Il Ministro della Difesa Crosetto non ha perso tempo. Dopo che i governi guerrafondai di Francia e Germania hanno deciso di rimpolpare i loro eserciti reintroducendo una leva di massa (anche se – per ora – “soft” e “volontaria”), si è anch’egli sentito in obbligo di fare altrettanto in Italia.
Il ragionamento del ministro è lineare: “Se valutiamo che ci sia nel mondo meno sicurezza, occorre aumentare il numero dei militari”, ha dichiarato. “Se gli altri si muovono in questa direzione, noi che dobbiamo fare?”. Siamo di fronte a un discorso che ha una sua logica – una logica imperialista, in quanto è teso ad alimentare, anzi a scatenare, un’escalation militare dalle conseguenze devastanti per milioni di persone.
Non a caso, di rimbalzo, il piccolo Napoleone – presidente del Comitato Militare della NATO – Ammiraglio Cavo Dragone (il nome dice tutto) straparla sulla necessità di “una NATO più aggressiva e proattiva [più di così???]“, in grado di lanciare un “attacco ibrido preventivo” alla Russia.
Roba da manicomio, se non fosse che questi criminali hanno veramente facoltà di sommergere il mondo intero in una immane catastrofe, dal momento che rappresentano precisi interessi delle rispettive classi dominanti. E dal momento che, per loro, qualunque distruzione, qualunque massacro è giusto se risponde a quegli interessi.
Crosetto intende presentare alle Camere un Disegno di Legge per una leva militare “su base volontaria”, seguendo proprio i modelli franco-tedeschi.
In Francia, il presidente Macron ha istituito un servizio militare volontario di 10 mesi, rivolto ai giovani tra i 18 e i 19 anni. L’obbiettivo consisterebbe nel reclutarne 10mila l’anno entro il 2030.
La Germania punta ad avere, già dal 2029, l’esercito continentale più forte; per cui si rivolge a 700mila diciottenni (sempre volontari) per la ferma di leva, da tramutare in obbligatoria “in casi di necessità”.
Crosetto non si stacca da questo canovaccio. Il suo progetto consiste nel portare gli effettivi sotto le armi dagli attuali 160mila a circa 260mila entro il 2035. Potendo contare su una riserva pronta per le “emergenze”, in cui scatti la coscrizione obbligatoria.
Sono dei veri e propri piani di guerra che solo gli idioti o i collusi possono non vedere, o sottovalutare. Certo, la guerra di oggi per loro è sempre “difensiva”, ci mancherebbe altro. Ma qui, nascondendosi dietro le parole, ci si avvia verso il baratro. Nello specifico, l’approccio dell’imperialismo italiano al disastro è, come da tradizione, particolarmente subdolo, strisciante, ipocrita. Si parla di reclutare almeno 10-15 mila persone con competenze in settori strategici come la cybersicurezza, che andrebbero a costituire una “riserva militare non operativa” in modo continuativo, epperò attivabile solo “in caso di necessità”.
L’offerta riguarderebbe in prima battuta ex guardie giurate, militari in congedo, personale civile con qualifiche specifiche (come medici e infermieri). E i giovani? Certamente, sarebbero dentro anche loro, ma – per amor del cielo – non per schierarli in armi sulle prime linee (quali?), bensì come “supporto logistico e cooperativo, anche per emergenze e calamità naturali”. Ecco la solita foglia di fico…
I soldi per attirare queste nuove leve la borghesia li troverebbe di sicuro (Cavo Dragone ha anche specificato che andrebbero pagati bene). A scapito di sanità, istruzione, e pensioni certo, ma li troverebbe.
Per la Lega è troppo poco. Sei mesi di leva obbligatoria perdio, chiede Salvini, ma niente missioni all’estero. Che diamine, c’è da mettere ordine in casa e pestare duro sugli immigrati “irregolari”!
La cosiddetta opposizione parlamentare, da parte sua, si straccia le vesti: “clima di guerra” ecc., ma solo perché queste cose le fa il governo Meloni – i noti pacifisti Guerini, Gentiloni, Minniti, Picierno, etc., a quale partito appartengono? Pronti comunque quelli del PD, tutti insieme, a votare ancora una volta il riarmo e le mozioni U.E. di appoggio alla guerra della NATO in Ucraina – come del resto hanno fatto disciplinatamente al parlamento europeo anche i deputati di AVS!
