Abbiamo posto altra volta questo interrogativo, segnalando che oltre a Stati Uniti ed Unione europea, in prima fila l’Italia che con l’ENI fornisce il 4% del greggio necessario ad Israele, di gran lunga i massimi fornitori di petrolio e di armi per lo stato sionista; ed oltre alcuni paesi produttori sotto il loro controllo; tra gli stati che aiutano Israele e il governo Netanyahu a portare avanti il genocidio a Gaza c’è anche il Brasile del prode Lula – che ha ritirato il suo ambasciatore a Tel Aviv, ma ha fornito finora quasi il 9% del greggio usato da Israele nella guerra. C’è anche la Russia del celebre “anti-imperialista” Putin, che addirittura rivaleggia con gli Stati Uniti per quel che riguarda la fornitura dei prodotti petroliferi più lavorati.
Vedere questo aggiornatissimo articolo postato su “Global South” del 21 agosto, per credere.
Quando – in contrasto con quanti, per un’avversione al fondo tutto nazionalista contro gli Stati Uniti, un’avversione da “italiani oppressi”, è pronto a giustificare ogni mossa e ogni politica della Russia, dei Brics, della Cina come “anti-imperialiste” – ponemmo la questione dei falsi amici della causa palestinese, ricevemmo l’immediata riprovazione (con orrore) di compagni ridottisi al rango di galoppini delle potenze capitalistiche emergenti (per es. quelli di “La città futura”). Anche il redattore dell’articolo di “Global South” si dichiara filo-russo, ma non se la sente di coprire con il silenzio, o con speciose giustificazioni capitalistiche (“i contratti si debbono onorare”), il comportamento della Russia che in questo modo, a suo dire, “has lost moral ground here” (“ha perduto credito morale”).
Scopriamo, così, che i peggiori tra i filo-russi sono quelli che, magari in virtù del loro passato, si vogliono ancora compagni perché sono – e li comprendiamo, li comprendiamo – i più impegnati ad occultare la vera, e amara per i palestinesi e per noi, realtà delle cose: non sono solo gli Stati Uniti, l’UE, la NATO, e la “nostra” squallida Italia, i nemici giurati dalla liberazione palestinese; anche la Russia e i Brics stanno aiutando concretamente, fattivamente, lo stato sionista a portare avanti il genocidio a Gaza e la pulizia etnica e i massacri in Cisgiordania. (Red.)
https://globalsouth.co/2024/08/21/israel-and-oil-suppliers
Israele, il genocidio e i suoi fornitori di petrolio –
Questo è un articolo che non avrei voluto scrivere. Si occupa di chi fornisce petrolio greggio a Israele.
Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha pubblicato un breve tweet in cui si congratula con la giornalista Nina Lakhani per aver indagato su questo e per aver pubblicato un importante articolo su The Guardian su questo argomento. E allora, The Guardian? Non volevo nemmeno leggerlo fino a quando non ho visto che la ricerca si basava sui numeri di Oil Change International.
Questi sono numeri validi.
Forse ricorderete che il 26 gennaio scorso la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha ordinato a Israele di non compiere a Gaza atti di genocidio. Questa era la prima parte della sentenza, mentre la seconda parte della sentenza ha ricordato agli stati e alle entità che trattano con Israele che, in base alla convenzione sul genocidio, hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la soppressione e la punizione del genocidio”. Ciò significa che anche se Israele ignora le sentenze della Corte, gli altri paesi che hanno aderito alla convenzione devono rispettarle e, se non lo fanno, possono essere ritenuti responsabili.
Sappiamo che Israele ha superato ampiamente i severissimi test legali perché [una data azione] si possa classificare come genocidio.
Ciò che questo significa per i paesi che riforniscono Israele mentre Israele sta compiendo un genocidio, è che il fornitore, si tratti di un paese o delle grandi imprese petrolifere, può essere accusato dalla Corte Internazionale di Giustizia di aver permesso il genocidio. Ai sensi della Convenzione sul genocidio, meglio conosciuta come Convenzione di Ginevra, questi [i fornitori] hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la soppressione e la punizione del genocidio”. Non importa se Israele ha firmato la convenzione. La responsabilità è stata attribuita dalla Corte nella stessa misura anche all’entità che ha permesso il genocidio. Questo è il diritto internazionale.
