I britannici hanno votato. Ma il risultato delle elezioni è tutt’altra cosa rispetto al loro voto.
Valanga laburista? I laburisti hanno ricevuto 9,7 milioni di voti, perdendo oltre 500 mila voti sul 2019, e oltre 3 milioni sul 2017, ma sono balzati da 201 a 412 seggi, conquistando una maggioranza assoluta di 174 seggi, analoga a quella conquistata dal primo governo Blair nel 1997 (418 seggi) con 13,5 milioni di voti. Non c’è neppure stato uno spostamento a sinistra degli elettori (se a sinistra si può collocare il Labour), ma semmai uno a destra: decisivo il successo, in termini di voti, di Reform UK dell’anti-UE e anti-immigrati Nigel Farage che ha ottenuto oltre 4 milioni di voti, il 14,3% del totale, sottraendoli ai Conservatori, che hanno dimezzato i propri voti da quasi 14 milioni a 6,6 milioni, crollando da 373 a 121 seggi: una debacle.
Ha contribuito a questo risultato anche il crollo dello Scottish National Party, che ha perso mezzo milione di voti e 39 seggi su 48, in buona parte a favore del Labour. Parte dei voti in uscita da Conservatori e Laburisti, oltre che all’astensione (+3,2 milioni) e a Reform, è andata ai Verdi e ai candidati Indipendenti. Il sistema elettorale maggioritario che in ogni collegio elettorale elegge solo il primo arrivato, senza ballottaggio, ha dato al partito laburista il 63% dei seggi a fronte del 34% dei voti… Ma se sommiamo i voti di Conservatori e Reform UK otteniamo il 38%.
Le intenzioni di voto espresse il giorno prima del voto mostrano anche per questa tornata elettorale poca differenza tra diversi strati sociali, mentre più marcata è la differenza per età, con il 47% dei giovani fino a 24 anni pro-Labour (in calo rispetto al 60% e più di qualche mese prima), e solo il 15% pro-conservatori, mentre gli over-65, hanno votato conservatore per il 40% (più il 17% a Reform) e solo 24% Labour.
Nessuna “valanga laburista”, quindi, ma abbandono di massa dei conservatori dopo 14 anni di governo. Secondo un’indagine condotta da YouGov pochi giorni prima del voto, il 48% di chi intendeva votare Labour lo faceva “per liberarsi dei conservatori”, e solo il 5% perché condivideva il programma laburista… Al “successo” laburista hanno contribuito alcuni mass media come il tabloid “popolare” (nel senso del sensazionalismo tutto immagini e titoli) The Sun del magnate australiano Murdoch, che dopo aver pilotato l’ascesa dei Conservatori, li ha attaccati negli ultimi mesi favorendo comunque, più che lo spostamento verso i laburisti, quello verso Reform.
Va inoltre notato un forte aumento dell’astensionismo, + 7,8 punti sul 2019, con una partecipazione al voto scesa al 59,75% degli elettori, la più bassa dal 1885, dopo quella del 2001. C’è quindi un netto contrasto tra il comportamento degli elettori, che hanno mostrato una minore fiducia nel voto e nei due maggiori partiti, e la traduzione parlamentare del voto che ha dato una schiacciante maggioranza al partito laburista di Keir Starmer, ben visto dai capitalisti.
Ma c’è un altro aspetto, per quanto limitato, del voto, che ha mostrato fenomeni controcorrente: il successo di diversi candidati indipendenti, con 6 di essi eletti, di cui 4 professionisti di origine pachistana, che si sono impegnati nelle proteste pro-Palestina, rompendo in un caso con il Labour e in un altro con i Liberaldemocratici, e hanno battuto i candidati laburisti in circoscrizioni con forte componente di immigrati. Uno di essi, il medico oculista Shockat Adam, si è presentato con una piattaforma di tipo pacifista anche rispetto a Ucraina, Sudan e Congo, e per il rafforzamento e la gratuità del sistema sanitario. Lo stesso ex leader laburista di sinistra Jeremy Corbyn, escluso dalle candidature del partito, e contrario all’invio di armi all’Ucraina, è stato eletto a Londra con quasi il 50% dei voti, e con una partecipazione al voto del 67%, superando di gran lunga il candidato laburista (e anche i voti ricevuti dallo stesso Keir Starmer). Questo significa che parte dell’astensione non è apatia, ma richiesta di posizioni più radicali contro il sistema, o dentro di esso.
Il nuovo governo si è subito messo all’opera, “scoprendo” che i conservatori hanno lasciato le finanze in dissesto – cosa che darà l’alibi per dire che mancano le risorse pubbliche per mantenere tutte le promesse con fondi pubblici, e si dovrà fare ricorso al finanziamento privato secondo il modello PFI (Private Finance Initiative): appalto di opere pubbliche a gruppi finanziari, ai quali vengono assicurati profitti per decenni attraverso la fornitura di servizi a tariffe di favore – avviato da Mayor nel 1992 e ampliato dal governo di Tony Blair a metà degli anni ’90. Questo metodo, introdotto anche in Italia – si pensi alle autostrade, ma anche agli ospedali –fa di servizi pubblici come scuola e sanità un business che assicura lauti profitti ai privati, aumentando il costo dei servizi sociali. I vari governi britannici hanno utilizzato i PFI anche per la raccolta rifiuti, le abitazioni “popolari”, le caserme, le prigioni, e ora i laburisti vogliono aprire il mercato della “transizione verde”.
