Fin dall’inizio seguiamo la vicenda di Anan Yaeesh, che è sotto ogni aspetto emblematica del legame strettissimo tra lo stato italiano in tutte le sue articolazioni e lo stato sionista. Appena qualche giorno fa la provocazione dell’ambasciata sionista in Italia di far intervenire, per rispondere in sua vece, un funzionario dell’ambasciata francese, per giunta totalmente ignaro (o finto ignaro) di ciò su cui doveva testimoniare – una provocazione accolta senza battere ciglio dal Tribunale che, tanto per far capire com’è orientato, ha imposto di rimuovere dall’aula la bandiera palestinese, mentre chi parlava da Parigi aveva dietro di sé la bandiera dello stato sionista genocida.
Ma oggi [28 novembre] è successo anche di peggio a L’Aquila: la p.m. ha richiesto pene detentive così pesanti da lasciare di stucco: 12 anni per Anan, 9 per Alì, 7 per Mansour, senza nessuna imputazione specifica di azione! Se si considera che Anan, per la sua partecipazione alla seconda Intifadah, aveva ricevuto in Israele una condanna a 3 anni di reclusione, si ha la misura del livello di complicità dello stato italiano con lo stato coloniale e razzista di Israele nel perseguitare la resistenza palestinese e la causa palestinese. Il DDL Gasparri, con la sua immonda equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo, lo certifica in modo inequivocabile, così come l’arresto totalmente arbitrario di Mohamed Shahin.
Ma non si tratta solo della persecuzione di chi è solidale con ia resistenza del popolo palestinese: la questione è più generale, ed è il rapido cammino allo stato di guerra e di polizia, che in questi giorni si sta concretizzando anche nei primi passi alla reintroduzione della leva obbligatoria in una serie di paesi europei: Germania, Francia, Regno Unito e, naturalmente, in Italia. E’ un processo che potrà essere fermato e rovesciato solo ed esclusivamente puntando sulla mobilitazione diretta nelle piazze e nei luoghi di lavoro, che deve trovare in fatti come quelli di L’Aquila una spinta in più a strutturarsi e rafforzarsi. La Rete Libere/i di lottare contro stato di guerra e di polizia va esattamente in questa direzione.

