Il governo laburista di Keir Starmer in soli 12 mesi è diventato tra i più impopolari della storia, con solo il 23% di opinioni favorevoli per il primo ministro e 67% di sfavorevoli. La politica guerrafondaia e i tagli al welfare ad essa collegati (dai sussidi per i disabili a quelli per il riscaldamento) gli hanno alienato anche una parte di coloro che l’avevano votato per liberarsi dai conservatori. La misurata presa di distanza da Israele non basterà a fargli recuperare popolarità.
E’ in questo contesto che una deputata laburista, Zarah Sultana, ha deciso di abbandonare la nave che sta affondando e costruire un nuovo partito con Jeremy Corbyn, ex leader del Labour. Corbyn era stato eletto a tale carica contro l’establishment del partito, ma dopo la sconfitta elettorale nel 2020 era stato retrocesso e infine espulso per la sua posizione pro-Palestina (con l’accusa di “antisemitismo”). I due deputati stanno lavorando a costruire un nuovo partito, Your Party è il suo nome forse provvisorio, che azzera le ideologie e aspira ad attrarre l’”uomo della strada”.
La Dichiarazione postata sul suo sito annuncia:
“Risolveremo le crisi della nostra società solo con una ridistribuzione di massa della ricchezza e del potere. Ciò significa tassare i più ricchi della nostra società. Ciò significa un servizio sanitario nazionale libero dalla privatizzazione e la nazionalizzazione dei settori dell’energia, dell’acqua, delle ferrovie e delle poste. Ciò significa investire in un massiccio programma di costruzione di alloggi popolari. Ciò significa opporsi ai giganti dei combustibili fossili che antepongono i propri profitti al nostro pianeta.”
Quella della “ridistribuzione” della ricchezza sociale è la tematica preferita dai riformisti che non intendono mettere in discussione e, tanto meno, rovesciare i rapporti di produzione capitalistici, cioè la divisione della società in lavoratori salariati e capitalisti, ma vogliono che ai salariati vada una parte meno piccola di ciò che producono. Vorrebbero, inoltre, che il sistema sanitario resti pubblico e che lo stato nazionalizzi energia, acqua, ferrovie e poste: come era anche nell’Italia degli anni ’60 e ’70 a guida D.C. – quando tuttavia il miglioramento delle condizioni dei lavoratori avvenne grazie alle forti ed estese lotte operaie, non alla proprietà pubblica di numerosi settori.
A ciò si aggiunge la difesa del diritto di protestare contro il genocidio a Gaza per una “Palestina libera!” e il blocco delle armi a Israele. Nient’altro di significativo.
Nella prima settimana dal lancio online 600 mila persone hanno dato la loro adesione, a testimonianza del fatto che un gran numero di persone non si sente rappresentato dai partiti tradizionali, e neppure dalla destra razzista di Reform UK di Nigel Farage, pure in ascesa col 30% di favorevoli, ma il 61% di contrari (sondaggio yougov.co).
Corbyn e Sultana intendono costituire una piattaforma elettorale insieme a Verdi e ai 6 deputati Indipendenti pro Palestina (tra cui Corbyn stesso) che hanno vinto le elezioni nei rispettivi distretti elettorali, ispirandosi al Fronte Popolare costituito in Francia attorno a France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. A questa piattaforma, nel gergo inglese “umbrella party”, partito-ombrello, ha da subito indicato la sua intenzione di aggregarsi il Socialist Worker Party, che con il suo dirigente Alex Callinicos ha partecipato alla Conferenza internazionalista di Napoli nello scorso giugno.
Riteniamo che una decisione in tal senso sarebbe un grave errore politico da parte del SWP – in relazione al patrimonio internazionalista a cui si richiama.