Un’inchiesta (che riproduciamo in coda a questo articolo) di openDemocracy, un’associazione che vorrebbe un’impossibile democrazia parlamentare dal basso nel capitalismo, rivela che da un anno, da quando con la caduta del governo di Liz Truss è risultato evidente che i conservatori erano destinati alla sconfitta, tutte le grandi imprese hanno inviato i loro lobbisti a “istruire” i politici laburisti nella stesura dei programmi di governo: dalle società finanziarie della City ai produttori di armi (inclusa Leonardo): il programma di governo è stato steso in stretta collaborazione, se non sotto dettatura, dei maggiori gruppi finanziari, dei servizi e industriali del Regno Unito.
Per questo organi di stampa tradizionalmente pro-conservatori, come il citato The Sun, hanno aperto al Labour e favorito la fuga di voti dai Conservatori a Reform UK.
Un altro campo nel quale i nuovi ministri si sono subito messi all’opera è lo svincolo di parte delle “cinture verdi” intorno alle città, che verranno aperte all’urbanizzazione con le nuove leggi sui piani regolatori, oltre alle aree industriali dismesse. Sulla carta c’è la costruzione di 1,5 milioni di nuove abitazioni in 5 anni, anche con la costruzione di nuove città, che dovrebbe contenere i valori giunti a livelli stratosferici della rendita immobiliare delle maggiori città, Londra in primis. Enormi interessi sono in ballo: se un ettaro di terreno agricolo vale £25.000, una volta reso edificabile ne varrà £ 1,95 milioni. Applausi dalle associazioni dei costruttori che vedono aprirsi un enorme business, osteggiate dai proprietari immobiliari che temono il ridursi delle proprie rendite.
Il Partito Laburista, costituito all’inizio del secolo scorso dai maggiori sindacati, e che formalmente si presenta tuttora come espressione del “lavoro”, con gli undici sindacati affiliati che ancora hanno statutariamente il diritto ad esprimere il 50% dei delegati al congresso annuale (era l’80% fino a fine anni ’90), porterà avanti in realtà un programma dettato dal grande capitale. È una prova ulteriore della profonda integrazione delle stesse burocrazie sindacali nel sistema capitalistico e nello Stato, come in tutti i paesi capitalistici avanzati, nonostante che le condizioni dei lavoratori britannici vedano un progressivo peggioramento, e siano oggi ben lontane da quelle delle aristocrazie operaie della Gran Bretagna imperiale.
Il partito laburista è da decenni un partito borghese dell’imperialismo britannico a tutti gli effetti, come dimostra anche l’esordio di Starmer al vertice NATO di Washington, dove ha confermato le posizioni guerrafondaie del suo predecessore. Ed è sempre meno un partito operaio-borghese, anche dal punto di vista elettorale, perché quasi 4 lavoratori su 5 non sono organizzati in sindacati, e nelle intenzioni di voto (di coloro che intendevano votare) gli strati a più basso redito hanno espresso una propensione per il Labour (39%) comunque minoritaria, solo di 3 punti superiore agli strati con reddito sopra la media. Il Labour è così organicamente legato agli interessi borghesi che i tentativi delle organizzazioni della sinistra britannica tese a spostarne a sinistra l’asse partecipando ai suoi congressi tramite le Trade Union, sono destinati a fallire ancor più che nel passato, distogliendo i comunisti dal lavoro per separare da (e contrapporre a) il Labour i lavoratori più coscienti in senso anticapitalista. Anche le organizzazioni della sinistra che non praticano lo sciagurato entrismo nel Partito Laburista, alimentando l’illusione che il Labour possa essere recuperato a posizioni di classe, o che rappresenti comunque il “male minore”, aiutano la dispersione di energie di classe che dovrebbero essere dirette, invece, verso la costruzione nell’immediato di un polo di opposizione di classe al nuovo governo, e in prospettiva alla nascita di un partito rivoluzionario. Certo, a fronte di un ciclo di forti lotte operaie e sociali, il partito laburista potrebbe anche cercare di cavalcarle per mantenere il controllo sui sindacati, ma il suo orizzonte politico tutto interno al capitalismo e all’Alleanza atlantica non muterebbe affatto.
Non c’è da aspettarsi che Starmer abroghi le leggi antisindacali varate dai tempi della sconfitta del grande sciopero dei minatori nel 1985 sotto il governo di Margareth Thatcher, che i governi Blair hanno mantenuto, e neppure le nuove leggi anti-sciopero, con l’imposizione di servizi minimi nei trasporti, sanità, ecc. da parte dell’ultimo governo Sunak, né che abroghi il limite di due figli per gli assegni familiari, introdotto dai conservatori, che penalizza fortemente le famiglie numerose, per lo più di immigrati, una misura discriminatoria di chiara impronta razzista.
Il successo di alcuni candidati indipendenti di opposizione, e le partecipate dimostrazioni per la Palestina, insieme all’aumento delle astensioni, al permanere di un fitto calendario di scioperi nei trasporti, nella sanità e in altri servizi, l’assenza di illusioni sul nuovo governo da parte dei settori più combattivi della classe, indicano l’esistenza di un’opposizione sociale e politica che non emerge dal dato elettorale complessivo. Come in Italia, questa opposizione dovrà esprimersi con posizioni nettamente demarcate dal nuovo governo della borghesia britannica e alla sua politica di guerra, di opposizione intransigente, internazionalista alle sue decisioni, contribuendo così a demolire le residue aspettative che una parte dei lavoratori e dei giovani continuano a riporre in questo Labour.
