Per raccontare l’assemblea tenutasi domenica scorsa (23 novembre) in una fredda Bologna partiamo da un dato, assolutamente non scontato: la partecipazione a questa iniziativa, la prima del genere a scala nazionale, pensata per porre le basi a future iniziative di lotta contro l’ennesimo disegno legge liberticida e da stato di polizia promosso dal governo Meloni. Oltre 70 in presenza, alcune decine in collegamento da varie città – Ancona/Fermo, Monza, Como, Milano, Pavia, Lucca, Roma, Mestre, in più di un caso organizzati ascolti collettivi – ad arricchire una discussione necessaria, durata tre ore fitte senza sfilacciamenti di sorta, con una ventina di interventi, e foriera di prospettiva.
Un ringraziamento ai compagni e alle compagne del nodo bolognese di “Libere/i di Lottare” per l’organizzazione della giornata, e per aver preso parola assieme alle seguenti organizzazioni e organismi: Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, Giovani Palestinesi d’Italia, SI Cobas, Docenti per Gaza, Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, Unione degli studenti, Rete internazionale ebrei antisionisti, Rete della Conoscenza, Comunità palestinese della Lombardia, Ultima generazione, Plat, Rete dei comitati e collettivi di lotta di Roma e Viterbo, Movimento studenti palestinesi in Italia, Assemblea per la Palestina delle colline intorno a Bologna, Ferrovieri contro la guerra, Collettivo “Mario Giannelli” di Viareggio.
Oltre un anno fa, come Rete, siamo stati tra i primissimi a denunciare il DDL 1004, presentato da tre deputati leghisti, mirante a “contrastare gli atti di antisemitismo”, il cui scopo reale era contrastare, a genocidio in corso, la lotta contro lo stato di Israele e i suoi protettori e arginare o minare il movimento di sostegno al popolo e alla resistenza palestinese. Dopo oltre un anno ci siamo riuniti a Bologna per la prima assemblea nazionale che si è occupata espressamente del DDL Gasparri e della necessità di mobilitarsi contro di esso.
La presentazione di questo DDL è avvenuta il 6 agosto 2025, nel momento in cui il governo Meloni, nel mezzo di un genocidio arrivato al suo acme, ha intuito che il movimento per la Palestina avrebbe potuto allargarsi anche in Italia, e ha deciso di dotarsi di un nuovo strumento per criminalizzare l’anti-sionismo e proteggere i complici italiani del genocidio – uno strumento più articolato, organico e duro di quello messo in campo con il DDL 1004. Com’è stato ricordato da pressoché tutti gli interventi, questa nuova proposta di legge si pone in continuità con precedenti provvedimenti, o prese di posizione, voluti anche da forze di centro-sinistra, compiendo al contempo un salto di qualità nella repressione di stato (discorso simile a quello che questa Rete ha fatto a proposito dei decreti sicurezza). Anche in questo caso, infatti, le pene di reclusione previste sono particolarmente pesanti : vanno dai 2 ai 6 anni, perfino aumentati della metà in determinati casi.
Il nuovo DDL 1627 a firma Gasparri (FI), sotto le mentite spoglie della lotta all’antisemitismo, abbraccia le linee guida dell’IHRA – sottoscritte dal Ministero dell’Istruzione nel 2021 – e taccia in modo automatico di antisemitismo tutte le critiche allo stato di Israele e le denunce dei suoi crimini.
In particolare entra a gamba tesa nelle scuole, prevedendo sanzioni contro il corpo docente qualora progettasse lezioni che trattino in chiave critica di Israele e dell’occupazione sionista della Palestina. La totale complicità con l’apparato di distruzione e di morte sionista è tale che il DDL-Gasparri arriva ad imporre l’obbligo di delazione a carico dei docenti, vincolandoli ad operare delazioni qualora vengano a conoscenza di suddette lezioni o di espressioni di pensiero degli studenti a contenuto antisionista. Di più: arriva a prevedere corsi di formazione “iniziale” e di “formazione continua” per lo “studio della cultura ebraica e israeliana” – facendo così dell’ideologia razzista e suprematista del sionismo una verità di stato!
La scuola, tanto sul versante studentesco quanto su quello dell’insegnamento, è quindi un bersaglio speciale di questa stretta repressiva e della campagna intimidatoria che la prepara e pretende di legittimarla. Ma l’attacco riguarderà chiunque oggi voglia impegnarsi nel rilancio della lotta al fianco della Resistenza Palestinese, contro l’escalation bellica e l’economia di guerra – leggi finanziarie lacrime e sangue sono in via di approvazione in tante parti del mondo -, contro gli stati di polizia presenti ad ogni latitudine come unica risposta ad una crisi economica globale e all’acuirsi dello scontro inter-imperialistico che deteriora sempre di più la vita della classe lavoratrice e delle classi subalterne.