Proprio una risoluzione approvata dai partecipanti alla Conferenza di Napoli, “Sull’ascesa dell’estrema destra, sulla tendenza al fascismo e su come combatterla”, critica apertamente la politica dei fronti popolari come “collaborazione di classe sotto mentite spoglie”, citando le esperienze storiche degli anni ’30 in Francia e Spagna, dei primi anni ’70 in Cile, e quelle recenti del Brasile di Lula, di Podemos in Spagna e del Front Populaire francese che, formato per fermare la destra xenofoba di Le Pen, ha invece favorito prima il partito di Macron alle elezioni con il meccanismo della desistenza a suo favore, e poi ha “ottenuto”, per ringraziamento, la formazione di un governo centrista molto attento alle istanze della destra. Che capolavoro! Che proprio questo sia il “modello” indicato da Sultana fa capire quanto la nuova formazione abbia come suo target solo il risultato elettorale, e non quello politico-sociale – anche il semplice spostamento dei rapporti di forza tra le classi, che è peraltro raggiungibile esclusivamente con la lotta. Si tratta, quindi, di un’esclusiva operazione elettorale.
Il rischio, ma si può dire con certezza il destino, di una adesione del SWP alla nuova coalizione elettorale, con la presentazione di propri candidati, come prospettato, è che essi diano la copertura da “sinistra” a questa formazione riformista che a sua volta fa da “copertura da sinistra” al Labour Party, appoggiandone la sinistra interna – costituita dai membri del Socialist Campaign Group che dopo aver firmato l’appello della Stop The War Coalition, si sono tirati indietro e non hanno partecipato a una sua manifestazione contro la guerra in Ucraina di impronta pacifista sotto la minaccia di espulsione da parte di Starmer.
Del resto lo stesso Corbyn ha dimostrato che i suoi “principi” contro la guerra sono molto, molto… flessibili, ancora una volta in funzione dei calcoli elettorali. Giunto alla leadership del Labour Party nel 2015 su posizioni anti-militariste, sostenendo l’abbandono della armi nucleari (basate sui sottomarini Trident) e l’uscita dalla NATO, si rimangiò tutto alla vigilia delle elezioni del gennaio 2020. Dichiarò, infatti, che se fosse diventato capo del governo, in caso di emergenza, avrebbe sottoposto la decisione sull’uso dell’arma nucleare a una delibera collettiva del governo, mentre l’uscita della NATO non faceva più parte del suo programma. Nella speranza di vincere le elezioni, aveva già ceduto alla campagna mediatica dei centri del potere economico e finanziario, presentandosi come un affidabile interprete degli interessi nazionali, atto a dirigere lo Stato della borghesia.
La nuova formazione politica mantiene la posizione pro-Palestina, ma sulla guerra in Ucraina, che vede massicciamente coinvolto il governo britannico con l’invio di armi, l’addestramento dei militari e la proposta di inviare truppe, il suo silenzio è assordante e complice.
Il SWP dichiara di avere presenti i pericoli del frontismo elettoralistico. In un editoriale del Socialist Worker, “Può la sinistra cogliere l’attimo mentre Corbyn e Sultana annunciano un nuovo partito?”, si afferma:
“Una nuova sinistra deve imparare la lezione di Syriza in Grecia o di Podemos in Spagna nell’ultimo decennio. Queste formazioni parlavano sia di elezioni che di lotte, ma alla fine hanno dato la priorità alla vittoria elettorale rispetto alla costruzione della lotta. Una volta raggiunto il governo, hanno ceduto ai padroni e ai banchieri, si sono spostati a destra e hanno fallito.”
Ci piacerebbe conoscere le valutazioni dei compagni del SWP sull’esperienza della coalizione elettorale Respect (2004-2016), di cui sono stati animatori insieme alla Muslim Association of Britain e al discusso politico George Galloway, principale beneficiario in termini elettorali.
