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Dopo l’assassinio a sangue freddo di R. N. Good, la nostra “America” si è rimessa in moto contro il feroce razzismo di stato trumpiano (video – foto)

La guerra scatenata dalla banda Trump ai proletari immigrati “undocumented” (senza permesso di soggiorno) è arrivata – era nell’aria – all’assassinio a sangue freddo.

Minneapolis10 gennaio

E’ successo mercoledì 7 gennaio a Minneapolis, la metropoli del Minnesota (circa 3,5 milioni di abitanti), dove un agente dell’ICE, la polizia anti-immigrati, Jonathan Ross, ex-veterano della guerra in Iraq, ha ucciso a sangue freddo Renee Nicole Good, una donna di 37 anni (nella foto), madre di tre figli, attiva nei gruppi che seguono passo passo, per controllarli e contrastarli, i rastrellamenti di questa brutale polizia, che in molti ormai paragonano, negli Stati Uniti, alla Gestapo. Dopo averle sparato tre colpi in testa, l’assassino ha debitamente onorato la vittima con un “fucking bitch”, affanculo puttana…

Il 2025 è stato l’anno in cui sono morte più persone (per convulsioni, problemi cardiaci, insufficienza respiratoria, ictus, tubercolosi, suicidi, violenze subite dagli agenti) nei centri di detenzione dell’ICE: 32 (nel 2002 erano state 3, nel 2003 erano state 7, nel 2024, invece, 11). Il 2025 è stato anche l’anno della massima estensione e intensificazione della caccia all’uomo contro i proletari immigrati.

Per questa Agenzia l’amministrazione Trump ha stanziato 170 miliardi di dollari in 4 anni (!), raddoppiandone in un solo anno gli effettivi da 10.000 a 22.000, e garantendo l’impunità ai suoi membri. Il razzismo di stato trumpiano, che già aveva dato prova di sé nel primo mandato generando per reazione il movimento Black Lives Matter, è di nuovo in azione: con un di più di violenza verbale e operativa rispetto al 2020. Per non lasciare dubbi a riguardo, il vice-presidente Vance ha dichiarato: la tutela dell’assassino sarà assoluta, perché ha agito per difendere sé, gli altri dell’ICE, la nazione tutta, da una pericolosa “terrorista interna” (domestic terrorist), una militante “di sinistra folle” (fuori di testa). La “terrorista” Good era disarmata, non minacciava in alcun modo il killer, anzi l’aveva rassicurato dicendogli: “ehi, guarda che non ce l’ho con te”. Ma queste, per tipi come Trump e Vance, sono quisquiglie. La nazione-Amerika deve difendersi da questa “feccia”. Con ogni mezzo. Se vengono ammazzati, è colpa loro.

A questo delitto Minneapolis ha reagito subito, e con forza crescente – sabato 10 erano in piazza (lo vedete dal video sopra) decine di migliaia di manifestanti, con la rivendicazione della fine dei rastrellamenti e dello scioglimento dell’ICE. Del resto, mai dimenticarlo, Minneapolis ha una lunga storia di lotta di classe di tutto rispetto – essendo stata, tra maggio e agosto 1934, la sede di una grandissimo sciopero dei teamsters, sostenuti dai disoccupati e dagli agricoltori, per stroncare il quale – senza peraltro riuscirci – la polizia fece due morti e 67 feriti.

Lo stesso giorno, e ieri, domenica 11, l’intero territorio degli Stati Uniti è stato solcato da molte centinaia di manifestazioni, piccole, medie, grandi (i promotori del Movimento 50501 dicono: oltre 1.000). Le maggiori, oltre che a Minneapolis, sono state a New York, Filadelfia, Portland. I giornali più vicini al partito democratico hanno del tutto silenziato o minimizzato la protesta e la solidarietà con gli immigrati e i militanti colpiti, agendo d’intesa con i capi dei democratici al Congresso, favorevoli anch’essi a rafforzare l’ICE – di cui non pochi manifestanti chiedevano, invece, la soppressione. Dunque un atteggiamento duplice da parte dei democratici: qualche mossa in avanscena contro Trump, per lucrarne in termini elettorali l’impopolarità, ma piena disponibilità a votare per il rafforzamento della polizia anti-immigrati.

Nelle piazze di sabato e domenica, comunque, molte decine di migliaia di lavoratori/lavoratrici, pensionati e, soprattutto, tanti giovani sia bianchi che figli dell’immigrazione di colore (sud-americana, africana e asiatica) hanno attaccato Trump e la sua brutale politica di razzismo di stato: “Expand Medicare, Abolish ICE”, “ICE=Gestapo”, “Fuori l’ICE da New York!”.

“ICE out for Good” (“ICE fuori per sempre”), un gioco di parole che include un riferimento al cognome della donna uccisa a Minneapolis.

Trump non fermerà la sua macchina da guerra anti-immigrati, perché con le sue sortite intende terrorizzare l’intero proletariato, usando questa caccia per spaccarlo al suo interno così da allontanare il più possibile il rischio guerra civile. A differenza di tanti compagni/e privi di memoria e soprattutto di istinto di classe, i suoi consiglieri non dimenticano il 2020. Ora spetta al movimento che si sta mettendo in moto di nuovo nelle ultime settimane trarre dall’esperienza di alcuni anni fa la lezione essenziale: non ci si può attendere nulla dai democratici, se non il sabotaggio dell’estensione e radicalizzazione della lotta – perché anche per loro l’imperativo categorico è “Make Amerika Great Again”. Bisogna contare sulle proprie esclusive forze, e rafforzare perciò l’autonomia e l’organizzazione indipendente della lotta al razzismo di stato, legandola strettamente alla lotta contro le guerre che l’imperialismo yankee sta conducendo e progettando.

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