Le manifestazioni di decine di migliaia di giovani avvenute ieri in 90 città tedesche contro la reintroduzione della leva di massa, prima volontaria per poi divenire obbligatoria, sono un primo, importante segnale di movimento di massa contro il riarmo e la guerra in Europa.
A Berlino sono scesi in piazza in circa 10 mila, ad Amburgo in 5 mila; in diverse città in centinaia hanno disertato le lezioni nonostante la minaccia di sanzioni da parte delle autorità scolastiche. Tra gli striscioni e i cartelli si potevano leggere gli slogan “Né una persona né un centesimo per la Bundeswehr”, “Viva l’istruzione, abbasso le armi”, “Non vogliamo diventare carne da cannone”, “Guerra alla guerra” e “No al servizio militare per la vostra guerra”. Il sito Rote Fahne News riporta la presenza alla manifestazione di Amburgo di un gruppo di studentesse ucraine, una delle quali ha affermato: «Non mi fido più nemmeno di Zelensky. Mio padre è stato mandato al fronte. Ora è gravemente traumatizzato ed è fuggito in Germania. E abbiamo dei parenti in Russia. Dovremmo sparare su di loro?» .
Al tempo stesso in diverse manifestazioni è stata portata la denuncia del genocidio a Gaza con iniziative di solidarietà con il popolo palestinese.
A protestare sono stati gli studenti e le studentesse delle scuole medie superiori e delle università, che si sono rivolti/e contro la prospettiva di un servizio militare obbligatorio, e anche contro l’attuale politica di riarmo e di guerra del governo di grande coalizione di Berlino che sta promuovendo questa politica in modo quanto mai aggressivo. Esse segnano un inizio di presa di coscienza di massa tra i giovani contro il militarismo e la politica imperialista tedesca, e un rifiuto della campagna allarmistica sul possibile attacco russo e della necessità del riarmo.
Una nuova giornata di mobilitazione è prevista a marzo.
Intanto, la guerra continua a infuriare in Ucraina, inghiottendo la vita di centinaia di proletari ogni giorno, nelle trincee, negli assalti per conquistare, e nella difesa per conservare qualche centinaio di metri di terreno, nei bombardamenti sulle città, sugli impianti energetici e le infrastrutture di Ucraina e Russia.
Le potenze imperialiste d’Europa, che vorrebbero ricacciare indietro i russi, pronte a sacrificare per questo loro obiettivo anche l’ultimo ucraino, hanno deciso che devono riarmare alla grande e in fretta se vogliono portare avanti le loro ambizioni di dominio mondiale, che ormai si scontrano apertamente con quelle degli Stati Uniti di Trump, che favoriscono un accordo con la Russia che tagli fuori gli europei.
Il piano RearmEU, ribattezzato Readiness 2030, prevede un incremento di spese militari per ben 800 miliardi entro quella data. Piccolo problema: ogni Stato fa per sé, nessuno si fida dell’altro, ciascuno persegue mire che si scontrano con quelle dei compari. Per questo le maggiori potenze d’Europa, ormai solo medie potenze di fronte ai giganti USA e Cina, spingono al massimo l’acceleratore sul proprio riarmo, che è anche un grande affare per profitti miliardari (a scapito della spesa sociale).
La Germania, maggiore potenza industriale d’Europa e ancora tra le prime al mondo, è in testa in questa corsa. Anche perché deve rimontare il ritardo accumulato in quanto potenza sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Con la riunificazione si è scrollata di dosso ogni remora a mandare truppe all’estero, ed ha subito fomentato la guerra civile per demolire la Jugoslavia ed estendere la propria sfera d’influenza sui Balcani (con l’Italia compartecipe), mentre i suoi capitali occupavano l’Europa Centrale fino ai confini con l’Ucraina.
Ora che la controffensiva russa in Ucraina è stata utilizzata dagli americani per seppellire la Ostpolitik commerciale che garantiva alla Germania e al resto d’Europa le materie prime russe a buon mercato, e una quota del mercato russo, la Germania si prepara per la nuova-vecchia versione della Ostpolitik, il ritorno al Drang nach Osten, alla spinta verso Est con le armi, di hitleriana memoria.