Tuttavia ci sembra che l’attrazione del potenziale elettorale della nuova formazione (secondo alcuni sondaggi il 10% dei voti) sia nettamente prevalente. In un comunicato del 5 luglio, subito dopo l’annuncio di Sultana e Corbyn, la linea del SWP viene formulata nei seguenti termini:
“In questa fase, riteniamo che un’organizzazione “ombrello”, con radici reali e un sostegno di alto profilo [in che senso?? –ndr], sarebbe la soluzione migliore. I candidati sottoscriverebbero principi quali il no all’austerità e ai tagli, l’accoglienza dei rifugiati, la lotta al razzismo, la liberazione delle donne e delle persone LGBT+, il welfare anziché la guerra, la libertà per la Palestina e un’azione concreta sul cambiamento climatico.
“I candidati accetterebbero questi principi, ma potrebbero andare oltre se lo desiderassero. Un tale “filtro” di principi socialisti di base [?? – ndr] riunirebbe i gruppi frammentati di indipendenti. Saremmo disposti a proporre nostri membri come candidati in un tale raggruppamento.”
Un insieme di rivendicazioni democratiche, ma – francamente – non vediamo neppure l’ombra degli evocati “principi socialisti di base”. Vediamo, al contrario, la rimozione della lotta di classe contro le radici della guerra, del razzismo, dello sfruttamento e dell’oppressione di ogni genere: il capitalismo, e il potere statale che è sua espressione. Senza porre queste questioni, si illudono i proletari che sia possibile gestire a favore degli sfruttati e degli oppressi questa società, basata sullo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale, e uno Stato, come quello britannico, che è l’espressione del suo dominio di classe. Questa è l’essenza del riformismo, di ieri oggi e domani: un organizzatore di disfatte, secondo la felice espressione di Trotzky. Anche, o soprattutto, quando è in grado di compiere qualche exploit elettorale: indimenticabili – per l’Italia – la “storica vittoria” elettorale del PSI nel novembre del 1919 (primo partito con il 32,4% dei voti) e lo “storico risultato” del PCI nel giugno 1976 (34,4% dei voti). In entrambi i casi le illusioni generate da queste “eccezionali vittorie” schedaiole facilitarono in modo decisivo l’avvento di due periodi storici di pesantissimo arretramento del movimento proletario – il ventennio fascista e il quarantennio neo-liberista. Risparmiamo ai lettori l’elenco infinito di simili esperienze in altri paesi, e torniamo al Regno Unito e all’oggi.
Stiamo sprofondando passo dopo passo, a velocità crescente, in una crisi storica dell’intero sistema sociale capitalistico che si sta direzionando verso uno scontro frontale, bellico, tra due campi imperialisti contrapposti, quello a guida statunitense, i vecchi dominatori del mondo in perdita di forza e di egemonia, e il campo imperialista dei capitalismi rampanti (in via di formazione) con alla guida la Cina. In un contesto storico del genere, un partito che evita accuratamente di prendere di petto questa tendenza in atto, ed evita con altrettanta cura di delineare un programma di azione disfattista nei confronti del militarismo e dell’imperialismo britannico in quanto tale concentrandosi in modo pressocché esclusivo sulla necessità di fermare l’ascesa di Farage per via elettorale e con accordi più o meno sottobanco con l’attuale partito laburista, è un partito che prepara la disfatta della classe lavoratrice.
Non potrebbe essere diversamente, del resto, se si considera che su una questione fondamentale come la guerra in Ucraina il nuovo partito, nonché la nuova coalizione in formazione, hanno posizioni diverse, alcune favorevoli all’Ucraina cioè alla NATO, ma pressocché nessuno è per un’opposizione internazionalista all’imperialismo britannico e per il sostegno al disfattismo su entrambi i fronti. E, soprattutto, se si considera che il “Tuo Partito” (questo nome suona davvero come uno spot per la vendita di una merce) non ha la minima intenzione di mettere in discussione, neppure a parole, neppure di domenica (come i vecchi socialisti italiani), il sistema sociale capitalistico, la schiavitù salariata, e tutte le altre sue note bellezze. Tra cui, appunto, il militarismo e la guerra.
