El debate del texto terminó el 4 de octubre.

La guerra de Ucrania está cerca de cumplir 500 días y no hay perspectivas inmediatas del cese de la misma. La cifra de muertos y heridos supera el medio millón. Es una de las guerras más sangrientas desde la 2da. Guerra mundial.

Y la perspectiva es que esto se incremente. La reciente Conferencia de la Otan, realizada en Vilna, adoptó drásticas medidas para desarrollar a fondo el camino de la guerra contra Rusia y la perspectiva directa del enfrentamiento con China. A la Conferencia militarista asistieron países de Asia (Japón, Corea, etc.) y Australia, comprometiéndose no sólo a enviar armas a Ucrania para que continúe con la carnicería guerrerista, sino en una escalada militar contra China.

Todo esto confirma que en Ucrania no hay una intervención militar a favor de la democracia y la autodeterminación nacional. El gobierno de Zelensky actúa como peón de la Otan. El pueblo ucraniano es utilizado como carne de cañón de los intereses de los imperialismos occidentales.

En el otro campo de la trinchera, la invasión militar de Rusia no tiene nada que ver con la lucha de los pueblos contra el imperialismo. Putin es la cabeza de un gobierno oligárquico de los capitalistas, que pretende extender su dominio no solo sobre las masas trabajadoras rusas, sino la de sus vecinos. Rusia, en tanto potencia militar, actúa como un estado opresor no solo del pueblo ruso, sino también de numerosos pueblos, especialmente de aquellos que lo circundan, como lo evidencia la guerra contra Chechenia y la colaboración del ejército de Putin en la represión de la rebelión proletaria y popular en Kazajistán. Además, la creciente presencia económica, política y militar rusa en África y Oriente Medio revela que la burguesía rusa no sólo está interesada en asegurar sus fronteras y recuperar el espacio que alguna vez perteneció a la URSS, sino que es un “actor” en el mercado mundial en todos los sentidos.

El desarrollo de la guerra ha dejado claro que los principales enemigos de los trabajadores ucranianos y rusos están en sus respectivos países.

Se trata de una guerra imperialista de los dos lados. Los trabajadores y soldados de Ucrania y de Rusia son víctimas de la carnicería imperialista, en función de los intereses de rapiña de ambos bandos en pugna.

La guerra entre la Otan y Rusia amenaza con extenderse en forma imparable, transformándose en una guerra atómica y mundial abierta. Los sabotajes y ataques aéreos organizados por occidente ya han llevado la guerra a terreno ruso. La retaguardia de las fuerzas pro-Otan en países como Polonia y las fuerzas de la Rusia en Bielorrusia dan el indicio de que la guerra podría incorporar de un momento a otro a más países. La tendencia a la guerra responde a una razón de fondo. Es producto directo de la crisis estructural del capitalismo que conduce a incrementar las rivalidades interimperialistas, a mayores disputas entre las corporaciones capitalistas, a choques y enfrentamientos, incluido los militares, entre los estados. Del acople chino-norteamericano existente durante los primeros tres lustros del siglo XXI hemos pasado, a partir de 2018, a una guerra comercial entre EEUU y China, a un proceso de relocalización de las cadenas de suministro y a una fuerte escalada belicista – debido al cambio en equilibrio de poder entre las antiguas y nuevas potencias capitalistas. Las tensiones militares en África, que tienen los mismos choques internacionales por detrás, muestran la responsabilidad de las grandes potencias capitalistas detrás del recrudecimiento militarista en el mundo.

El agotamiento del sistema capitalista que se evidencia en las crisis económicas crecientes y que nos está llevando a una nueva recesión mundial, es un factor fundamental que empuja a la guerra porque cada entidad capitalista (grandes empresas, estados) intenta descargar la crisis sobre sus competidores y especialmente sobre las masas trabajadoras. Según un informe de la banca Credit Suisse que acaba de aparecer, la polarización económica y social se sigue agigantando. El 1,2% de una población millonaria acapara el 48% de la riqueza mundial, mientras que 2800 millones de habitantes solo accede al 1,1% de la riqueza, siendo condenados a la miseria y hambrunas a centenares de miles.

Los gobiernos imperialistas votan presupuestos de guerra con fuertes aumentos de los gastos militares, mientras recortan los gastos sociales y promueven severos planes de austeridad. La inflación va comiendo los salarios. Los gobiernos vienen desarrollando una ofensiva contra las jubilaciones, para terminar con las mismas e instaurar un sistema de subsidios de indigencia, desconociendo el derecho de los trabajadores. Las tarifas de servicios públicos aumentan, la educación y la salud pública se privatizan.

Esto lleva –y llevara cada día más- a la resistencia de las masas explotadas contra los ataques de sus burguesías y gobiernos, en defensa de sus condiciones de vida, contra la barbarie capitalista. Huelgas obreras y levantamientos de masas, es el panorama en desarrollo.