Immaginate una situazione in cui la Cina denunci l’Azerbaigian per aver permesso un genocidio. E sì, in effetti l’Azerbaigian fornisce petrolio a Israele, che ha due raffinerie dove raffina il greggio per prodotti di uso domestico, industriale e militare. E’ così che corrono i loro aerei da guerra, i loro veicoli, i loro carri armati e persino i loro bulldozer, per consentire il loro attuale genocidio contro i palestinesi a Gaza, in Cisgiordania, nei territori siriani occupati, in Libano e nella regione nel suo complesso.
Fin qui tutto bene, ma cos’è che mi ha fatto venir voglia di non scrivere questo articolo?
Il Brasile, per esempio, ha ritirato il suo ambasciatore in Israele, ma continua a fornire greggio a Israele. Questo è in netto contrasto con quello che fa il presidente colombiano, Gustavo Petro, che ha sospeso le esportazioni di carbone verso Israele perché Israele lo usa per alimentare la sua macchina da guerra.
Oil Change International rivela che la continua e ampliata fornitura di petrolio alimenta il genocidio del popolo palestinese in corso da parte di Israele. Sulla base dei dati pubblicati a marzo, ci sono tanto paesi che aziende che continuano ad alimentare la macchina da guerra di Israele, nonostante il parere espresso a gennaio dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), che afferma: Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio, e i palestinesi di Gaza hanno diritti plausibili ai sensi della Convenzione sul genocidio, mentre da luglio afferma che l’occupazione del territorio palestinese è illegale.
C’è una complicità in corso. Questi fornitori consentono la violenza. Azerbaigian, Kazakistan, Gabon, Nigeria, Brasile e, più recentemente, la Repubblica del Congo e l’Italia – hanno fornito 4,1 milioni di tonnellate di greggio a Israele, di cui quasi la metà sono state spedite dopo la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia. Si stima che due terzi del greggio provengano da compagnie petrolifere private e di proprietà di investitori.
Date un’occhiata al grafico di The Guardian:

“Dopo la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 26 gennaio, gli Stati non possono sostenere di non sapere a cosa stavano rischiando di partecipare” [continuando con le loro forniture], ha dichiarato Francesca Albanese.
The Guardian afferma: “All’inizio di agosto, una petroliera ha consegnato circa 300.000 barili di carburante per aerei statunitensi a Israele dopo che non era stata in grado di attraccare in Spagna o a Gibilterra per le crescenti proteste e gli avvertimenti di esperti legali internazionali. Giorni dopo, più di 50 gruppi hanno scritto al governo greco chiedendo un’indagine per crimini di guerra dopo che le immagini satellitari hanno mostrato la nave in acque greche.
Come potete vedere, questa minaccia della Corte Internazionale di Giustizia è reale, e può essere messa in pratica.
Oil Change International suddivide l’offerta di greggio come segue:
Risultati chiave:
-Coinvolgimento di aziende: le compagnie petrolifere private e di proprietà di investitori sono complici attraverso le loro operazioni e la loro partecipazione in progetti che forniscono petrolio a Israele. Queste società forniscono collettivamente il 66% del petrolio di cui Israele ha bisogno; di questo 66% sono responsabili per oltre la metà (35%) sei grandi compagnie petrolifere internazionali: Chevron (8%), BP (8%), ExxonMobil (6%), Shell (5%), Eni (4%) e Total Energies (5%). Secondo alcuni studiosi di diritto, data la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, queste società potrebbero essere ritenute responsabili di complicità in atti di genocidio.
–Aiuti militari statunitensi: gli Stati Uniti continuano ad essere un fornitore chiave di carburante per aerei JP8 a Israele, cruciali per le sue operazioni militari. Le spedizioni provengono dalla raffineria Valero di Corpus Christi, in Texas. Questa catena di approvvigionamento è particolarmente controversa nel contesto delle elezioni statunitensi, perché è sotto esame il continuo aiuto militare [degli Stati Uniti] a Israele. All’inizio di agosto, la Overseas Santorini, registrata negli Stati Uniti, una delle principali petroliere coinvolte nella fornitura di carburante per aerei statunitensi, ha attraccato nel porto israeliano di Ashkelon, affrontando lungo il suo percorso crescenti proteste da parte delle comunità e degli attivisti.
–Sentenza della Corte internazionale di Giustizia: 65 spedizioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati sono state consegnate a Israele dal 21 ottobre 2023 al 12 luglio 2024. 35 di queste (il 54%) hanno lasciato il loro porto di origine dopo la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) del 26 gennaio 2024, che ha stabilito che i palestinesi di Gaza hanno diritti plausibili ai sensi della Convenzione sul genocidio.