Per ergere una solida e duratura barriera contro la destra populista di Reform UK che fa leva sui crescenti disagi materiali vissuti dai proletari, per poi deviare il malessere e la rabbia proletaria e popolare contro gli immigrati che sono lo strato più sfruttato della società, ci vuol ben altro che una massa di schede. E’ per questo che nei mesi passati abbiamo molto apprezzato l’impegno del SWP e di altre forze a battersi nelle strade contro i gruppi protagonisti di pogrom contro gli immigrati fomentati dalla destra razzista e dal partito di Farage, nonché l’impegno nel vastissimo movimento di solidarietà con il popolo palestinese.
Contro Farage & Co. un’opposizione di classe coerente avrebbe un argomento politico fortissimo: tu, demagogo e mascalzone matricolato, avevi affermato che con la Brexit si sarebbero risolti tutti i problemi soprattutto della gente più sofferente, ed invece il bilancio di quasi un decennio di Brexit è, proprio per questa parte della società, disastroso in termini di peggioramento delle condizioni di vita e di pesanti tagli ai servizi sociali, di disagi psichici crescenti, di crescita della povertà e dell’emarginazione. La sola cosa che sta via via grandeggiando nel Regno Unito del post-Brexit è il militarismo, la folle e criminale febbre di recuperare con la guerra il posto di comando che il Regno Unito ha perduto per sempre. Una febbre che non è stata solo dell’invasata Truss o dei conservatori, ma che è oggi propria di quel partito laburista con il quale, gira e rigira, il partito di Corbyn-Sultana aspira a governare.
Non sarebbe difficile mettere alla gogna Farage davanti ai lavoratori e alle lavoratrici rinfacciandogli le sue truffaldine promesse, ma potrebbe farlo solo chi all’epoca avesse assunto una posizione di classe sia contro il Remain che contro la Brexit per l’utonomia di classe da entrambe le alternative capitalistiche.
La fondazione di un nuovo partito, tanto più se con un seguito abbastanza ampio (di voti), è sempre un fenomeno politico interessante poiché esprime un movimento nella società e – in questo caso – specificamente nel proletariato britannico, protagonista negli ultimi anni di molteplici lotte sindacali, benché sempre sciaguratamente frammentate, e compartecipe nelle sue punte più avanzate dell’ampio moto di denuncia del genocidio sionista. Ma per quel che concerne la lotta contro la guerra e contro il capitalismo che la genera, questo nuovo partito è non solo inutile, bensì dannoso, molto dannoso perché diffonde l’illusione che la corsa alla guerra e all’economia di guerra possa essere fermata con una scheda, laddove la storia di più di due secoli dimostra tutt’altro.
Nessun credito, quindi, al partito di Corbyn-Sultana!, una pallidissima copia degli stessi DSA statunitensi, altri/e incantatori e incantatrici di serpenti – la cui funzione totalmente negativa per quel che concerne la maturazione in senso classista e rivoluzionario delle acutissime contraddizioni sociali statunitensi è palese ai compagni e alle compagne che ne hanno studiato l’ideologia e l’azione.
Nessun credito, e tanto più nessuna alleanza! Ci auguriamo vivamente, perciò, che il SWP ridiscuta la sua attuale inclinazione ad aggregarsi alla nuova coalizione elettorale. Ne sarebbe inevitabilmente – scontate le migliori intenzioni – la ruota di scorta, e diventerebbe corresponsabile del disastro politico che questo nuovo partito produrrà.
Post-scriptum – Questa nostra critica non mette affatto in discussione la linea del fronte unico di classe all’interno dei movimenti di lotta: qui stiamo parlando di rapporti tra partiti. Le due questioni non sono affatto sovrapponibili.
7 agosto
Tendenza internazionalista rivoluzionaria
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Endorse Corbyn-Sultana’s Party? Ally with it? Absolutely not!
Keir Starmer’s Labour government has become one of the most unpopular in history in just 12
months, with only 23% of respondents expressing a favourable opinion of the prime minister and
67% expressing an unfavourable opinion. His warmongering policies and the associated welfare
cuts (from disability benefits to heating allowances) have alienated even some of those who voted
for him to get rid of the Tories. His measured distancing from Israel will not suffice to restore his
popularity.
