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Arrestati per solidarietà alla Palestina – SI Cobas Torino, Napoli, Genova

Come immaginate, la nostra redazione ha ricevuto molte prese di posizione contro l’arresto di Mohammed Hannoun ed altre 8 persone con lui imputate di rapporti con Hamas. Non potendole pubblicare tutte, abbiamo deciso di pubblicare questa presa di posizione dei coordinamenti del SI Cobas di Torino, Napoli-Caserta-Salerno e Genova perché collega, giustamente, l’attacco al movimento per la Palestina, evidente a molti, al più ampio e duro attacco ai proletari e alle popolazioni immigrate, specie se di origini dai paesi di tradizioni islamiche, che – purtroppo – non risulta evidente anche a molte/i tra gli attivisti. (Red.)

Questa mattina sono state arrestate 9 persone, perlopiù palestinesi, tra cui il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun, accusati di aver contribuito a finanziare Hamas.

L’accusa, in particolare, è di aver inviato fondi attraverso società benefiche ad associazioni con sede all’estero in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo stato di Israele perché “appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas o direttamente a favore di esponenti di Hamas”.

Considerato che Hamas è al governo della Striscia di Gaza, questo vuol dire che pressoché qualsiasi sostegno economico alla popolazione di Gaza può essere ricompreso all’interno di tale definizione: criminalizzando di fatto ogni solidarietà concreta alla popolazione palestinese.

Lo scopo dell’operazione è chiaro grazie anche all’enorme enfasi data dal governo e dai rappresentanti politici locali di Genova, ed è quello di scatenare un’offensiva più generale contro tutte le realtà e tutti gli attivisti cosiddetti “ProPal” nella odiosa lingua della propaganda di regime.

Non si tratta di una novità: già con la repressione degli ultimi mesi, e in particolare con l’arresto dell’imam di Torino e attivista di Torino per Gaza Shahin, è emersa chiaramente la volontà di individuare un nuovo nemico pubblico numero uno nella cosiddetta saldatura tra sinistra radicale e islam.

In altre parole, associare tutta la popolazione che ha manifestato e scioperato contro il genocidio palestinese e in particolare gli organizzatori di queste mobilitazioni al “terrorismo islamico”.

“Terrorismo” come da loro definito, ovviamente, per indicare le organizzazioni della resistenza palestinese che lottano contro il genocidio e l’occupazione secolare da parte di Israele e dei suoi mandanti occidentali, tra cui lo stato italiano, e non invece per quei regimi (ad esempio il nuovo governo di Siria, Arabia Saudita, ecc.) che servono proprio questi interessi.

A fare paura al governo è l’unità tra lavoratori di diverse nazionalità, italiani e immigrati, e più ampiamente su scala globale, che hanno trovato nella lotta per la Palestina libera un riferimento di fronte a un clima crescente di economia di guerra e peggioramento delle condizioni economiche e di vita. Contro questa unità lo stato servo dei padroni e dei macellai sionisti scatena tutto il suo armamentario di propaganda islamofoba e razzista, e usa sempre più disinvoltamente il ricatto del permesso di soggiorno come arma di repressione politica con la minaccia costante di essere chiusi in un CPR e deportati.

Ne sanno qualcosa i lavoratori della nostra organizzazione sindacale: solo recentemente è stato revocato il permesso di soggiorno al compagno Abbas coordinatore SI Cobas di Brescia per scioperi sindacali, dimostrando che l’attacco va ben oltre anche la questione palestinese.

Contro queste aggressioni è fondamentale rilanciare la mobilitazione, non solo in sostegno alla resistenza palestinese contro la falsa pace del piano Trump, sotto cui prosegue il genocidio, ma anche per rispondere all’odio e al razzismo che colpisce la popolazione immigrata per indebolire ogni forma di dissenso.

Libertà immediata per gli arrestati di Genova e tutti i prigionieri politici!

IL NEMICO È IN CASA NOSTRA

CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

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