Hasta ahora, no ha habido una movilización masiva contra la guerra imperialista. El contraste es claro si lo comparamos con las movilizaciones internacionales en el pasado contra la guerra de Irak y otras acciones desarrolladas con motivo de las cumbres de la Otan y del G7. La razón es que mayoritariamente la izquierda se ha alineado detrás de uno u otro bando reaccionario, mientras la clase trabajadora sufre los golpes de los ataques capitalistas también por la ausencia de una dirección revolucionaria.

Por el momento, las protestas se han circunscripto a diversas acciones aisladas, trabajadores de los puertos en EE. UU., Italia y otros que se negaron a cargar armas que iban a ser utilizadas en la guerra contra sus hermanos trabajadores en otros países. Reivindicamos también el derecho a movilizarse contra la guerra en Ucrania y en Rusia, que ha sido perseguido brutalmente por los gobiernos de Kiev y de Moscú.

Llamamos a provocar un giro de 180 grados e impulsar una gran movilización internacional. El punto de partida es defender una política independiente de ambos bandos.

Un plenario de organizaciones obreras, sindicales y políticas de Italia ha convocado –en el marco de un plan de lucha nacional- a una jornada de movilización sobre la base militar de Ghedi, instalada en Brescia, para unir el reclamo contra el imperialismo italiano a la lucha contra la Otan, que también se desarrollará en la misma jornada en las bases de la Alianza Atlántica en Toscana y Sicilia, para el sábado 21 de octubre. Bajo la consigna “El enemigo principal está en nuestro país”, estas organizaciones obreras y de izquierda se movilizan en primer lugar contra su burguesía imperialista.

Consideramos este día, y en particular la manifestación en Ghedi, como un primer paso hacia una movilización internacional contra la guerra en Ucrania y todas las guerras del capital en preparación. Pongámonos manos a la obra para crear una coordinación internacional de todas las fuerzas que comparten nuestra oposición proletaria e internacionalista a la guerra y establecer un Frente Único contra la guerra y los ajustes capitalistas contra las masas. Trabajemos juntos de inmediato para organizar un premier día de lucha internacional contra la guerra imperialista.

Abajo los presupuestos de guerra y los rearmes militares. Abajo las sanciones occidentales a Rusia que hambrean al pueblo ruso. Libertad a los presos políticos anti-guerra en Rusia y en Ucrania. Por la plena libertad política y sindical en Ucrania y en Rusia. Abajo las leyes y persecuciones anticomunistas.

Aumentos de gastos sociales (educación, salud, vivienda) para las masas trabajadoras. Recuperación del sistema jubilatorio de los trabajadores. Aumentos de salarios que compensen automáticamente la carestía capitalista. Basta de trabajo precarizado, defensa de los derechos laborales y de la negociación colectiva.

¡Guerra a la guerra! ¡Abajo la guerra imperialista! Disolución de la Otan, retiro de las tropas rusas de Ucrania. Abajo los gobiernos responsables de la guerra de los dos lados. Por la unidad internacional de los trabajadores. Confraternización entre trabajadores y soldados ucranianos y rusos para poner fin a esta guerra reaccionaria e imponer una auténtica paz que sólo podrán logar los gobiernos de los trabajadores.

Trabajadores del Mundo: ¡Uníos!

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For an Internationalist workers’ united front against imperialist war

Partido Obrero

Polo Obrero

S.I. Cobas

TIR Tendencia Internacionalista Revolucionaria – Italia

War in Ukraine

Final draft under the responsibility of Partido Obrero (Argentina), Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria (Italy), Polo Obrero (Argentina) and S.I. COBAS (Italy), based on debates and amendments exchanged with other internationalist organizations. The debate of the text was finished on October 4th.

The war in Ukraine is about to reach its 500th day and there are no immediate perspectives for a cease-fire. The amount of dead and wounded is over half a million. It is one of the bloodiest conflicts since World War II.

And the perspective is that it will increase. The recent NATO Conference held in Vilna adopted drastic measures to take the warpath against Russia to the maximum and in the perspective of a direct conflict with China. The militaristic Conference was attended by countries from Asia (Japan, Korea, etc.) and Australia, committing to not only send weapons to Ukraine to continue the bloodbath of war, but for a military escalation on China.

All of this confirms that Ukraine is not the scene of a military intervention in defense of democracy and the self-determination of nations. The Zelensky government acts as a pawn of NATO. The Ukrainian people are used as cannon fodder for the interests of western imperialism.