-Azerbaigian: l’Azerbaigian, paese ospitante della COP29, rimane il principale fornitore [di Israele], fornendo il 28% del totale dei rifornimenti di greggio attraverso l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), di proprietà e gestito in maggioranza da British Petroleum. Il petrolio azero viene caricato su petroliere nel porto turco di Ceyhan per essere esportato in Israele.
–Connessioni europee : Italia, Albania e Grecia si sono aggiunte alla lista dei paesi fornitori, inviando spedizioni di greggio e prodotti petroliferi raffinati. Anche Cipro e la Grecia sono implicate nella fornitura di servizi di trasbordo.
–Aumento delle forniture africane: il Gabon rimane uno dei principali fornitori di greggio di Israele, con spedizioni aggiuntive provenienti dalla Nigeria e dal Congo-Brazzaville.
–Brasile: il greggio brasiliano ha rappresentato il 9% dell’offerta dall’inizio della guerra. Il Brasile ha anche inviato una petroliera di olio combustibile a Israele che è arrivata ad aprile. In qualità di importante fornitore di petrolio per Israele, il presidente brasiliano Lula, che è stato molto critico nei confronti delle azioni di Israele, ha l’opportunità di contribuire a raggiungere un cessate il fuoco perseguendo un embargo petrolifero.
Dall’Iran Press TV afferma: paesi che forniscono carburante a Israele potrebbero essere complici di crimini di guerra, avvertono gli esperti.
Ecco un altro grafico. Naturalmente gli Stati Uniti sono il principale fornitore.

Sì, è la Russia che fornisce ancora importanti spedizioni di greggio a Israele [Nota – qui c’è un errore del redattore dell’articolo perché il grafico non parla dei rifornimenti di greggio, bensì dei rifornimenti dei prodotti petroliferi più lavorati, ad esempio il carburante per i carri armati…]. Nell’articolo di PressTV, questi rifornimenti non sono menzionati. Ora, so cosa diranno i russofili (con voce beffarda, come se fossi un idiota): la Russia deve rispettare i suoi contratti. (Sono anch’io un russofilo, quindi posso farlo, vero!?)
E so quello che dico. Davanti al genocidio non mi metto a dire: la Russia deve rispettare i suoi contratti. Per quanto mi riguarda, gli Houthi possono prendere a ceffoni i loro portatori di petrolio con gusto! La Russia ha perso credito morale in questa faccenda. Dato che l’articolo di PressTV non menzionava la Russia, immagino che non volessero scrivere nemmeno questo.
Il Ministero degli Affari Esteri russo ha ricevuto una mia rispettosa lettera [di protesta].
Israel, genocide and crude oil suppliers

This is an article that I did not want to write. It deals with who supplies crude oil to Israel.
Francesca Albanese, the special UN Rapporteur on the occupied Palestinian territories had a short tweet where she congratulated a specific journalist, Nina Lakhani for investigating this and getting a major article into The Guardian on this topic. So, The Guardian? I did not even want to read until I saw the research was based on Oil Change International numbers.
These are valid numbers.
You may remember the ICJ (International Court of Justice) on 26 January ordered Israel to prevent genocidal acts in Gaza. That was the first part of the ruling and the second part of that ruling reminded states and entities dealing with Israel, that under the genocide convention they have a “common interest to ensure the prevention, suppression and punishment of genocide”. What this means is that even if Israel ignores the rulings of the court, other countries that are part of the convention, must abide by them and can be held responsible if they do not.
We know that Israel has far exceeded the very onerous legal litmus tests for classification of committing genocide.
What this means for countries that supply to Israel while they are committing genocide is that the supplier, country or very large oil enterprises can be charged at the ICJ for enabling genocide. Under the genocide convention or better known as the Geneva Conventions, they have a “common interest to ensure the prevention, suppression and punishment of genocide”. It does not matter if Israel has signed on to the convention. The responsibility was placed by the court on the enabling entity equally. That is international law.
Imagine a situation where a case is raised by say China, against Azerbajan for enabling genocide. And yes Azerbaijan supplies oil to Israel who has two refineries where they refine the crude into products for domestic, industrial, and military use. So that is what their war planes, vehicles tanks, and even bulldozers run on, to enable their current genocide against the Palestinians in Gaza, the West Bank, the occupied Syrian territories, Lebanon, and the region as a whole.
All fine so far, but what is it that made me not want to write this?
Brazil for example withdrew their envoy to Israel, but they are still supplying crude. This is in stark contrast to the Colombian President, Gustavo Petro, who suspended coal exports to Israel because they use the coal for fueling their war machine.
