La riunione – che si è tenuta ieri, domenica 15 marzo, nella sede milanese del Si Cobas – è stata animata da più di venti interventi, in presenza e in collegamento, concordi sulla necessità di proseguire con rinnovata determinazione nell’attività, iniziata dalla Rete quasi due anni fa, di contrasto organizzato, collettivo alla stretta repressiva da stato di polizia in corso da anni in Italia, alimentata con crescente violenza dalla corsa al riarmo, all’economia di guerra, ad una nuova devastante guerra globale inter-capitalistica.
Ha aperto i lavori Piero Favetta (della TIR – Tendenza internazionalista rivoluzionaria) che ha sottolineato come la guerra tra NATO e Russia in Ucraina, il genocidio di palestinesi a Gaza per mano della macchina di morte sionista, l’aggressione USA-Israele all’Iran sono stati altrettanti passaggi di un percorso che si sta, con il passare degli anni, accelerando. Qui, in un paese che è parte integrante della NATO e dell’UE fin dalla loro nascita, siamo chiamati a batterci contro il disperato tentativo degli imperialismi occidentali a guida statunitense di ripristinare con mezzi terroristici il loro dominio sul mercato mondiale, operando per la loro disfatta. Ed anzitutto per la disfatta del nostro primo nemico, che è “in casa nostra”: il governo Meloni-Mattarella che sta procedendo spedito su questa strada, con il nuovo pacchetto sicurezza, con il DDL contro emigranti e immigrati, con la legge Romeo, che equipara l’antisionismo all’antisemitismo e introduce l’educazione al sionismo in tutte le strutture dello stato. La Rete Libere/i di lottare deve farlo con proprie iniziative di dibattito, di piazza, di sciopero, di solidarietà a tutti i militanti colpiti dalla repressione statale (come ha fatto finora), e rapportandosi senza settarismi ad iniziative esterne alla Rete che vadano nella stessa direzione.
Questo solido impianto di analisi e di lavoro è stato confermato, integrato, rafforzato dai tre interventi che hanno aperto il dibattito, e gli hanno dato tono:
-Antonio Mazzeo, attivista anti-militarista di lungo corso, tra i promotori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha spiegato in modo limpido e dettagliato, com’è del resto sua abitudine, che l’Italia, l’imperialismo italiano, svolge un ruolo di primo piano sia nel massacro NATO-Russia in Ucraina, sia nel genocidio che continua a Gaza, sia nell’aggressione in atto al popolo dell’Iran. Il suo prezioso contributo ha letteralmente demolito le ipocrisie della propaganda di regime sul “noi non siamo in guerra”, in particolare con riferimento all’attacco all’Iran in cui è stata ed è direttamente coinvolta la base di Sigonella, e con essa altre strutture militari italiane o NATO in Italia in terra e in acqua.
-Alessandro Zadra, coordinatore del SI Cobas di Milano, ha sottolineato come l’enorme impatto che la guerra all’Iran sta avendo, e avrà, sull’inflazione taglieggiando i già insufficienti salari operai, può dare una mano a far penetrare dentro la classe lavoratrice la agitazione contro l’instaurazione di un’economia di guerra, facendo comprendere ad un numero sempre più ampio di lavoratori e lavoratrici che la difesa delle proprie condizioni di vita e del proprio futuro passa sempre più anche dalla lotta contro le guerre del capitale. Ha poi ribadito l’impegno del SI Cobas, già promotore dei primi scioperi (in solitaria) a sostegno della resistenza palestinese, ad essere parte attiva nei prossimi mesi della mobilitazione contro la guerra, con un occhio particolare al 1° maggio, alle giornate del 15-16 maggio, al coinvolgimento della classe lavoratrice.
-Il successivo intervento di Tarek per i Giovani palestinesi (GPI) ha illustrato il loro impegno a ricostruire la logistica di guerra che dall’Italia alimenta l’azione sterminista dell’IDF a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, etc., allo scopo di organizzare un “embargo popolare” che la fermi e la spezzi. In questa ottica le date del 15-16 maggio – sciopero nazionale del sindacalismo di base in concomitanza con l’anniversario della Nakba, e possibile manifestazione nazionale il giorno dopo – sono stati da lui e da diversi interventi successivi al suo indicati come possibile punto di arrivo di una serie di precedenti giornate di lotta contro il genocidio, le guerre, l’economia di guerra.

Incardinato su queste solide basi, il successivo dibattito ha visto gli interventi dell’Uds che ha ricordato, tra l’altro, la giornata di lotta del 5 marzo contro la leva obbligatoria, indetta in coordinamento con il movimento in Germania e in altri paesi europei, e ha sottolineato l’importanza di rafforzare i nodi territoriali della Rete; del Circolo FOA Boccaccio di Monza, che ha parlato delle iniziative per il compagno Dax; del Comitato per Tarek, che ha giustamente sottolineato il significato speciale che ha il sostegno ad un solidale con la Palestina (arrestato dopo il 5 ottobre del 2024 a Roma) che soffre anche di personale fragilità; del Comitato Mo Basta di Bologna, che ha portato testimonianza della lotta sviluppatasi nella città nelle scorse settimane e della relativa repressione; del coordinamento dei comitati di lotta di Viterbo-Roma, del Comitato internazionalista di Como, del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, che hanno dato conto delle proprie rispettive iniziative.