Solo sulla base di una decisa opposizione “disfattista” alla politica di guerra del governo Starmer, sarà possibile far crescere anche in Gran Bretagna le posizioni internazionaliste, e dare forza all’attività in corso per la formazione di un “campo proletario” a scala mondiale che sia separato e contrapposto sia al campo dell’imperialismo occidentale (sulla base del principio “il nemico è in casa nostra”), sia a quello anti-occidentale, non certo anti-imperialista, con epicentro in Cina.
London: A Labour government for big business, not for workers
The British voted, but the outcome of the election is quite different from their vote
Labour avalanche? Labour received 9,7 million votes, losing more than 500,000 votes on 2019, and over 3 million on 2017, but jumped from 201 to 412 seats, winning an absolute majority of 174 seats, similar to that won by the first Blair government in 1997 (418 seats) with 13,5 million votes, There was not even a shift to the left of voters (if Labour can be placed on the left), but rather one to the right: the decisive success, in terms of votes, of Reform UK of the anti-EU and anti-immigrant Nigel Farage who obtained over 4 million votes, 14.3% of the total, subtracting them from the Conservatives, who halved their votes from almost 14 million to 6.6 million collapsing from 373 to 121 seats: a debacle.
Also contributing to this result was the collapse of the Scottish National Party, which lost half a million votes and 39 out of 48 seats, largely to Labour Part. Part of the votes coming out of the Conservatives and Labour, in addition to abstention (+3,2 million) and Reform, went to the Greens and Independent candidates. The majoritarian electoral system that elects only the first comer in each constituency, without a run-off, gave the Labour Party 63% of the seats against 34% of the votes… But if we add up the votes of the Conservatives and Reform UK, we get 38%.
The voting intentions expressed the day before the vote also show little difference between different social strata for this election cycle, whilst the difference by age is more marked, with 47% of young people up to 24 years of age pro-Labour (down from 60% and more than a few months earlier), and only 15% pro-Conservative, whilst the over-65s, voted Conservative for 40% (plus 17% for Reform) and only 24% Labour.
No Labour avalanche, then, but mass abandonment of the Conservatives after 14 years of government. According to a survey conducted by YouGov a few days before the vote, 48% of those who intended to vote Labour did so to get rid of the Conservatives, and only 5% because they shared the Labour programme Some mass media have contributed to Labour’s success, such as the popular tabloid (in the sense of sensationalism, all images and headlines) The Sun, owned by Australian tycoon Murdoch, who, after piloting the rise of the Conservatives, has attacked them in recent months, favoring more than the shift towards Labour, that towards Reform.
It should also be noted that there was a sharp increase in abstentionism, +7.8 points on 2019, with voter turnout falling to 59.75% of voters, the lowest since 1885, after that of 2001. There is therefore a stark contrast between the behaviour of the voters, who showed less confidence in the vote and in the two major parties, and the parliamentary translation of the vote which gave an overwhelming majority to Keir Starmer’s Labour Party, which was well regarded by the capitalists.
But there is another aspect, however limited, of the vote, which has shown phenomena that go against the tide: the success of several independent candidates, with 6 of them elected, including 4 professionals of Pakistani origin, who engaged in pro-Palestine protests, breaking in one case with Labour and in another with the Liberal Democrats, and beating Labour candidates in constituencies with a strong immigrant component. One of them, the ophthalmologist Shockat Adam, presented himself with a pacifist-type platform also with respect to Ukraine, Sudan and Congo, and for the strengthening and free of charge of the health system. The same former left-wing Labour leader Jeremy Corbyn, excluded from the party’s candidacies, and opposed to sending weapons to Ukraine, was elected in London with almost 50% of the votes, and with a voter turnout of 67%, far surpassing the Labour candidate (and also the votes received by Keir Starmer himself). This means that part of the abstention is not apathy, but a demand for more radical positions against the system, or within it.
The new government immediately got to work, discovering that the Conservatives have left the finances in a mess – which will give an alibi to say that there is a lack of public resources to keep all the promises with public funds, and it will have to resort to private financing according to the PFI (Private Finance Initiative) model: public works contracts to financial groups, which are assured of profits for decades through the provision of services at preferential rates – initiated by Mayor in 1992 and expanded by Tony Blair’s government in the mid-1990s. This method, which has also been introduced in Italy – think of motorways, but also hospitals – turns public services such as education and health into a business that ensures high profits for the private sector, increasing the cost of social services. The various British governments have also used PFI for waste collection, social housing, barracks, prisons, and now Labour wants to open up the market for the green transition.
An investigation (which we reproduce at the end of this article) by openDemocracy, an association that would like an impossible parliamentary democracy from below in capitalism, reveals that for a year, since the fall of Liz Truss’s government it became clear that the Conservatives were destined for defeat, all the big companies have sent their lobbyists to instruct Labour politicians in the drafting of government programmes, from the financial companies of the City to arms manufacturers (including Leonardo): the government programme has been drawn up in close collaboration, if not under dictation, of the UK’s major financial, services and industrial groups
For this reason, traditionally pro-Conservative media outlets, such as The Sun, have opened up to Labour and favoured the flight of votes from the Conservatives to Reform UK.
