La decisione presa al vertice NATO dell’Aia di portare al 5% del PIL le spese militari di tutti i paesi membri è solo un aspetto della sempre più frenetica corsa alla guerra che caratterizza gli stati dell’Unione europea, a partire dall’Italia.
Quella decisione è un elemento-quadro di grande importanza, che deve poi sostanziarsi di una serie di applicazioni e decisioni specifiche. Eccone di seguito alcune maturate, o in via di maturazione, in questi ultimi giorni, e che dal vertice dell’Aia riceveranno un impulso ulteriore. Ci limitiamo a metterle in fila come ‘informazioni’, ma bisognerà tornarci su per discuterne le implicazioni sociali e politiche.
Italia : non basteranno i volontari…
Da qualche mese il ministro Crosetto parla della necessità di irrobustire le fila dell’esercito ricorrendo a circa 10mila volontari, che in caso di “emergenza nazionale” verrebbero richiamati a dare una mano alla “nazione”. I primi ad essere richiamati sarebbero i militari in servizio permanente: appartenenti a Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza. In seguito toccherebbe a coloro che hanno lasciato le Forze Armate da meno di cinque anni. A questa previsione-richiesta Crosetto, in linea con i proclami iper-bellicisti della Commissione von der Leyen (“bisogna prepararsi alla guerra” con la Russia), ne ha subito aggiunto un’altra: servono comunque almeno altri 40.000 soldati (e soldatesse) in pianta stabile. L’abituale schermaglia tra Crosetto e il ministro dell’economia Giorgetti per trovare i fondi necessari sono elementi di dettaglio, poiché nel frattempo la discussione si è spostata, in modo sempre più esplicito, sull’opportunità (se non la necessità) di reintrodurre la leva obbligatoria. Che in Italia è stata soltanto sospesa, non soppressa. Ancora non ci sono decisioni ufficiali del governo Meloni, ma già da tempo è stata depositata una proposta di legge della Lega che la prevede. Per intanto, si lascia che le agenzie di stampa veicolino messaggi come questo:
“Secondo fonti istituzionali, il Governo starebbe valutando una revisione della normativa sulla leva, con l’obiettivo di includere le donne e alzare l’età massima per il richiamo. Una riforma che, se confermata, ridefinirebbe il concetto di difesa nazionale e il rapporto tra cittadini e Forze Armate in un contesto internazionale sempre più instabile.
“Se l’Italia dovesse trovarsi di fronte a un’emergenza militare, il ritorno della leva obbligatoria non sarebbe solo possibile, ma già previsto dalla legge. La questione ora non è più se possa accadere, ma quando e in che modo verrà attuata”.
Il vice di Salvini, l’avanguardista Vannacci, è già andato oltre, lamentando il fatto che, a suo dire, oltre che una carenza di uomini, c’è una carenza di uomini «pronti a combattere». Nel suo mirino l’educazione nelle scuole italiane, letteralmente infestate da anni da legioni di generali, colonnelli, ufficiali della NATO, dell’esercito, dei carabinieri, della finanza, etc., sostenendo che in essa mancano valori come «difesa della patria, onore, coraggio e sprezzo del pericolo». Questa è appena di due giorni fa, e si sta procedendo con passo sempre più veloce su questa strada.
Germania : sarà necessaria la leva obbligatoria, avverte Merz.
In Germania, com’è abitudine storica, si parla più chiaro ancora, specie da qualche settimana. E a farlo è il capo del governo, l’ex banchiere di Blackrock, ora cancelliere, Merz, non un Vannacci qualsiasi. Lunedì scorso, parlando ad un’assemblea di industriali, Merz li ha allertati: preparatevi a concedere a molti dei vostri dipendenti permessi per l’addestramento militare perché non sarà sufficiente, per le guerre a cui ci prepariamo, il solo ricorso all’arruolamento volontario.
Così sintetizza il suo messaggio l’Adn Kronos:
“Vorrebbe l’esercito più grande d’Europa, ma in assenza di volontari solo la leva obbligatoria potrà aiutarlo. Parliamo del cancelliere tedesco Friederich Merz, il quale, rivolgendosi agli imprenditori riuniti lunedì al Tdi (la giornata dell’industria) ha chiesto uno sforzo da parte di tutti per sopperire all’attuale composizione dell’esercito. Così “probabilmente non ce la faremo. Dovremo costruire una riserva. Avremo bisogno di elementi aggiuntivi di leva obbligatoria”.