It is in this context that Labour MP Zarah Sultana has decided to abandon the sinking ship and build
a new party with Jeremy Corbyn, former leader of the Labour Party. Corbyn had been elected to
that position against the party establishment, but after the 2020 election defeat, he was demoted and
eventually expelled for his pro-Palestinian stance (on charges of “anti-Semitism”). The two MPs are
working to build a new party, provisionally named Your Party, which eschews ideology and aims to
appeal to the Main Street.
The statement posted on its website announces:
‘ We will only fix the crises in our society with a mass redistribution of wealth and power. That means
taxing the very richest in our society. That means an NHS free of privatisation and bringing energy, water,
rail and mail into public ownership. That means investing in a massive council-house building programme.
That means standing up to fossil fuel giants putting their profits before our planet.’
The “redistribution” of social wealth is the favourite theme of reformists who do not intend to
question, let alone overturn, capitalist relations of production, i.e. the division of society into wage
earners and capitalists, but want wage earners to receive a less small share of what they produce.
They would also like the healthcare system to remain public and the government to nationalise
energy, water, railways and postal services, as was the case in Italy in the 1960s and 1970s under
Christian Democrat leadership – when, however, improvements in workers’ conditions came about
thanks to strong and widespread workers’ struggles, not public ownership of numerous industries.
Added to this is the defence of the right to protest against the genocide in Gaza for a “free
Palestine” and the arms embargo on Israel. Nothing else of significance.
In the first week since its online launch, 600,000 people have signed up, demonstrating that a large
number of people do not feel represented by the traditional parties, nor by Nigel Farage’s racist
right-wing Reform UK, which is also on the rise with 30% in favor, but 61% against (yougov.co
poll).
Corbyn and Sultana intend to form an electoral platform together with the Greens and the six pro-
Palestinian Independent MPs (including Corbyn himself) who won the elections in their respective
constituencies, inspired by the Popular Front formed in France around Jean-Luc Mélenchon’s
France Insoumise. The Socialist Worker Party, whose leader Alex Callinicos participated in the
Internationalist Conference in Naples last June, immediately indicated its intention to join this
platform, known in English as an “umbrella party”.
We believe that such a decision would be a serious political mistake on the part of the SWP, in
relation to the internationalist heritage to which it refers.
A resolution approved by the participants at the Naples Conference, “On the rise of the ultra-right
and the tendency to fascism and how to fight them”, openly criticizes the policy of popular fronts as
disguised ‘class collaboration’, citing the historical experiences of the 1930s in France and Spain,
the early 1970s in Chile, and the recent experiences of Lula’s Brazil, Podemos in Spain and the
French Front Populaire, which, formed to stop Le Pen’s xenophobic right wing, instead first
favored Macron’s party in the elections with the mechanism of desistance in its favor, and then
“obtained”, as a thank you, the formation of a centrist government very attentive to the demands of
the right wing. What a masterpiece! The fact that this is the “model” indicated by Sultana shows
that the new formation is targeting only the electoral result, and not the political-social one – not
even the simple shift in the balance of power between the classes, which can only be achieved
through struggle. It is, therefore, an exclusively electoral operation.
The risk, but one can say with certainty the inevitable outcome, of the SWP joining the new
electoral coalition, with the presentation of its own candidates, as envisaged, would be that they will
provide “left-wing” cover for this reformist formation, which in turn acts as ‘left-wing cover’
to the Labour Party, supporting its internal left wing – made up of members of the Socialist
Campaign Group who, after signing the Stop The War Coalition’s appeal, backed down and did not
participate in its pacifist demonstration against the war in Ukraine under threat of expulsion by
Starmer.