La Global Sumud Flotilla ha inviato il proprio saluto all’assemblea. In collegamento da Pisa è intervenuto il Movimento No Base sul blocco effettuato nella stazione di Pisa giovedì 12 marzo di un treno carico di mezzi militari, richiamato da molti come un’azione di lotta da replicare ovunque possibile. In collegamento da Roma è stata socializzata l’indicazione (poi confermata da un compagno della Panetteria occupata di Milano) del doppio appuntamento romano del 10 e 18 aprile contro carcere, 41 bis e stato di polizia. Sempre da remoto è intervenuto un attivista giornalista sulla possibile nascita di un nuovo spazio – composto di giornalisti/e, fotografi/e, attiviste/i – che aiuti chiunque partecipi ad iniziative di lotta a difendersi dalle mistificazioni proprie di un apparato mediatico asservito alla necessità di imporre il disciplinamento sociale richiesto dalle guerre in corso e in preparazione, e quindi alle “narrazioni” delle forze di polizia.
Nelle sue conclusioni Francesco T. ha sottolineato il valore, la positività, i contenuti dell’incontro, affermando che, davanti ad una crisi globale del sistema sociale capitalistico e del suo ordine internazionale, davanti alla prospettiva di uno scontro inter-imperialistico a scala globale, non esistono soluzioni locali o meramente nazionali: l’unica vera alternativa è l’unità internazionalista della classe lavoratrice e di tutti gli sfruttati e le sfruttate per il superamento del capitalismo. E ha collegato a questo richiamo le iniziative internazionali di lotta del 28 febbraio (in Italia rilanciate in sei città dalla TIR e dalla Rete Libere/i di lottare) e quelle del 5 marzo (rilanciate in Italia dall’Uds e dalla Rete della conoscenza).
Dinanzi a questo quadro internazionale e interno – articolato e straordinariamente complesso nelle sfide che pone – quali i compiti della nostra Rete?
Convocheremo a stretto giro una riunione online, agile ed organizzativa, che stili un calendario degli appuntamenti previsti, in modo da favorire il miglior coordinamento delle forze che aderiscono alla Rete, ma anche tessendo nuove relazioni di collaborazione, per esempio con la neonata “Rete legale di resistenza” – che siamo sicuri/e fornirà strumenti utilissimi per affrontare le misure da stato di polizia che si stanno moltiplicando.
Con i seguenti obiettivi:
1. dare centralità allo strumento dello sciopero contro la produzione e la logistica bellica, con il coinvolgimento di settori sempre più ampi della classe lavoratrice;
2. dare una reale consistenza a date collettive come il 25 aprile e il Primo Maggio, riscattandole da stantie retoriche interclassiste, e caratterizzandole come reale opposizione di classe alle politiche filo padronali, repressive, guerrafondaie dell’ attuale esecutivo e dell’intero apparato statale;
3. continuare ad impegnarci nei percorsi di sostegno a chi si trova in carcere o sotto processo.
La flessione delle mobilitazioni avvenuta dopo i picchi di fine settembre-inizio ottobre non può minare la nostra convinzione di doverci impegnare collettivamente per raggiungere con la nostra propaganda e agitazione un’area della società molto più ampia di quella abitualmente coinvolta nelle proteste e nelle lotte, composta di lavoratori/lavoratrici, disoccupati/e, studenti/studentesse e persone comuni – ancora di più oggi che, dopo la nuova aggressione USA-Israele all’Iran, gli effetti delle politiche belliciste fanno peggiorare a vista d’occhio le condizioni di vita degli sfruttati e delle sfruttate.
Report on the seventh National Assembly of the Free to Fight Network –
The meeting—held yesterday, Sunday, March 15, at the Si Cobas headquarters in Milan—was enlivened by more than twenty speakers, both in person and online. Participants agreed on the need to continue with renewed determination the work begun by the Network almost two years ago, an organized, collective fight against the police-state repression that has been underway in Italy for years, fueled with increasing violence by the arms race, the war economy, and a new devastating inter-capitalist global war.
Piero Favetta (of TIR – Tendenza internazionalista rivoluzionaria) opened the meeting, emphasizing how the war between NATO and Russia in Ukraine, the genocide of Palestinians in Gaza at the hands of the Zionist death machine, and the US-Israeli aggression against Iran were all stages in a process that is accelerating with the passing of the years. Here, in a country that has been an integral part of NATO and the EU since their inception, we are called to fight against the desperate attempt by US-led Western imperialisms to reestablish their dominance over the world market through terrorist means, working for their defeat. And above all, for the defeat of our primary enemy, which is “at home”: the Meloni-Mattarella government, which is proceeding rapidly down this path, with the new security package, the bill against emigrants and immigrants, and the Romeo law, which equates anti-Zionism with anti-Semitism and introduces Zionist education into all state structures. The Free to Fight Network must do so through its own initiatives of debate, street protests, strikes, and solidarity with all activists affected by state repression (as it has done so far), and by engaging non-sectarianly with initiatives outside the Network that move in the same direction.