“Si tratta di lavoratrici e lavoratori che operano anche nelle vostre aziende. Voi dovrete essere disposti a concedere a questi dipendenti, di tanto in tanto, la possibilità di esercitarsi con le forze armate, per renderci insieme in grado di difenderci”. Perché? “La Bundeswehr – il nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Federale di Germania e della loro sezione civile – deve tornare al centro della nostra società”.
“Il riarmo di civili, seppur volontari, spaventa molto i giovani. Se da un lato, un recente sondaggio YouGov ha rilevato che il 58% dei tedeschi è favorevole alla reintroduzione della coscrizione, Die Welt ha riscontrato come il 61% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni sia invece contraria.
“La leva obbligatoria, però, è stata sospesa in Germania nel 2011 (ma è ancora prevista nella Costituzione) e da allora l’esercito tedesco ha raggiunto i circa 181.000 soldati. Secondo il ministro della Difesa, Boris Pistorius, ne servirebbero altri 60.000 almeno, ai quali andrebbero aggiunti i riservisti. È su questa direzione che si muove la Legge sul Servizio Militare. Si tratta di una legge che dovrebbe contenere disposizioni che entrerebbero in vigore nel caso in cui sia un numero troppo esiguo di volontari ad essere disposto a prestare servizio militare, ha spiegato Pistorius in un’intervista a Ard.
“Con questionari somministrati ai maggiorenni, obbligatori per gli uomini e facoltativi per le donne, Pistorius intende valutare il grado di adesione alla leva militare. Per rendere più attrattivo il servizio militare, il ministro ha proposto di ampliare le caserme e le infrastrutture, accelerare sempre di più gli acquisti e ridurre la burocrazia. Inoltre, si parla di offrire loro “una retribuzione e un alloggio migliori”. Ma se il numero di posti in caserma dovesse essere maggiore, la leva obbligatoria non sarà più solo un’ipotesi.”
Stati baltici, Polonia, Finlandia: 3.450 km di mine anti-uomo, e bombardieri nucleari
In Germania, come si vede, si comincia a correre. Ma dove la corsa è già a rotta di collo è nei paesi baltici e in Polonia, che si preparano a mettere in piedi sui confini con la Russia una barriera lunga 3.450 km di mine anti-uomo, vietate dalle stesse convenzioni internazionali – da cui questi stati usciranno sulla scia di Stati Uniti e Israele, che si sono istituzionalmente svincolati da ogni obbligo di rispettare convenzioni e trattati.
“I Paesi NATO, confinanti con Russia e Bielorussia, dalla Lapponia (Finlandia) alla Polonia, hanno deciso di creare una barriera “difensiva” di 3.450 km.
“Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia notificheranno a fine mese alle Nazioni Unite il recesso formale dalla Convenzione di Ottawa, che finora vietava l’uso di mine antipersona. Dal 2026 potranno produrle, stoccarle e schierarle lungo le frontiere.
“I piani militari prevedono la posa di milioni di mine cariche di esplosivo e schegge, con calcoli già avviati sulle aree di foreste e laghi da minare, lungo l’intera linea di confine, in caso di un concentramento di truppe russe verso l’Europa orientale.”
Naturalmente, poi, se l’Iran vieta al direttore dell’AIEA Grossi, notoriamente filo-sionista, di entrare in Iran, o recede dagli accordi sul nucleare, è uno stato-canaglia, mentre i paesi baltici, la Polonia, la Finlandia, anche dopo una decisione canagliesca del genere (e illegale, stando ai trattati da loro stessi firmati), resteranno modelli di eticità e di rispetto delle leggi.

Finita qui? Nient’affatto. Ecco l’ultimissima (si appena 16 ore fa): arriva da Tallinn, capitale dell’Estonia:
“TALLINN È PRONTA A SCHIERARE SUL SUO TERRITORIO COMBATTENTI DELLA NATO IN GRADO DI TRASPORTARE ARMI NUCLEARI”.
Stiamo parlando di caccia multiruolo F-35A di quinta generazione, che il Regno Unito acquista dagli Stati Uniti per rafforzare la “sicurezza aerea” nella regione.
“Se una parte di questi aerei, indipendentemente dal Paese, sarà in grado di trasportare armi nucleari a duplice uso, ciò non cambia la nostra posizione. L’Estonia è pronta ad accettare gli alleati”, ha assicurato Pevkur, il ministro della difesa estone.
Il ministro ha anche ricordato che i caccia F-35 erano già di base in Estonia, e nel prossimo futuro arriveranno di nuovo per proteggere lo spazio aereo del Paese.
Bravi. Avanti così!!