After all, Corbyn himself has shown that his ‘principles’ against war are very, very… flexible, once
again in line with electoral calculations. Having come to the leadership of the Labour Party in 2015
on anti-militarist positions, advocating the abandonment of nuclear weapons (based on Trident
submarines) and withdrawal from NATO, he reneged on everything on the eve of the January 2020
elections. He declared that if he became head of government, in the event of an emergency, he
would submit the decision on the use of nuclear weapons to a collective government decision, while
withdrawal from NATO was no longer part of his programme. In the hope of winning the
elections, he had already given in to the media campaign of the economic and financial power
centres, presenting himself as a reliable interpreter of national interests, capable of leading the
bourgeois state.
The new political formation maintains its pro-Palestinian position, but on the war in Ukraine, in
which the British government is heavily involved with the sending of weapons, the training of the
military and the proposal to send troops, its silence is deafening and complicit.
The SWP claims to be aware of the dangers of this electoral frontism. In a Socialist Worker editorial,
‘Can left seize time after Corbyn and Sultana announce new party?’ it states:
‘ A new left has to learn the lessons of Syriza in Greece or Podemos in the Spanish state in the last
decade. Such formations spoke of both elections and struggles—but, in the end, prioritised winning
elections over building struggle. When they reached government, they conceded to the bosses and
bankers, moved rightward—and failed.’
We would like to hear the SWP comrades’ assessment of the experience of the Respect electoral
coalition (2004-2016), which they led together with the Muslim Association of Britain and the
controversial politician George Galloway (1) , its main beneficiary in electoral terms.
However, it seems to us that the attraction of the new formation’s electoral potential (10% of the
vote according to some polls) clearly prevails. In a statement on 5 July, immediately after the
announcement by Sultana and Corbyn, the SWP’s line is formulated in the following terms:
‘At this stage, we believe an “umbrella” organisation, with real roots and high-profile support [in
which sense?? –ed], would be the best way forward. Candidates would sign up to principles such as
no to austerity and cuts, refugees welcome, fight racism, women’s and LGBT+ liberation, welfare
not warfare, free Palestine and real action on climate change.
‘Candidates would accept these, but could go further than them if they wanted to. Such a “filter” of
basic socialist principles [?? – ed.] would bring together the fragmented groups of independents. We
would be prepared to offer our members as candidates in such a grouping.’
This is a set of democratic demands, but – frankly – we do not see even a shadow of the evoked
‘basic socialist principles’. On the contrary, we see the removal of the class struggle against the
roots of war, racism, exploitation and oppression of all kinds: capitalism and the state power that is
its expression. Without raising these issues, the proletariat is deluded into believing that it is
possible to manage this society, based on the exploitation of wage labour by capital, and a state,
such as the British one, which is the expression of its class domination, in favour of the exploited
and oppressed. This is the essence of reformism, yesterday, today and tomorrow: an organiser of
defeats, according to Trotsky’s apt expression. Even, or especially, when it is capable of achieving
some electoral exploits: unforgettable – for Italy – are the “historic victory” of the PSI in the
November 1919 elections (the largest party with 32.4% of the vote) and the “historic result” of the
PCI in June 1976 (34.4% of the vote). In both cases, the illusions generated by these “exceptional
victories” at the ballot box decisively facilitated the advent of two historical periods of severe
retreat for the proletarian movement: the twenty years of fascism and the forty years of
neoliberalism. We will spare readers the endless list of similar experiences in other countries and
return to the United Kingdom and the present day.
We are sinking step by step, at increasing speed, into a historical crisis of the entire capitalist social
system, which is heading towards a head-on, warlike clash between two opposing imperialist
camps: the US-led camp, the old rulers of the world who are losing power and hegemony, and the
imperialist camp of rampant (emerging) capitalisms led by China. In such a historical context, a
party that carefully avoids tackling this trend head-on, and avoids with equal care outlining a
programme of action against British militarism and imperialism as such, focusing almost
exclusively on the need to stop Farage’s rise through the ballot box and through more or less under-
the-table agreements with the current Labour Party, is a party that is preparing the defeat of the
working class.
