Questa sera [5 dicembre, ore 19] al presidio di Torino, nella foto sotto, alle 19, il presidio a Napoli

Oggi, venerdì 5 dicembre, giornata di mobilitazione per la liberazione immediata di Mohamed Shahin. Qui di seguito le iniziative previste in alcune città (l’elenco è forse incompleto).
A Marghera vi è già stato un ampio volantinaggio alla moschea di via Lazzarini, organizzato da Comitato permanente contro le guerre e il razzismo e TIR – qui sotto il volantino distribuito.
Pubblichiamo anche il testo postato ieri dal SI Cobas di Torino. (Red.)
Al momento siamo a conoscenza dei seguenti presidi, che si terranno in diverse città italiane alle ore 18:
Torino: Comune (piazza Palazzo di Città)
Napoli: prefettura (piazza del Plebiscito)
Genova: prefettura (Largo Eros Lanfranco)
Modena: piazza Muratori
Ferrara: corso Ercole I d’Este, 16
Varese: piazzale Libertà
Mohamed Shahin è stato arrestato e rinchiuso nel Cpr di Caltanisetta, in attesa di rimpatrio in Egitto, dove verrebbe probabilmente torturato e ucciso in quanto oppositore politico di Al Sisi. Il suo unico “crimine” è il sostegno aperto a una Palestina libera, espresso con forza in due anni di mobilitazioni contro il genocidio da parte dello stato sionista di Israele.
Si tratta di un attacco repressivo violento e di una vendetta vigliacca verso gli scioperi generali di fine settembre e inizio ottobre, che va mano nella mano con la discussione parlamentare del DDL Gasparri per equiparare antisionismo e antisemitismo.
Un attacco innanzitutto agli immigrati, colpendo un imam per mandare un messaggio di intimidazione a tutti. Un attacco però ad ogni voce di protesta e di dissenso nei confronti dell’approfondimento dell’economia di guerra e del sempre maggiore coinvolgimento italiano nei conflitti nel mondo, condito di falsità e propaganda islamofoba per dividere e distrarre dal reale contenuto della repressione.
Non ci fermeremo finché Shahin non sarà libero e potrà tornare dalla sua famiglia a Torino. Solidarietà anche a Usama Ghanem, studente egiziano che rischia l’espulsione da parte del governo britannico e rimpatrio in Egitto, sempre in situazione rischiosa, per le proteste studentesche per la Palestina.
𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔’ 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝟮𝟴 𝗘 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗡𝗜𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝟮𝟵 𝗔 𝗠𝗜𝗟𝗔𝗡𝗢.
Durante lo sciopero generale del 28 novembre e la manifestazione nazionale del 29 novembre a Milano abbiamo espresso il nostro massimo sostegno all’imam Mohamed Shahin, arrestato nel Cpr di Caltanisetta e sottoposto a procedura di rimpatrio verso l’Egitto, per esseri espresso pubblicamente in questi due anni per la Palestina libera e contro il genocidio palestinese, partecipando e promuovendo le mobilitazioni a Torino.
A Mohamed è stato revocato il permesso di soggiorno di lunga durata e imposta una deportazione immediata verso l’Egitto: un paese dove rischia concretamente di essere arrestato, torturato e ucciso in quanto oppositore politico del regime dittatoriale di al-Sisi – da lui ripetutamente denunciato anche per il suo sostegno allo stato genocida di Israele.
Come Si Cobas conosciamo bene le minacce e intimidazioni nei confronti dei lavoratori e coordinatori immigrati coinvolti negli scioperi per migliori condizioni di lavoro e di vita, che non di rado hanno visto minacce di revoca del permesso di soggiorno e cittadinanze negate. L’attacco violento nei confronti di Mohamed rappresenta un salto di qualità repressivo e un messaggio intimidatorio nei confronti dell’intera popolazione immigrata.
La propaganda islamofoba ben studiata che accompagna l’arresto di Mohamed ha l’obiettivo a sua volta di impaurire la popolazione immigrata e di dividerci, indebolendo tutte le lotte e ogni voce di dissenso nei confronti di un governo sempre più coinvolto nei teatri di guerra internazionali e promotore di un’economia di guerra che peggiora le condizioni di vita e di lavoro di tutti noi.
L’arresto di Shahin è anche una vendetta vigliacca del governo nei confronti delle mobilitazioni e degli scioperi di fine settembre e inizio ottobre, che hanno visto una partecipazione superiore a ogni aspettativa, preoccupando non solo il governo italiano per la possibilità di una propagazione di questa energia in altri paesi. Di fronte al proseguimento del genocidio in Palestina nonostante il cosiddetto “piano di pace Trump” e all’approfondimento dell’economia di guerra, il governo cerca di tagliare sul nascere la possibile ripresa di mobilitazioni massicce.
Lotteremo con forza per l’immediata liberazione di Shahin e per evitare ad ogni costo la sua deportazione in Egitto. Non fermeranno la lotta per la Palestina libera né la lotta per migliori condizioni di vita e di lavoro!
SI Cobas Torino
Libertà immediata per l’imam di Torino Mohamed Shahin!
Il 25 novembre è stato arrestato a Torino l’imam del quartiere di san Salvario Mohamed Shahin, e subito trasferito nel CPR di Caltanisetta.
Il ministro dell’interno Piantedosi gli ha revocato il permesso di soggiorno di lunga durata e ha disposto la sua espulsione dall’Italia con il rimpatrio immediato in Egitto.
Il “delitto” di cui è accusato è di avere partecipato alle manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza per mano dello stato di Israele avvenute nella sua città, la città dove sono nati i suoi due bambini.
Come decine di milioni di persone nel mondo, Shahin sostiene il diritto del popolo palestinese a resistere all’occupazione della Palestina e a vivere liberamente sulla propria terra.
Questi sono, per noi e per tanti altri, meriti, non colpe!
Per questo sono scattate subito a Torino, in tante città italiane, e anche all’estero, iniziative per la sua immediata liberazione. Il decreto di espulsione va assolutamente revocato, perché Shahin è un noto oppositore del regime oppressivo di al-Sisi, complice nel genocidio dei palestinesi.
In Egitto ci sono 40.000 prigionieri politici, viene abitualmente praticata la tortura dei prigionieri, e non sono rari i casi di uccisione in carcere degli oppositori del regime. In Egitto Shahin sarebbe a rischio di arresto, di detenzione, e della sua stessa vita.
Con questo e altri odiosi provvedimenti (tra gli altri i processi contro Anan Yaeesh, Tarek Dridi, Ahmad Salem) il governo Meloni vuole cercare di fermare il grande movimento di sostegno al popolo della Palestina e alla sua resistenza alla macchina di distruzione e morte sionista.
Mohamed è stato preso di mira anche in quanto Imam di una moschea di Torino, in cui non ha accettato di restare in silenzio davanti agli efferati crimini del colonialismo israeliano, alla complicità internazionale con Israele, e alla corruzione dei governi arabi.
Noi denunciamo con forza la decisione vile, razzista, islamofoba del governo Meloni contro Mohamed Shahin, e vi chiediamo di manifestare la vostra solidarietà al vostro fratello Mohamed ingiustamente colpito, in tutte le forme possibili.
Attenzione! Se lasciamo passare sotto silenzio questa persecuzione, il governo e lo stato italiano, che è tra i grandi sostenitori e fornitori di armi per Israele, si sentirà incoraggiato a colpire ancora altri vostri fratelli e quanti – nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole – manifestano per la Palestina, per la liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese.
Gridiamo insieme con tutta la nostra forza: Mohamed Shahin libero subito! Palestina libera dal fiume al mare!

