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Report sulla sesta assemblea on line della Rete Libere/i di lottare contro stato di guerra e polizia

Qui di seguito il breve, Report sulla sesta assemblea on line della Rete Libere/i di lottare contro stato di guerra e di polizia, che si è tenuta domenica 1 febbraio – ci scusiamo con le compagne e i compagni intervenuti (e chi ci legge) per il ritardo nella pubblicazione. (Red.)


La discussione, molto ricca di spunti, ha confermato in pieno la necessità di continuare la lotta contro la tendenza individuata due anni fa, nel momento di costituzione di questa Rete, ed oggi più che mai consolidata: andiamo a passi sempre più spediti verso uno stato di guerra e di polizia, e dobbiamo essere pronti a fronteggiare l’ulteriore stretta repressiva, securitaria anche in chiave di prevenzione del conflitto di classe e dei conflitti sociali, che gli apparati statali stanno ponendo in atto. 

Lo provano la preparazione di nuovi decreti, disegni legge e misure liberticide che estendono e rafforzano l’impianto del decreto-manganello approvato a fine luglio scorso, ed il supporto organico che lo stato italiano intende fornire al sionismo e all’azione genocidaria israeliana con ben 10 disegni legge (tra Camera e Senato) preparati dalle varie forze politiche che siedono in parlamento, con cui si proverà, di fatto e a breve, a bloccare, se non a recidere, qualsivoglia forma di supporto – attivo e non a chiacchiere – alla Resistenza del popolo palestinese, che continua ad opporsi alla macchina di distruzione e di morte sionista, che a sua volta continua a colpire e assassinare a Gaza nonostante la formale tregua.

Per il nemico “in casa nostra”, il capitalismo made in Italy, il suo governo, il suo apparato statale, questo continuo allargamento e incrudimento delle misure repressive e di controllo si rende necessario a fronte del previsto peggioramento della crisi capitalistica – “il sole 24 ore” parlava pochi giorni fa della perdita di 4 milioni di posti di lavoro nel giro di dieci anni -, e per la crescente tendenza, a scala internazionale, alla corsa alle armi, all’instaurazione di un’economia di guerra, di uno stato di guerra e di polizia, nel contesto di sempre più acuti contrasti inter-imperialisti.

Cosa fare dinanzi a questo scenario sommariamente descritto?
L’assemblea ha condiviso queste indicazioni: 

1) Stilare un documento di approfondimento sui vari “disegni legge contro l’antisemitismo”; 
2) Assumere l’assemblea lanciata dai disoccupati e dalle disoccupate di Napoli del Movimento 7 novembre come spazio di proposta e discussione di alcune ipotesi di mobilitazione (che andranno ridiscusse in un appuntamento serale online) che leghino il tema della repressione a quello della guerra e dell’economia di guerra;
3) Valutare la fattibilità per il 28 febbraio, in concomitanza con le manifestazioni che si terranno in altre città europee, di un appuntamento di mobilitazione, dislocato sui territori, contro l’escalation bellica e le sue conseguenze socio-economiche, 4 anni dopo lo scoppio del conflitto Russia-Nato in suolo ucraino.
4) L’iniziativa del 28 febbraio potrebbe “aprire” una settimana che si concluderebbe con la mobilitazione studentesca – ad ora prevista in Germania e in Italia – contro il ripristino della leva militare;
5) Continuare la denuncia dello stato di guerra e polizia, valutando – il 7 a Napoli e in seguito nella riunione online di cui sopra – la fattibilità di un’iniziativa nazionale lanciata come Rete;
6) Continuare l’impegno fattivo e concreto al fianco della Resistenza Palestinese, stando al fianco dei prigionieri politici, rivendicandone l’immediata liberazione, e respingendo gli attacchi infami come quello in atto – per mano sionista e mediatica – al Centro Culturale Handala Alì di Napoli.
7) Rafforzare i percorsi di solidarietà nei confronti di chiunque si trovi in carcere per aver combattuto o denunciato il genocidio, lo stato di guerra e polizia.

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