This solid framework of analysis and work was confirmed, complemented, and strengthened by the three speakers who opened the debate and set its tone:
– Antonio Mazzeo, a longtime anti-militarist activist and one of the initiators of the Observatory Against the Militarization of Schools and Universities, explained clearly and in detail, as is his wont, that Italy, Italian imperialism, plays a leading role in both the NATO-Russia massacre in Ukraine, the ongoing genocide in Gaza, and the ongoing aggression against the Iranian people. His valuable contribution literally demolished the hypocrisy of the regime’s propaganda about “we are not at war,” particularly with regard to the attack on Iran, which directly involved the Sigonella base, along with other Italian and NATO military facilities in Italy, both on land and at sea.
-Alessandro Zadra, coordinator of SI Cobas in Milan, emphasized how the enormous impact the war against Iran is having, and will have, on inflation by cutting into already insufficient workers’ wages, can help instill agitation against the establishment of a war economy within the working class, making an ever-growing number of workers understand that defending their living conditions and their future increasingly depends on the fight against capital’s wars. He then reiterated SI Cobas’s commitment, already the promoter of the first (solo) strikes in support of the Palestinian resistance, to be an active part of the anti-war mobilization in the coming months, with a particular focus on May 1st and the May 15-16 strikes, and on engaging the working class.
-Tarek’s subsequent speech for the Palestinian Youth (GPI) outlined their commitment to rebuilding the war logistics that, from Italy, fuel the IDF’s extermination efforts in Gaza, the West Bank, Lebanon, and so on, with the aim of organizing a “popular embargo” to halt and break them. In this context, the dates of May 15-16—a national strike by grassroots unions coinciding with the anniversary of the Nakba, and a possible national demonstration the following day—were indicated by him and several subsequent speeches as a possible culmination of a series of previous days of struggle against genocide, wars, and the war economy.
Building on this solid foundation, the subsequent debate included contributions from the UDS, which recalled, among other things, the March 5th day of struggle against conscription, called in coordination with the movement in Germany and other European countries, and emphasized the importance of strengthening the Network’s local hubs; the FOA Boccaccio Circle of Monza, which spoke about its initiatives for comrade Dax; the Committee for Tarek, which rightly emphasized the special significance of supporting a supporter of Palestine (arrested after October 5, 2024, in Rome) who also suffers from personal fragility; the Mo Basta Committee of Bologna, which bore witness to the struggle that has unfolded in the city in recent weeks and the resulting repression; and the coordination of the Viterbo-Rome struggle committees, the Internationalist Committee of Como, and the Permanent Committee against Wars and Racism of Marghera, who each reported on their respective initiatives.
The Global Sumud Flotilla sent its greetings to the assembly. The No Base Movement, broadcasting from Pisa, responded to the blockade of a train loaded with military vehicles at the Pisa station on Thursday, March 12th, a protest widely hailed as a protest to be replicated wherever possible. Broadcasting from Rome, the announcement (later confirmed by a comrade from the Occupied Bakery in Milan) of a double rally in Rome on April 10th and 18th against prison, Article 41 bis, and the police state was shared. Also remotely, an activist and journalist spoke about the possible creation of a new space—composed of journalists, photographers, and activists—that would help anyone participating in protest initiatives defend themselves from the mystifications of a media apparatus subservient to the need to impose the social discipline required by ongoing and planned wars, and therefore to the “narratives” of the police force.
In his closing remarks, Francesco T. emphasized the value, positivity, and content of the meeting, stating that, faced with a global crisis of the capitalist social system and its international order, faced with the prospect of a global inter-imperialist conflict, there are no local or merely national solutions: the only real alternative is the internationalist unity of the working class and all the exploited to overcome capitalism. He linked this call to the international initiatives of struggle of February 28 (relaunched in six cities in Italy by TIR and the Libere/i di lottare Network) and those of March 5 (relaunched in Italy by the Uds and the Knowledge Network).
In light of this international and domestic context—multifaceted and extraordinarily complex in the challenges it poses—what are the tasks of our Network?
We will shortly convene a streamlined and organized online meeting to develop a calendar of scheduled events, fostering better coordination among the Network’s membership forces and forging new collaborative relationships, such as with the newly formed “Legal Resistance Network”—which we are confident will provide invaluable tools to address the proliferating police-state measures.
With the following objectives:
- Give centrality to the strike against war production and logistics, engaging ever-larger segments of the working class;
- Give real substance to collective dates such as April 25th and May Day, liberating them from stale inter-class rhetoric and characterizing them as genuine opposition to the pro-boss, repressive, and warmongering policies of the current government and the entire state apparatus;
- Continue our commitment to supporting those in prison or on trial.
The decline in mobilizations that occurred after the peaks of late September and early October cannot undermine our conviction that we must collectively commit ourselves to reaching, with our propaganda and agitation, a much broader segment of society than that usually involved in protests and struggles, composed of workers, the unemployed, students, and ordinary people—even more so today when, after the new US-Israeli aggression against Iran, the effects of warmongering policies are visibly worsening the living conditions of the exploited.