Another area in which the new ministers immediately set to work is the release of part of the green belts around the cities, which will be opened to urbanisation with the new laws on zoning plans, in addition to disused industrial areas. On paper there is the construction of 1,5 million new homes in 5 years, even with the construction of new cities, which should contain the values that have reached stratospheric levels of real estate income in the major cities, London in the first place. Huge interests are at stake: if one hectare of farmland is worth £25,000, once it is made developable it will be worth £1,95 million Applause from the builders’ associations, which see a huge business opening up, opposed by property owners who fear the reduction of their rents.
The Labour Party, formed at the beginning of the last century by the major trade unions, and which formally still presents itself as an expression of “work”, with the eleven affiliated unions still having the statutory right to express 50% of the delegates at the annual congress (it was 80% until the end of the 90s), will in reality carry out a programme dictated by big business. It is further proof of the deep integration of the trade union bureaucracies themselves into the capitalist system and the state, as in all advanced capitalist countries, despite the fact that the conditions of the British workers are progressively deteriorating, and are today far removed from those of the labour aristocracies of imperial Britain.
The Labour Party has for decades been a bourgeois party of British imperialism in all respects, as evidenced by Starmer’s debut at the NATO summit in Washington, where he confirmed the warmongering positions of his predecessor. And it is less and less a bourgeois-workers’ party, even from the electoral point of view, because almost 4 out of 5 workers are not organised in trade unions, and in the voting intentions (of those who intended to vote) the lowest income strata expressed a propensity for Labour (39%) in any case in the minority, only 3 points higher than the strata with above average income. Labour is so organically linked to bourgeois interests that the attempts of the British left-wing organisations to shift its axis to the left by participating in its congresses through the Trade Unions are doomed to fail even more than in the past, diverting communists from work in order to separate from (and oppose to) Labour the most anti-capitalist conscious workers. Even left-wing organisations that do not practise the wretched entryism into the Labour Party, feeding the illusion that Labour can be restored to class positions, or that it represents the “lesser evil”, help the dispersion of class energies that should instead be directed towards the construction of a pole of class opposition to the new government, and – in perspective – towards the birth of a revolutionary party. Of course, in the face of a cycle of strong workers’ and social struggles, the Labour Party could also try to ride them to maintain control over the unions, but its political horizon entirely within capitalism and the Atlantic Alliance would not change at all.
Starmer is not expected to repeal the anti-union laws enacted since the defeat of the great miners’ strike in 1985 under Margaret Thatcher’s government, which the Blair governments have maintained, nor the new anti-strike laws, with the imposition of minimum services in transport, health, etc, by the last Sunak government, nor should he repeal the two-child limit on family allowances, introduced by the Conservatives, which severely penalises large families, mostly of immigrants, a discriminatory measure with a clear racist imprint.
The success of some independent opposition candidates, and the well-attended demonstrations for Palestine, together with the increase in abstentions, the persistence of a busy calendar of strikes in transport, health and other services, the absence of illusions about the new government on the part of the most militant sectors of the class, indicate the existence of a social and political opposition that does not emerge from the overall electoral data. As in Italy, this opposition will have to express itself with positions clearly demarcated by the new government of the British bourgeoisie and its policy of war, of intransigent, internationalist opposition to its decisions, thus helping to demolish the residual expectations that a part of the workers and youth continue to place in this Labour.
Only on the basis of a resolute “defeatist” opposition to the war policy of the Starmer government, it will be possible to increase internationalist positions in Great Britain as well, and to give strength to the activity underway for the formation of a “proletarian camp” on a world scale that is separate and opposed to both the camp of Western imperialism (on the basis of the principle “the enemy is in our house”), and the anti-Western, certainly not anti-imperialist, camp with its epicenter in China.
ALLEGATO
Riproduciamo di seguito la traduzione di ampi estratti di questo articolo di openDemocracy, che mette a nudo la realtà della democrazia borghese: il sempre più stretto rapporto tra il potere economico concentrato nei grandi gruppi e lo Stato, attraverso gli apparati politici, in questo caso, del Partito Laburista. Tutto questo avviene sopra la testa e in gran parte all’insaputa degli elettori. Nella democrazia borghese sovrano non è il voto, né “il popolo”, ma il capitale.
Bombardamento d’amore dei lobbisti: come il Labour è diventato il partito delle grandi imprese
Un’indagine di OpenDemocracy rivela la campagna segreta di lobbying di massa che ha plasmato le politiche di Starmer
I produttori di armi implicati nelle violazioni dei diritti umani a Gaza si sono fatti ascoltare dagli aspiranti segretari alla Difesa. I ministri del cambiamento climatico in arrivo hanno incontrato le compagnie petrolifere. I ministri laburisti che ora avranno la responsabilità di frenare gli eccessi della City di Londra sono stati invitati a cena dai dirigenti dei servizi finanziari. Le società di pubbliche relazioni che rappresentano i gestori di patrimoni, l’industria del tabacco, le imprese della gig economy e le mega-corporazioni che evadono le tasse si sono assicurate un incontro dopo l’altro con i futuri ministri.
In una campagna ad alta tensione, allo stesso tempo segreta e in piena luce del sole, i lobbisti hanno lavorato duramente per garantire che le politiche del primo governo teoricamente progressista del Regno Unito in 14 anni riflettessero gli interessi dei loro influenti clienti. E il Labour è stato fin troppo felice di impegnarsi.