Oil Change International, reveals continued and expanded oil supply fueling Israel’s ongoing genocide of the Palestinian people. Building on data released in March, countries and companies continue to fuel Israel’s war machine, despite the International Court of Justice’s (ICJ) opinion from January, stating Israel is plausibly committing genocide and Palestinians in Gaza have plausible rights under the Genocide Convention and from July, stating the occupation of Palestinian territory is unlawful.
There is an ongoing complicity. These suppliers enable the violence. Azerbaijan, Kazakhstan, Gabon, Nigeria, Brazil and most recently the Republic of the Congo and Italy – have supplied 4.1m tons of crude oil to Israel, with almost half shipped since the ICJ ruling. An estimated two-thirds of crude came from investor-owned and private oil companies.
Take a look at the graph from The Guardian:

“After the 26 January ICJ ruling, states cannot claim they did not know what they were risking to partake in,” said Francesca Albanese.
The Guardian states: “In early August, a tanker delivered an estimated 300,000 barrels of US jet fuel to Israel after being unable to dock in Spain or Gibraltar amid mounting protests and warnings from international legal experts. Days later, more than 50 groups wrote to the Greek government calling for a war crimes investigation after satellite images showed the vessel in Greek waters.”
As you can see, this threat from the ICJ is real and can be acted upon.
Oil Change International breaks down the supply of crude as follows:
Key Findings:
Corporate Involvement: Investor-owned and private oil companies are complicit through their operations and ownership stakes in projects supplying oil to Israel. These companies collectively supply 66% of oil to Israel, and six major international oil companies (including Chevron (8%), BP (8%) ExxonMobil (6%), Shell (5%), Eni (4%), and TotalEnergies (5%) are responsible for over half of that (35%). According to some legal scholars, these companies could be held liable for complicity in acts of genocide, given the ICJ ruling.
US Military Aid: The US continues to be a key supplier of JP8 Jet Fuel to Israel, crucial for its military operations. The shipments are coming from the Valero refinery in Corpus Christi, Texas. This supply chain is particularly controversial in the context of the US election, where continued military aid for Israel is under scrutiny. In early August, the US-registered Overseas Santorini, one of the key tankers involved in supplying US jet fuel, docked in Israel’s Ashkelon port, facing increased protest from communities and activists en route.
ICJ ruling: 65 shipments of crude oil and refined petroleum products have been delivered to Israel from October 21, 2023 to July 12, 2024. 35 of these (54%) departed their origin port after the January 26, 2024 International Court of Justice (ICJ) ruling that Palestinians in Gaza have plausible rights under the Genocide Convention.
Azerbaijan: COP29 host Azerbaijan remains the leading supplier, providing 28% of the crude oil supply via the Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) pipeline, majority owned and operated by BP. The Azeri oil is loaded onto tankers in the Turkish port of Ceyhan for export to Israel.
European Connections: Italy, Albania, and Greece have joined the list of supplying countries, sending shipments of crude and refined petroleum products. Cyprus and Greece are also implicated in providing transshipment services.
Increased African Supplies: Gabon remains a major supplier of crude oil to Israel, with additional shipments now coming from Nigeria and Congo-Brazzaville.
Brazil: Brazilian crude oil has made up 9% of the supply since the war started. Brazil also sent a tanker of fuel oil to Israel that arrived in April. As a significant oil supplier to Israel, Brazilian President Lula, who has been highly critical of Israel’s actions, has the opportunity to help bring about a ceasefire by pursuing an oil embargo.
PressTV from Iran says: Countries giving fuel to Israel could be complicit in war crimes: Experts warn
Here is a further graph. Of course, the United States is the major supplier.

Yes, it is Russia that still supplies major crude shipments to Israel [Nota – qui c’è un errore del redattore dell’articolo perché il grafico non parla dei rifornimenti di greggio, bensì dei rifornimenti dei prodotti petroliferi più lavorati, ad esempio il carburante per i carri armati…]. In the PressTV article, they are not mentioned. Now, I know what the Russophiles will say (in a jeering voice as if I am idiotic). Russia Must Fulfil Its Contracts. (I am also a Russiophile so can it, will ya!)
And I know what I say. Not in the face of genocide. As far as I am concerned, those Houthis can smack their oil carriers with gusto! Russia has lost moral ground here. As the PressTV article did not mention Russia, I guess they also did not want to write this.
The Russian MFA has my respectful letter.

