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Boicottare TEVA, Israele e chi la arma e protegge

Riceviamo e volentieri rilanciamo questi materiali (reel FB e articolo de Il manifesto) per il boicottaggio dell’economia israeliana e delle imprese che fanno grandi affari con gli occupanti della Palestina. Come abbiamo esplicitato in un’affollata assemblea a Venezia con Omar Barghouti il 21 febbraio scorso, sosteniamo l’azione del BDS (e non da oggi – è stato il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo a portare per la prima volta dentro l’università Ca’ Foscari il BDS), ma respingiamo ogni tentativo, esplicito o anche solo implicito, di opporre le forme non violente della resistenza a quelle armate. Per l’esattezza, in quella occasione, ci siamo espressi nel seguente modo:

“Essere completamente solidali con il popolo palestinese significa, è ovvio, essere solidali con la sua resistenza al colonialismo israeliano. Per i palestinesi resistere è esistere, esistere è resistere. Con ogni mezzo a loro disposizione, dalla poesia (ricordiamo la meravigliosa poesia di Darwish per Gaza) al boicottaggio economico di Israele alla resistenza armata.

“Una delle pretese più assurde dei governi e di tanti intellettuali europei è il voler decidere loro quali mezzi la resistenza palestinese può usare e quali no. E’ la tipica pretesa dei colonialisti. Sono capaci delle forme più spietate di terrorismo – non dimenticate mai che il colonialismo italiano è stato il primo a creare i campi di concentramento in Libia, il primo a usare massicciamente i gas contro la popolazione abissina – e sono capaci nello stesso tempo di essere severi maestri di “non violenza”. Tanto per fare un esempio: il governo Netanyahu può assassinare 30.000 palestinesi, ferirne altri 70-100.000 per il 70-80% bambini e donne, può demolire e avvelenare l’intera striscia di Gaza, trasformare in sfollati due milioni di palestinesi, i soldati di Israele possono rubare nelle case, asportare gli organi dai corpi degli uccisi, esercitare ogni tipo di violenza, ma l’esercito di Israele rimane per definizione “l’esercito più morale del mondo”. Viceversa se un millesimo della violenza terroristica di questo esercito e di questo stato ritorna indietro da parte dei palestinesi [come è accaduto il 7 ottobre], ecco che si grida al crimine contro l’umanità. “E’ davvero il mondo alla rovescia! Un mondo, perciò, da rovesciare.”

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