…
Gli esperti avvertono che le conseguenze di un’effettiva esternalizzazione delle politiche da parte del partito a società private saranno di vasta portata per la società britannica. I laburisti si sono impegnati a costruire nuove città, ad aumentare gli investimenti verdi, a riformare l’assistenza sanitaria e sociale e a lanciare grandi progetti infrastrutturali. Mick McAteer, ex direttore dell’autorità di regolamentazione dei servizi finanziari del Regno Unito, ha avvertito che la tanto decantata partnership con la finanza privata, che è al centro di tutti questi piani, “si tradurrà in un massiccio trasferimento di ricchezza dalle comunità locali alla City di Londra e alle istituzioni finanziarie globali nel prossimo decennio”.
I lobbisti aziendali
Il lobbismo è un business enorme nel Regno Unito. Decine di agenzie guadagnano milioni ogni anno consigliando ai clienti come influenzare la politica a loro vantaggio e far ascoltare i loro messaggi ai politici che scrivono le leggi, stabiliscono i regolamenti e firmano i contratti del settore pubblico. L’ultima stima decente delle dimensioni del settore risale al 2007, quando Gordon Brown era ancora il primo ministro. Secondo uno studio della Hansard Society, si trattava di circa 1,9 miliardi di sterline. Gli addetti ai lavori suggeriscono che nei quasi due decenni successivi il settore è certamente cresciuto.
Gran parte del lavoro di un lobbista consiste nel garantire ai propri clienti l’accesso alle persone giuste, il che spesso si basa sul fatto che il lobbista stesso conosca le persone giuste – o abbia contatti che le conoscono. Circa 18 mesi fa, dopo che la spettacolare implosione del regime di Liz Truss ha fatto sì che le possibilità che i laburisti salissero al potere iniziassero a sembrare più probabili, il mondo degli affari pubblici ha iniziato a riorientarsi in massa.
Per prepararsi a un governo laburista, le società di lobby hanno iniziato a creare unità dedicate al Labour. Hanno assunto ex parlamentari e collaboratori laburisti per sfruttare le loro reti di contatti, e alcune di esse hanno persino catturato potenziali candidati o distaccato membri del personale direttamente negli uffici di alti esponenti del partito. Le società di lobbying Global Counsel, Lowick Group, FGS Global e Weber Shandwick hanno tutte inviato membri dello staff a lavorare negli uffici di alti esponenti laburisti negli ultimi due anni – con un costo complessivo per le società di oltre 100.000 sterline.
Altre società di lobbying hanno fatto donazioni in denaro o in natura a parlamentari influenti, nonostante le regole del settore sembrino impedire questa pratica. Il nuovo vice primo ministro Angela Rayner da sola ha ricevuto donazioni da due lobbisti – Sovereign Strategy e Pentland Communications – nell’ultimo anno.
openDemocracy ha contattato ciascuna delle aziende citate per chiedere se si aspettano di ricevere qualcosa in cambio del distacco di membri del personale a proprie spese o di donazioni ai parlamentari, ma non ha ricevuto risposta.
Gli sforzi dei lobbisti hanno dato i loro frutti: nei dodici mesi precedenti le elezioni, non è passata settimana senza che un membro del frontbench laburista partecipasse a una tavola rotonda per clienti privati organizzata da una società di lobbying. Secondo gli addetti ai lavori, questi incontri rappresentano solo una frazione del lavoro svolto da un’azienda per mettere in contatto i propri clienti con i politici. Spesso servono solo come introduzione e i clienti possono poi dare seguito alle questioni discusse durante gli incontri o sollevare questioni più delicate, attraverso l’agenzia o, in alcuni casi, direttamente con i politici.
Un’azienda, Arden Strategies, è riuscita a ottenere più tavole rotonde private con i laburisti di qualsiasi altra azienda, a quanto risulta a openDemocracy. Il reparto di lobbying, gestito dall’ex ministro laburista Jim Murphy, ha messo i suoi clienti in una stanza con alti esponenti laburisti in almeno nove occasioni, con politici che hanno esercitato pressioni come Reeves, il segretario al commercio e all’economia Jonathan Reynolds e il capo dell’impegno imprenditoriale di Starmer.
A differenza di molte aziende, Arden non pubblica un elenco generale dei clienti sul registro della Public Relations and Communications Association. Ma openDemocracy è in grado di rivelare che tra i principali clienti dell’azienda figurano il principale produttore di armi Northrop Grumman e due delle maggiori società di distribuzione di energia elettrica del Regno Unito, UK Power Networks e SGN.
Il Labour deve affrontare gli interessi acquisiti delle grandi aziende, non dare loro la penna per redigere le politiche.
A differenza di molte altre democrazie, come Canada, Germania e Scozia, gli elettori non hanno il diritto di sapere chi esercita pressioni sui politici dell’opposizione a Westminster. Solo i ministri del governo sono tenuti a pubblicare regolarmente un elenco di tutti gli incontri che hanno avuto con aziende, enti di beneficenza, think tank e lobbisti aziendali, insieme a una breve descrizione di ciò che è stato discusso. I dettagli degli incontri dei politici del governo non vengono divulgati a meno che non venga fatta una specifica richiesta di Freedom of Information, e il governo può decidere di rifiutarsi di rispondere a tali richieste.