La linea dell’imperialismo di “casa nostra”, subdola e vigliacca, fa sì che nel mentre si dibatte su questo DdL “soft” del ministro Crosetto, alla Camera giacciano, silenti, altre due proposte: una di Edmondo Cirielli (FdI) che delega il governo a istituire un Servizio Nazionale Militare (SNM) composto di volontari, pronto per la mobilitazione “in patria e all’estero”. L’altra del presidente del Comitato Difesa della Camera, il forzista Nino Minardo, che prevede una Riserva militare sul modello israeliano: bacino di riservisti passibili di impiego “pronto e rapido”.
Come si vede, i tamburi di guerra stanno già rullando anche in Italia. Alla faccia di chi ancora crede che l’Art. 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra”) possa aiutarci a tenerci fuori dal coinvolgimento diretto e “attivo” nei conflitti. A tale articolo fanno da “contrappeso” altri che dicono come, Costituzione alla mano, la guerra in fondo, per la classe dominante, è “lecita” – altro che se lo è. Vedi l’Articolo 52 che parla di “difesa della Patria come sacro dovere” (quale guerra oggi non è di “difesa”?) e l’Articolo 78, che prevede come spetti alle Camere, sempre in caso di “necessità”, di “deliberare lo stato di guerra”.
Tale rullio di tamburi si comincia a udire distintamente anche a scuola. E’ infatti in circolazione, proveniente dall’”Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza” (sic), un questionario indirizzato ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni in cui si pongono ben 32 quesiti per “aiutare a discutere su un tema così attuale come la guerra (Marina Terragni, delegata nel suo ruolo da La Russa e Lorenzo Fontana). Titolo del questionario: “Guerra e conflitti”. Tra le domande ne scegliamo due. La prima: “Se il mio paese entrasse in guerra, mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei”. Quanto sei d’accordo con questa frase?”. La seconda: “Si vis pacem, para bellum”. È un motto latino che significa se vuoi la pace prepara la guerra. Sei d’accordo?”.
Come si sa, spesso nelle domande di questo genere la risposta o è già indotta per come la domanda è formulata, oppure è nascosta tra le righe. “Il mio paese che entra in guerra” cosa significa? Si dovrebbe spiegare ai ragazzi (ma anche agli adulti) che non è il “tuo paese” che entra in guerra, ma la “tua” classe dominante, quella che detiene il potere economico e politico. E poi: se “la pace” (quale pace?) potesse derivare dalla “preparazione della guerra”, visto che all’oggi si contano per il pianeta una cinquantina di guerre guerreggiate, dovremmo vivere già in un mondo del tutto rappacificato. Alla faccia! Fatto è, invece, che questo motto racchiude solo l’esigenza di preparare la guerra qui e ora da parte dello Stato e del governo che lo declamano.
Nel mentre registriamo queste nuove tappe della militarizzazione dell’intera società, fatte per preparare e sostenere le guerre del capitale, rilanciamo il nostro impegno antimilitarista a trecentosessanta gradi contro queste guerre. Un impegno che deve toccare tutti gli ambiti in cui la pressione (e l’oppressione) della classe dominante spingono a produrre per la guerra, a sacrificarsi per la guerra, a pensare che la guerra imperialista, le guerre del “nostro” governo imperialista, possano risolvere i problemi delle masse proletarie e giovanili. Un antimilitarismo non di paura, ma di lotta, coscienza e organizzazione di classe. Un antimilitarismo che accetta la sfida dello scontro frontale con i detentori del privilegio e dello sfruttamento.
Al motto latino tanto caro alla borghesia guerrafondaia di oggi, opponiamo le parole d’ordine di Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e Vladimir Lenin: “Guerra alla guerra!”, “Contro la guerra imperialista, disfattismo rivoluzionario, rivoluzione sociale!”
Ci permettiamo di segnalare, in materia, una nostra recente pubblicazione