“Dobbiamo ridefinire la nostra posizione sulla scacchiera geopolitica – ha dichiarato il ministro tedesco della difesa, il socialdemocratico Pistorius. Non sappiamo su quali alleanze potremo ancora contare nel futuro e quanto dureranno”. Per questo Germania ed Europa devono riarmare (“fare di più per la nostra difesa”), e da subito. Attaccando la prima proposta americana “di pace” per l’Ucraina Pistorius ha poi affermato che non ci dev’essere “nessuna falsa pace, nessuna pace di capitolazione”: ossia occorre continuare la guerra, con un crescente ruolo di Germania ed Europa (i morti ucraini non contano…).
La guerra con la Russia è la motivazione ufficiale del riarmo europeo – ovviamente per “difendersi” dalla minaccia dell’Orso russo. Dopo il piano aggiuntivo di ben 100 miliardi di Euro per il riarmo varato nel 2022, il governo tedesco ha approvato un bilancio 2026 che aumenta le spese per armamenti di quasi il 50%, a 48 miliardi, di cui oltre metà provengono da un fondo speciale fuori del bilancio della Difesa, con la spesa militare totale (comprese le infrastrutture) a 108 miliardi, di gran lunga la maggiore in Europa. Questa già enorme spesa dovrebbe raddoppiare a 215 miliardi nel 2029, all’interno di un piano pluriennale da ben un trilione (mille miliardi) di Euro, di cui metà per il potenziamento delle infrastrutture (ferrovie, strade, ponti, porti ecc.) a fini militari. Le quattro maggiori imprese belliche tedesche (Rheinmetall, Diehl, ThyssenKrupp Marine Systems e Hensoldt) hanno aumentato del 36% le vendite di armi già nel 2024. Risorse che imporranno l’ulteriore taglio della spesa sociale tedesca.
Ma le armi non bastano. La guerra d’Ucraina, che per la prima volta ha visto l’impiego massiccio e spesso decisivo dei droni, ha anche mostrato che il fattore umano, ossia la carne da cannone, resta fondamentale per la conquista o la difesa di un territorio. Quindi anche la Germania, insieme a tutte le altre potenze europee, rilancia la leva di massa (abolita, o a seconda dei casi sospesa, nel 2011 in contemporanea con la maggior parte dei paesi europei tra cui l’Italia), anche inizialmente in forma volontaria e ben retribuita, per minimizzare l’opposizione da parte dei giovani. La nuova legge approvata dal Bundestag prevede per il 2026 l’obbligo per i diciottenni maschi di rispondere a un questionario sulla disponibilità a sottoporsi a visita medica e ad effettuare il servizio militare. Dal 2027 la visita medica per l’idoneità militare sarà obbligatoria, e potrà essere seguita da una proposta di servizio militare che potrà durare da 6 a 24 mesi, e che il giovane potrà accettare o rifiutare, come una qualsiasi offerta di lavoro. L’obiettivo è di espandere il numero di militari dagli attuali 184 mila fino a 270 mila, più 200 mila riservisti. Il Trattato 4+2 seguito alla sconfitta tedesca impone alle forze armate tedesche un limite di 370 mila uomini. In preparazione il governo intende costruire 270 nuove caserme.
La Bundeswehr, l’esercito tedesco, sta pubblicizzando il proprio potenziamento utilizzando l’ideologia della pace, con manifesti affissi nei centri urbani con lo slogan: “Siamo il movimento per la pace più forte della Germania”! Le manifestazioni del 5 dicembre rifiutano questa propaganda della “pace attraverso la forza”, e sono un passo importante verso un movimento di opposizione alla guerra a cui la Germania, come l’Italia, sta già partecipando con l’invio di armi all’Ucraina e l’addestramento di militari ucraini.
La graduale reintroduzione della leva militare fa parte di fatto del piano RearmEU, e sta entrando nei piani di tutti i governi europei, compreso quello italiano. E’ per questo importante che anche in Italia, a partire dalle scuole, si diffonda un movimento di opposizione alla introduzione della leva militare e alla crescente penetrazione del militarismo e del nazionalismo. Un movimento antimilitarista che da nazionale dovrebbe divenire europeo e internazionale, per caratterizzarsi non come semplice rifiuto individuale della leva (da un sondaggio Gallup del 2024 in Italia il 78% degli intervistati si diceva non disposto a combattere in guerra, solo il 14% si dichiarava disposto), ma come opposizione consapevole alla politica di guerra della propria classe dominante, per l’unione internazionale degli sfruttati contro il nazionalismo e il militarismo dei capitalisti, per rovesciare il loro sistema che ci sta trascinando nel baratro di un’altra guerra mondiale.

Foto da “Pagine esteri”