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Tulip Siddiq, ministro-ombra e ora sottosegretaria per i servizi finanziari (City minister), vanta che
“Negli ultimi anni ho lavorato a stretto contatto con TheCityUK e i suoi membri”, ha scritto Siddiq … “per formulare le politiche del Partito laburista per il settore dei servizi finanziari e professionali”.
[…] Siddiq ha raccontato di essere stata “lieta” di “lavorare a stretto contatto” con l’Association of British Insurers e UK Finance “per informare i piani del Labour per il settore”.
Tutti e tre i messaggi suggeriscono che i lobbisti della City di Londra e delle istituzioni finanziarie sono stati direttamente coinvolti nella definizione delle politiche e dell’approccio normativo che si applicheranno al loro settore.
Quando all’inizio di quest’anno i laburisti hanno pubblicato un documento programmatico che illustrava i loro piani per il settore dei servizi finanziari, il partito ha organizzato una serata senza stampa nella Guildhall della City di Londra, sponsorizzata dalla City of London Corporation, per ringraziare il settore per il suo contributo. I piani sono stati criticati perché impegnano il partito a seguire lo stesso approccio normativo lassista adottato dai conservatori, e gli attivisti hanno descritto il documento come “una lettera d’amore alla City”.
I laburisti, compreso Siddiq, hanno incontrato i lobbisti della City in più di 20 occasioni nell’ultimo anno, senza contare il significativo impegno con la British Private Equity and Venture Capital Association, che openDemocracy ha rivelato il mese scorso. BlackRock, Macquarie, HSBC, Bloomberg, Lloyds, Brookfield Asset Management e Blackstone sono tra le aziende che si sono assicurate l’accesso ai principali membri del nuovo governo, tra cui Starmer, Reeves, Reynolds e il cancelliere del Ducato di Lancaster, Pat McFadden.
Mick McAteer, ex membro del consiglio di amministrazione della Financial Conduct Authority e attivista per la giustizia sociale economica presso il Financial Inclusion Centre … è sempre più preoccupato che questo rapporto si trasformi in una forma rinnovata delle iniziative di finanziamento privato (PFI) favorite dal New Labour, in cui le imprese private forniscono tutti o la maggior parte degli investimenti per la costruzione di infrastrutture come ospedali e scuole, e generano profitti da contratti lucrativi per la manutenzione dell’infrastruttura molto tempo dopo la sua costruzione.
Questi partenariati pubblico-privati, avverte McAteer, daranno forma a quasi tutti gli aspetti dell’agenda laburista al governo – dai piani per la costruzione di case alla produzione e distribuzione di energia – e rappresenteranno un cattivo affare per i cittadini.
“Gli investimenti privati sono per definizione più costosi di quelli pubblici, a causa degli alti rendimenti che le istituzioni finanziarie si aspettano di ottenere per i loro azionisti”, ha dichiarato MacAteer. “Questi rendimenti devono essere pagati in qualche modo, quindi alla fine i costi vengono trasferiti alle famiglie attraverso bollette più alte”.
Il settore dei servizi finanziari ha consolidato il proprio rapporto con i laburisti in diversi modi. HSBC, ad esempio, ha avuto un collaboratore nell’ufficio di Reynolds per quasi un anno e NatWest ha avuto un accordo simile con il nuovo segretario agli Affari per alcuni mesi prima. …
Ci sono poi due comitati consultivi … la National Wealth Fund Taskforce, è guidata da Mark Carney, l’ex direttore generale della Banca d’Inghilterra che ora lavora per Brookfield Asset Management. L’altro, il British Infrastructure Council, comprende figure di spicco di società di investimento come M&G e BlackRock.
McAteer avverte che questi gruppi consultivi costituiscono un grave conflitto di interessi. “Il British Infrastructure Council è pieno di rappresentanti di aziende che possono trarre benefici finanziari, che non solo determineranno dove va il denaro, ma anche in che forma va il denaro, quali sono i termini degli accordi e che il capitale sia esente da rischi prima di impegnare i finanziamenti.
“C’è un motivo per cui vogliono far parte di questo consiglio per le infrastrutture, non sono enti di beneficenza. Non è una critica, è solo il modo in cui funzionano le istituzioni finanziarie e i mercati. Esistono per ottenere il miglior affare per i loro azionisti e proprietari.
“Questa cosa è stata venduta come un vantaggio per l’economia e per gli investitori, ma qualcuno paga per questo. La pagano le famiglie comuni e, cosa ancora più importante, poiché non hanno voce in capitolo, saranno le generazioni future a pagarne le conseguenze”.
E ha aggiunto: “Perché queste aziende avranno la proprietà dell’economia e saranno in grado di estrarre valore finché l’infrastruttura durerà. …Hanno fatto pressioni per questo da un paio d’anni e hanno ottenuto ciò che volevano”.
I consulenti
Se le istituzioni finanziarie della City di Londra possono trarre grandi vantaggi dal PFI 2.0i dei laburisti, lo stesso vale per le società di consulenza gestionale e contabile della City che lavorano a stretto contatto con loro.
Aziende come le “Big Four” – Deloitte, KPMG, Ernst and Young (EY) e PriceWaterhouseCoopers (PwC) – e l’organismo di lobby del settore, la Management Consultants Association, si sono incontrate con alti esponenti laburisti almeno 13 volte dal marzo dello scorso anno.
Lord Sikka, deputato laburista e professore emerito di contabilità presso l’Università dell’Essex, ha dichiarato che il suo partito non dovrebbe lavorare a così stretto contatto con le società di consulenza aziendale.
