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Sull’”assalto” a “La Stampa”, restiamo rigorosamente fuori dal coro

Orrore, violenza ingiustificabile, totale riprovazione! A sentire parole forti del genere, ti viene il dubbio: parlano dei nuovi massacri a Gaza? delle ultimissime imprese dei coloni in Cisgiordania? del macello in Ucraina? dei femminicidi di giornata? Macché. Sono Mattarella, Meloni, Schlein, etc. che strepitano contro l’”assalto” alla redazione de La Stampa di Torino compiuto venerdì scorso da un gruppo di giovani manifestanti per la Palestina.

Uno si chiede: quante decine di morti? quante centinaia di feriti? Niente. Niente di niente. Un paio di sacchi di ultra-meritato letame, qualche scritta sacrosanta sulla complicità dei giornalisti nel genocidio dei palestinesi in corso, la rivendicazione della libertà per Mohamed Shahin, un po’ di scartoffie e riviste gettate per terra (ecco la documentazione fotografica dell’Ansa).

Non ci uniamo al coro delle riprovazioni di stato, ci mancherebbe! Ma restiamo totalmente al di fuori anche dalle stizzite tirate di orecchie che vengono dai giornalisti de il manifesto, Il fatto quotidiano e simili, che si sono precipitati a dare la loro solidarietà ai colleghi di categoria. Essendo, è noto, gente particolarmente intelligente, liquidano l’azione come “particolarmente stupida”.

La nostra solidarietà va, invece, ai giovani dimostranti, la cui intelligenza delle cose li surclassa.

Se qualcuno avesse voglia di controllare quant’è fondata la loro denuncia degli autentici crimini compiuti dai giornalisti de La Stampa, ha a sua disposizione un libro rigorosissimo di Amedeo Rossi, Il muro della Hasbarà. Il giornalismo embedded de “La Stampa” in Palestina. Prefazione di Moni Ovadia, Postfazione di Ugo Giannangeli, Zambon, 2018 (2^ ristampa). Leggendolo, avrà modo di toccare con mano di quanti silenzi, omissioni, dimenticanze, occultamenti, mistificazioni; di quante spudorate falsificazioni della storia e dell’attualità; di quale sistematica inversione delle parti (gli aggressori trasformati in aggrediti e viceversa, l’attacco trasformato in difesa e la difesa in attacco); di quale preconcetta ostilità verso i palestinesi, e di quale sottile o grossolana loro bestializzazione; di quale sistematico abbellimento della realtà di Israele e degli israeliani; di quale capziosa giustificazione dei loro delitti, soprusi, discriminazioni, del loro suprematismo razzista; si sono macchiati questi esemplari giornalisti.

Il sottotitolo attualizzato del libro potrebbe essere: come si prepara (con gli scritti) un genocidio.

Si obietterà: ma quello era il tempo del più schifosamente sionista dei giornalisti italiani, Maurizio Molinari; ora la realtà è cambiata.

Sicuro? Leggete Rossi, ve lo consigliamo (*), e avrete degli strumenti assai utili per verificare quanto la realtà non è cambiata. A meno di credere alle favole del sionismo buono opposto a quello cattivo (ammesso e non concesso che ne “La Stampa” di oggi prevalga la prima variante). (pb)

(*) Lo consigliamo per il suo metodo di indagine, anche se non condividiamo – sia chiaro – diversi suoi giudizi storici e politici.

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