It could not be otherwise, after all, considering that on a fundamental issue such as the war in
Ukraine, the new party, as well as the new coalition in formation, have different positions, some
favourable to Ukraine, i.e. to NATO, but almost none in favour of an internationalist opposition to
British imperialism and support for defeatism on both fronts. And, above all, considering that “Your
Party” (this name really sounds like an advertisement for the sale of a merchandise) has no intention
whatsoever of questioning, even in words, even on Sundays (like the old Italian socialists), the
capitalist social system, wage slavery, and all its other well-known beauties. Among which,
precisely, militarism and war.
To erect a solid and lasting barrier against the populist right wing of Reform UK, which exploits the
growing material hardships experienced by the proletariat, and then diverts proletarian and popular
discontent and anger against immigrants, who are the most exploited stratum of society, it takes
much more than a mass of ballot papers. That is why, in recent months, we have greatly appreciated
the commitment of the SWP and other forces to fighting in the streets against the groups carrying
out pogroms against immigrants, fomented by the racist right, as well as their commitment to the
vast movement of solidarity with the Palestinian people.
Against Farage and Co., a coherent class opposition would have a very strong political argument:
you, demagogue and certified rascal, claimed that Brexit would solve all the problems, especially
those of the most suffering people, and yet the outcome of almost a decade of Brexit is, precisely
for this section of society, disastrous in terms of worsening living conditions and heavy cuts to
social services, increasing mental distress, and growing poverty and marginalisation. The only thing
that is gradually gaining ground in post-Brexit Britain is militarism, the insane and criminal fever
to regain through war the position of command that the United Kingdom has lost forever.
This fever has not only been felt by the fanatical Truss or the Conservatives, but is now also
characteristic of the Labour Party, with which, one way or another, the Corbyn-Sultana party
aspires to govern.
It would not be too difficult to pillory Farage in front of workers, reproaching him for his deceitful
promises, but only those who at the time took a class position against both Remain and Brexit, for
class autonomy from both capitalist alternatives, could do so.
The founding of a new party, especially one with a fairly large following (in terms of votes), is
always an interesting political phenomenon because it expresses a movement in society and, in this
case, specifically in the British proletariat, which in recent years has been the protagonist of
multiple trade union struggles, albeit always unfortunately fragmented, and has participated in its
most advanced forms in the broad movement denouncing Zionist genocide. But as far as the
struggle against war and capitalism that generates it is concerned, this new party is not only useless,
but harmful, very harmful, because it spreads the illusion that the rush to war and the war economy
can be stopped with a ballot paper, when more than two centuries of history prove otherwise.
No credit, therefore, to Corbyn’s party, a pale copy of the US DSA, another set of snake
charmers whose totally negative role in the class-conscious and revolutionary maturation of the
acute social contradictions in the United States is obvious to comrades who have studied their
ideology and actions.
No credit, and certainly no alliance! We therefore sincerely hope that the SWP will reconsider its
current inclination to join the new electoral coalition. It would inevitably become its spare wheel,
despite the best of intentions, and would become jointly responsible for the political disaster that
this new coalition will produce.
Post-scriptum – Our criticism in no way calls into question the class-based united front within movements of
struggle: we are talking here about relations between parties. The two issues are not at all
equivalent.
August, 7
Revolutionary Internationalist Tendency (Italy)
Note
(1) Supporter of the USSR, the Palestinian cause, Saddam Hussein’s Iraq, from which he received funding, supporter of
the Assad regime in the Syrian civil war, of Iran (with which he has collaborated with Press TV since 2008), of Putin’s
Russia (presenter on state TV channel RT), of China; advocate of Brexit. After Respect was dissolved, he formed the
Workers Party. In recent years, he has declared himself to be “socially conservative”, opposed to abortion and
euthanasia.
Qui la risoluzione approvata dalla Conferenza internazionalista di Napoli, 14-15 giugno, che viene richiamata nel testo – Here is the resolution approved by the Internationalist Conference of Naples, 14-15 June, which is referred to in the text