“Penso che questa nuova forma di PFI sarebbe disastrosa, sarebbe una continuazione di ciò che abbiamo visto nel Regno Unito dalla fine degli anni ’70, una sorta di colpo di stato di destra che ha visto una ristrutturazione dello Stato in modo che è diventato un garante dei profitti aziendali, piuttosto che uno Stato imprenditoriale che investe”, ha detto Sikka.
“PFI, privatizzazioni ed esternalizzazioni – le stesse cose su cui queste aziende offrono consulenza e da cui traggono profitto – ne sono tutti esempi”.
Anche se Starmer non sembra aver partecipato a molti degli incontri che openDemocracy ha scoperto, era presente a una giornata di tavole rotonde aziendali presso gli uffici di EY a Londra nel marzo 2023. Lì il leader laburista, insieme a Reeves e Reynolds, ha ascoltato i leader aziendali sul “valore potenziale della collaborazione tra settore pubblico e privato”, secondo un post su LinkedIn del managing partner di EY [Ernst&Young]. Il trio è tornato a EY a novembre, insieme all’attuale segretario capo al Tesoro, Darren Jones, per discussioni simili con alcune decine di leader aziendali.
Jones ha anche partecipato a riunioni segrete con l’elusiva società di consulenza Hakluyt, fondata da ex agenti dell’MI6 [i servizi segreti britannici] nel 1995 e che sostiene di lavorare con “almeno una delle prime cinque aziende del mondo in ogni settore principale a livello globale” e “tre quarti delle prime 20 società di private equity del mondo”. L’azienda ha anche organizzato una cena con il deputato laburista Peter Kyle, all’epoca segretario ombra per la scienza, l’innovazione e la tecnologia, mentre questi si trovava negli Stati Uniti all’inizio di quest’anno.
Hakluyt conta tra i suoi consiglieri ex dirigenti di Rolls Royce e Coca-Cola, nonché ex alti funzionari e politici. In passato è stata collegata a grandi interessi nel settore del petrolio e del gas, essendo stata accusata dal Sunday Times nel 2001 di aver impiegato un agente per spiare gli attivisti di Greenpeace per conto delle compagnie petrolifere. Negli ultimi anni Hakluyt ha cercato di “demistificare” e ha dichiarato di non avere più “alcun rapporto con il mondo dei fantasmi”. Un portavoce ha dichiarato che Hakluyt non è un’organizzazione di lobbying e non fornisce consulenza ai partiti politici.
Parlando alla Conferenza del Partito Laburista dell’anno scorso, Reeves si è impegnato a ridurre la spesa pubblica per i consulenti se fosse stato eletto. Questa promessa è stata inserita anche nel manifesto del partito. Ma come evidenziano le economiste e autrici Mariana Mazzucato e Rosie Collington nel loro libro The Big Con, l’industria è nota per offrire i suoi servizi pro-bono in tempi di austerità, nella speranza di assicurarsi in futuro lucrosi contratti a pagamento. Nel 2011, l’allora responsabile del settore pubblico di KPMG ha descritto questa strategia al Guardian, nel contesto della collaborazione con il governo di coalizione di David Cameron: “Non possiamo permetterci di [lavorare pro bono] a tempo indeterminato, ma possiamo farlo nel breve termine. Speriamo di posizionarci bene quando il governo deciderà di pagare”.
In modo analogo, quando il team del Tesoro ombra dei laburisti stava lavorando al suo già citato piano per i servizi finanziari, la società di consulenza della City Oliver Wyman ha donato un membro del personale per dare una mano – a un costo di oltre 58.000 sterline per l’anno scorso, secondo i dati della Commissione elettorale. Secondo il registro degli interessi del personale dei parlamentari, nell’ultimo anno circa, i dipendenti delle principali società di consulenza Grant Thornton e EY hanno ottenuto pass parlamentari come membri del team di Starmer. Dal 2021, aziende come PwC e Baringa hanno fornito servizi gratuiti al partito per un valore complessivo di oltre 650.000 sterline.
“Ci sono enormi domande sul perché queste aziende abbiano fornito personale gratuito”, ha detto Lord Sikka, “perché ovviamente questo ha un costo per loro e si aspetterebbero un ritorno perché hanno fatto un investimento”.
Nessuna delle aziende citate ha risposto alla richiesta di commento di openDemocracy.
I laburisti stanno inviando un chiaro messaggio ai trafficanti di armi – che saranno affari come al solito
I trafficanti di armi
Nel marzo dello scorso anno, l’allora segretario ombra alla Difesa del Labour, John Healey, e il ministro per gli Approvvigionamenti della Difesa, Chris Evans, sono entrati in una sala delle Churchill War Rooms insieme ai dirigenti di 20 tra i maggiori produttori di armi del mondo, tra cui BAE Systems, Leonardo, Lockheed Martin, RTX, Rheinmetall e Rolls Royce.
L’evento privato presso l’attrazione storica di Westminster è stato organizzato dalla società di pubbliche relazioni Rud Pedersen. Il responsabile della Difesa e della sicurezza dell’azienda è un ex collaboratore laburista che ha lavorato nel team ombra del partito per la Difesa tra dicembre 2018 e settembre 2020.
