E chi vota a favore? FdI, Lega, FI – e non poteva essere che così – ma anche il duo dei sogni “disobbedienti”, Fratoianni-Bonelli. Benché la stampa ci informi che ciò è sorprendente, per noi nessuna sorpresa è mai venuta da uno dei gruppi di “sinistra” più equivoci e pusillanimi che abbia mai occupato le poltrone del parlamento.
Ma prima di emettere condanne, esaminiamo il disegno di legge 1457 che amputa le funzioni della Corte dei Conti, approvato il 27 dicembre dal Senato della cosa pubblica (in realtà privata!). E’ doveroso premettere che il governo Meloni ha posto la fiducia temendo che qualcuno avrebbe potuto votare contro. In effetti ci sono stati degli astenuti, ma AVS è venuta in pronto soccorso del governo anticipando la volontà di Abou Soumahoro, ex dirigente USB, di farsi eleggere in qualche lista dei partiti oggi al governo.
La Corte dei Conti è uno degli organi che controlla la spesa pubblica assicurandosi della correttezza dell’uso dei soldi dei cittadini e, nel caso ravvisi sprechi e cattiva amministrazione, ha la funzione di giudice nei confronti di chi abbia violato la legge, i principii di buona amministrazione o abbia creato un danno erariale. Aggiungiamo che il controllo avviene sia preventivamente che nella fase successiva in esecuzione della spesa pubblica.
Non saremo certamente noi a tessere l’elogio di un quale che sia organo dello stato del capitale. Fatto sta che, per la sua funzione istituzionale, la Corte dei conti è talvolta costretta – dall’enormità dei furti di cui deve occuparsi – ad avanzare qualche dubbio, a creare qualche problema. E’ stato così, di recente, per la mega-rapina collegata alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina, orchestrata da Salvini&Co. a vantaggio della malavita e delle imprese-giganti delle infrastrutture. Troppo esagerata per poter essere vidimata senza fiatare.
Ecco cosa non va in questo organismo previsto dalla nostra costituzione bellissima: a causa dei controlli della Corte dei conti, i “nostri” amministratori pubblici hanno paura di essere bloccati nelle loro delibere o atti di spesa e – ancora peggio – condannati a risarcire il danno provocato all’erario, ai cittadini; almeno così sostienbe il governo correndo in loro soccorso!
Dunque, apriti cielo! Li vedete voi questi impauriti sindaci e parlamentari con la penna tremante tra le mani, che esitano ad apporre la loro firma sugli atti da loro stessi concordati dentro i vari comitati d’affari della borghesia, centrali e locali? Noi no. Queste facce di bronzo ne hanno combinate tante di ruberie da non aver paura di nulla, ma ora, ammesso e non concesso che avessero una qualche paura nel profittare della “cosa pubblica” a fini di arricchimento privato, hanno una protezione in più: il governo Meloni-Salvini rassicura tutti, da destra a sinistra, perché al massimo dovranno ripagare il 30% del danno causato.
E aggiunge una garanzia ulteriore nel caso che un appalto truccato, una gara pubblica “manomessa”, un lavoro pubblico mal eseguito o altro avvengano per un’opera dai costi molto alti, di grande impegno finanziario. Supponiamo, infatti, che si tratti di qualche milioncino andato in fumo per un ministro, un presidente di regione, un sindaco “maldestro”- tipo: una ditta che abbia riparato un binario ferroviario con un paio di chiodi – come si farà a condannare al risarcimento un povero ministro, o un povero impresario che, lo certifica il fisco, molto spesso guadagna meno dei suoi operai? come si può esigere da questi poveri cristi che sborsino quel milioncino di euro andato disperso? Ed ecco la garanzia aggiuntiva: il risarcimento dovuto dal responsabile dei fatti non potrà superare il doppio della retribuzione lorda annua, o dell’indennità percepita per il servizio reso – quale che sia il danno provocato alle finanze statali.
Il disegno di legge – sforzatevi di leggerlo non prima di aver preso pillole contro la nausea – è una somma delle più vergognose intenzioni politiche di questo governo protettore di usurai, bottegai, ladri di stato ed evasori. Basti pensare che esso sostiene che “la buona fede dei titolari degli organi politici si presume fino a prova contraria”. E come potrebbe essere il contrario visto che tutti loro hanno giurato sulla costituzione e nelle mani del presidente della repubblica!?
Aggiungi i termini della prescrizione del reato e tutta la serie di trucchetti, senz’altro suggeriti dalle astute burocrazie dello stato, tra cui ne brilla uno: si tratta della facoltà di regioni, province autonome e enti locali di sottoporre al controllo preventivo della Corte i provvedimenti che stanno per varare, affidamento di gare, contratti di appalto, servizi e forniture, contratti di concessione ed altro. Questo finirà con l’ingolfare la Corte dei Conti di un lavoro che tocca agli uffici giuridici degli enti locali, uffici che vanno dal segretario generale del comune all’avvocatura di stato. In questo modo è molto probabile che la Corte non possa rispettare il termine di 30 giorni entro il quale vige l’obbligo della risposta e – in tal caso – nulla potrà più fermare l’efficacia del provvedimento su cui è stato richiesto il parere di legittimità. Bella trovata, vero!?
Vogliamo solo ricordare a chi non segue le vicende del governo che le avvisaglie di queste intenzioni del governo Meloni c’erano già state. Erano state poste senza vergogna dalle imprese che volevano rilevare l’Ilva, da quanti invocavano la necessità di rapidi provvedimenti contro la pandemia da covid, da imprenditori e amministratori pubblici che avevano ed hanno pretesa di non subire alcun tipo di controllo. Stiamo parlando di quella sequela di leggi e proroghe note col nome di “scudo erariale” partite nel 2020 e, dopo differimento di termini e conversioni varie, approdate alla legge n° 100 del luglio 2025.
I deputati e senatori della finta opposizione che hanno votato a favore ora balbettano di garantismo per giustificare la loro ennesima figura disonorevole. Nessuna meraviglia per questi finti principianti senza principii, professionisti di lungo corso della politica borghese. Chi gli dà ancora credito, ne prenda nota, e ne tragga le conseguenze del caso.
Nota
Per quanto riguarda la responsabilità di ditte private esecutrici di lavori pubblici, liberi professionisti, collaudatori, periti ed altri soggetti privati che svolgono attività per conto della Pubblica Amministrazione (la cd. stazione appaltante) consultare l’Art.103 della Costituzione (Codice degli Appalti) e il Codice della Giustizia Contabile (D.lgs. 174/2016).
Un link esaustivo di tutta la materia è http://www.contabilita-pubblica.it/Dottrina2016/Imperiali2.pdf#:~:text=L’art.%20103%2C%20comma%202%2C%20della%20Costituzione%20n.,altri%20giudizi%20in%20materia%20di%20contabilit%C3%A0%20pubblica%E2%80%9D
Per uno studio di caso che ha dato origine a materia giurisprudenziale segnaliamo l’Ordinanza della Cassazione Civile al link https://www.altalex.com/documents/news/2009/09/10/cassazione-civile-ss-uu-ordinanza-03-07-2009-n-15599