On the other side of the trenches, Russia’s military invasion bears no relation to the struggle of peoples against imperialism. Putin is the head of a government of capitalist oligarchs that pretends to extend their dominion not only on the working masses of Russia, but also on those of their neighbors. Russia, as a military power, acts not only as a state that oppresses the Russian people, but those of numerous peoples, especially the ones surrounding it, as seen in the war against Chechenia and the collaboration of Putin’s army in the proletarian and popular rebellion in Kazakhstan. The growing Russian economic, political and military presence in Africa and the Middle East shows that the Russian bourgeoisie is not only interested in assuring their borders and recovering the space that once belong to the USSR, but it is an “actor” in the world market in every sense.

The war’s development has made it clear that the main enemies of the Ukrainian and Russian workers are in their own countries.

It is an imperialist war on both sides. The workers and soldiers of Ukraine and Russia are victims of an imperialist bloodbath, carried out in the interest of plunder by both sides in the conflict.

The war between NATO and Russia threatens to extend itself unstoppably, transforming into an atomic war and an open world war. The sabotages and aerial strikes organized by the west have already taken the war into Russian soil. The rearguard of pro-NATO forces in countries like Poland and Russian forces in Byelorussia show the path for the war to incorporate more countries into it at a moment’s notice. The tendency to war has profound reasons. It is a direct product of the structural crisis of capitalism that leads to increasing inter-imperialist rivalries, to stronger disputes among capitalist corporations, to clashes and conflicts, including military ones, between states. From the “coupling” of China and US in the first fifteen years of the twenty-first century we have passed, in 2018, to a commercial war between them, a process of relocating the supply chains and a strong military escalation– due to a shift in the balance of power between old and new capitalist powers. Military tensions in Africa, that have the same international clashes as a backdrop, show the responsibility of the great capitalist powers behind the global militaristic upsurge.

The growing economic crises are evidence of the exhaustion of the capitalist system and are leading to a new global recession, which is a fundamental factor that pushes towards war, because each capitalist entity (corporations, states) tries to unload the crisis on their rivals and especially on the working masses. According to a recent report from the Credit Suisse Bank, economic and social polarization is growing rapidly. 1.2% of the millions that inhabit the world hold 48% of the global riches, while 2,800 million only hold 1.1% of the riches, condemning hundreds of thousands to misery and starvation.

Imperialist governments vote war budgets with strong increases for military spending, while they cut back on social expenses and promote serious austerity plans. Inflation eats away at wages. Governments are carrying out an offensive on pensions, to end them and replace them with a system of poverty welfare, disavowing worker’s rights. Public service rates rise, public education and health are privatized.

This leads- and will lead more and more- to the resistance of the exploited masses against the attacks of the bourgeoisie and their governments, in defense of their living conditions, against capitalist barbarism. Workers’ strikes and mass uprisings are the scenario that is unfolding.

Up until now, there have not been mass movements against the imperialist war. The contrast is clear if we compare to international demonstrations in the past against the war in Iraq and other actions against the NATO and G7 summits. The reason is that most of the left is aligned behind one reactionary side or the other, while the working class suffers the blows of capitalist attacks because of the lack of a revolutionary leadership.

For the moment, the protests have been limited to isolated actions. Port works in the US, Italy and other places have refused to ship weapons that were going to be used against their working class brothers in other countries. We also defend the right to mobilize against the war in Ukraine and Russia, which has been brutally persecuted by the governments in Kiev and Moscow.

We call to make a 180 degree turn and promote a great international mobilization. The starting point is the defense of a policy that is independent from both sides.

An assembly of working class political and union organizations in Italy has called -in the context of a national plan of action- a demonstration on the military base at Ghedi, in the region of Brescia, to unite the demands against Italian imperialism to those against NATO that will also be held at the base of that Alliance in Tuscany and Sicily on Saturday, October 21st.Under the slogan “The main enemy is in our country”, these working class and leftist organizations will march in the first place against their own imperialist bourgeoisie.

We consider that day, and in particular the march on Ghedi, as a first step towards an international mobilization against the war in Ukraine and all capitalist wars in preparation. Let us get to work to create an international coordination of all forces who share our proletarian and internationalist opposition to war and establish a United Front against the war and capitalist austerity against the masses. Let us work together right now to organize a first international day of mobilization against imperialist war.

Down with war budgets and military rearmament. Down with western sanctions on Russia which starve the people. Free anti-war political prisoners in Russia and Ukraine. For full political and union freedom in Ukraine and Russia. Down with anticommunist laws and persecutions.

Increase social spending (education, health, housing) for working masses. Recover workers’ pension systems. Automatic wage increases to compensate for capitalist price hikes. Stop precarious labor, defend labor rights and collective bargaining.

War against war! Down with imperialist war! Dissolution of NATO, withdrawal of Russian troops from Ukraine. Down with the governments responsible for war on both sides. For the international unity of the working class. Fraternization between Ukrainian and Russian workers and soldiers to end this reactionary war and impose true peace, that will only be achieved by worker’s governments.

Workers of the world: Unite!

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