Dallo scorso marzo, alcuni esponenti del partito hanno incontrato rappresentanti di aziende del settore della difesa in almeno 13 occasioni, tra cui due visite a siti gestiti da BAE Systems e dall’appaltatore tedesco della difesa Rheinmetall. L’allora ministro ombra laburista per la scienza Chi Onwurah e il ministro per le forze armate Luke Pollard hanno partecipato a un incontro privato – ospitato dall’organismo di lobbying del settore, ADS Group – con BAE Systems, Rolls-Royce e Thales alla conferenza del partito laburista.
Un portavoce di BAE Systems ha dichiarato: “In qualità di maggiore azienda britannica nel settore della difesa, che impiega oltre 45.000 persone nel Regno Unito e altre migliaia nella catena di fornitura, ci impegniamo regolarmente con i rappresentanti politici per aumentare la consapevolezza e la comprensione del contributo significativo che la nostra industria dà alla sicurezza e alla prosperità del Regno Unito”.
Di recente, Reeves ha partecipato a una tavola rotonda per clienti privati organizzata dalla società di lobbying Headland nel marzo di quest’anno. Erano presenti anche l’amministratore delegato della startup tedesca Helsing, specializzata in intelligenza artificiale per la Difesa, e il nuovo deputato laburista Gregor Poynton, collaboratore di Headland.
Mentre il Labour ha sempre escluso politiche progressiste come l’abolizione del tetto massimo di due figli o l’aumento dei finanziamenti agli enti locali, si è impegnato ad aumentare la spesa per la difesa al 2,5% del PIL, rispetto al 2,3% dello scorso anno. Nonostante un sondaggio di YouGov di aprile indichi che la maggioranza dell’opinione pubblica è favorevole al divieto di esportazione di armi a Israele, il partito ha rifiutato di chiedere la fine della vendita di armi al Paese.
Emily Apple della Campagna contro il commercio di armi ha definito “estremamente allarmante” l’accesso dei lobbisti del commercio di armi ai vertici del Partito laburista.
Ha detto: “Questi incontri danno a [alcune delle] aziende che traggono profitto dal genocidio di Israele a Gaza un’enorme influenza sulla futura politica estera e di difesa del Labour. Questo fa suonare un campanello d’allarme sulla possibilità che un futuro governo laburista sostenga il diritto internazionale e imponga un embargo sulle armi a Israele o ad altri regimi che violano i diritti umani”.
“Queste aziende traggono profitto dalla morte e dalla distruzione. Il Labour dovrebbe prendere posizione e ridurre l’influenza di questi mercanti di morte sulla politica. Invece, questi incontri significano che il Labour sta inviando un chiaro messaggio ai commercianti di armi – che per loro sarà business as usual per continuare a far salire i prezzi delle loro azioni attraverso la perpetuazione di conflitti e miseria in tutto il mondo”.
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Se le imprese vincono, chi perde?
Venerdì mattina, durante il suo primo discorso alla nazione in qualità di primo ministro, Starmer ha dichiarato che gli elettori gli hanno dato il mandato di “fare politica in modo diverso”. Ma i rappresentanti delle grandi imprese, della finanza e del commercio di armi, che hanno lavorato duramente per influenzare il suo partito, sperano che intenda continuare lo status quo: dare priorità ai loro interessi rispetto a quelli dei lavoratori.
Una settimana prima, mentre l’attuale cancelliere Rachel Reeves si preparava a un incontro del lunedì mattina con i dirigenti delle imprese finanziarie, la sezione dei corrieri del sindacato IWGB teneva la sua assemblea annuale di gruppo in un cortile soleggiato nella zona est di Londra. Lì, alcuni dei lavoratori più emarginati del Regno Unito hanno riflettuto sulle lotte e sulle vittorie dell’anno passato e hanno guardato al futuro.
L’IWGB, uno dei tanti piccoli sindacati indipendenti non affiliati al Partito Laburista, opera in diversi settori dove il divario di potere tra lavoratori e datori di lavoro è più acuto. Da Hartlepool a Hackney, i suoi iscritti sono guardie giurate e addetti alle pulizie esternalizzati, assistenti familiari, receptionist e corrieri.
Molte delle aziende che hanno passato gli ultimi 18 mesi a corteggiare i laburisti sono le stesse che sfruttano pesantemente questi lavoratori, ha dichiarato a openDemocracy il segretario generale dell’IWGB, Henry Chango Lopez.
Queste enormi aziende”, ha detto Chango Lopez, “hanno accesso a ingenti somme di denaro per fare pressione sui governi – un metodo di influenza politica che semplicemente non è disponibile per i lavoratori”. Il fatto che molti alti membri del Partito laburista abbiano permesso a questi datori di lavoro di avvicinarsi all’influenza della politica è indicativo di quali siano le priorità del governo”.
OpenDemocracy ha contattato tutte le aziende citate, ma solo HSBC ha risposto. Un portavoce ha dichiarato che: “HSBC si impegna regolarmente con i principali partiti politici del Regno Unito sulle questioni che riguardano i nostri clienti e il settore dei servizi finanziari in generale”.
I lavoratori si chiedono se
i Private Financing Initiative 2.0: finanziamento di opere di pubblica utilità e fornitura di servizi pubblici (anche ospedali, scuole, ecc.) da parte di consorzi privati, tramite contratti con le pubbliche amministrazioni che assicurano un “rendimento” al capitale investito. Introdotti dal conservatore Mayor nel 1992, ampliati dal laburista Blair