Come è stato detto a chiare lettere nell’introduzione all’assemblea, la mobilitazione contro il DDL Gasparri non sta a sé, ma dev’essere parte della ripresa della mobilitazione a sostegno della causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese, a cominciare dalle imminenti giornate di lotta del 28 e 29 novembre. Il piano Trump su Gaza non è certo un piano di pace; è un piano colonialista e schiavista, che trae ora maggiore forza dalla sua infame approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU, avvenuta grazie anche alle benevole astensioni di Cina e Russia, che hanno rinunciato al loro diritto di veto. Quel piano non sta neppure consentendo una vera e propria tregua, viste le centinaia di morti inflitte dall’esercito sionista alla popolazione di Gaza, vista la banditesca restrizione degli aiuti alimentari, a cui si accompagnano una catena di feroci aggressioni dei coloni ai palestinesi della Cisgiordania, ripetute aggressioni alla popolazione del Libano, provocazioni contro la Siria, etc. E’ in questo modo che lo stato sionista, nel silenzio e la complicità di tutti gli stati, quelli arabi per primi, festeggia il piano del suo grande protettore statunitense, riaffermando i propri intenti genocidari e di primato in tutta la regione.
Per queste ragioni il movimento internazionale di sostegno alla resistenza palestinese non può concedersi un solo attimo di tregua. Deve rilanciare la sua iniziativa connettendo ed intrecciando la propria lotta con ogni movimento che si opponga alla corsa al riarmo, alla guerra, all’economia di guerra, alla barbarie capitalista che, giorno dopo giorno, diventa sempre più violenta.
In Italia il governo e gli apparati dello stato (magistratura, polizia, enti locali) stanno provando a circoscrivere e stroncare il grande allargamento del movimento a sostegno al popolo palestinese che è culminato nelle giornate di lotta del 3-4 ottobre, attaccando chiunque continui a mobilitarsi contro il nemico “in casa propria” – l’Italia protagonista di prima fila dell’escalation bellica e dell’appoggio incondizionato allo Stato sionista – con una repressione sempre più dura e articolata che, a breve, potrebbe contare anche su questo nuovo disegno legge.
Come sottolineato nelle conclusioni, l’assemblea ha concordato sulla necessita di organizzare ed estendere il più possibile il fronte di lotta che si oppone alla “mano che sfrutta, bombarda e reprime”. L’indicazione collettiva emersa dall’assemblea di Bologna è quella di portare in piazza l’opposizione al DDL Gasparri in tutte le iniziative, a partire dal 28 e 29 novembre quando si sciopererà e manifesterà per far valere i bisogni e gli interessi della classe sfruttata, per far male alle tasche dei padroni con iniziative di blocco della produzione reali ed efficaci, per una Palestina libera dal fiume al mare, per fermare la corsa alle armi e allo stato di polizia, contro una finanziaria di guerra, per abbattere il governo delle destre dalle piazze, che devono moltiplicarsi nei prossimi mesi trovando punti di contatto e parole d’ordine unificanti con chi si muove nel resto del mondo.
La sfida che abbiamo dinanzi non è semplice, ma dobbiamo provarci, come abbiamo fatto con la battaglia contro il DDL 1660, poi divenuto decreto e convertito in nuova legge sicurezza nel giugno di quest’anno: fermare il DDL Gasparri con la mobilitazione nelle piazze dei lavoratori e delle lavoratrici, degli studenti e delle studentesse, degli attivisti e delle attiviste è l’unica strada percorribile – come verificato proprio in occasione dell’approvazione del pacchetto sicurezza, quando le “opposizioni” parlamentari non hanno fatto neppure un minimo di ostruzionismo (per quel che vale).
Altrettanto necessario è continuare ad esprimere e praticare solidarietà attiva verso chiunque si trovi in carcere, sottoposto a misure cautelari – a tal proposito l’assemblea ha abbracciato idealmente Tarek, Anan, Ali, Mansour, Ahmad, Omar, Bak, Massimo, Luigi, Stecco – e chiunque oggi sia sotto processo per aver deciso di lottare contro il genocidio del popolo palestinese, attivamente al fianco della sua Resistenza. Ci associamo al monito della Rete internazionale ebrei antisionisti che ha ricordato la messa a bando in Inghilterra di Palestine Action come pericoloso precedente che altri governi vorranno applicare.
Ai piani e alle azioni da stato di guerra e polizia che vorrebbero disciplinare l’intera società e intimidire chiunque provi ad alzare la testa, noi rispondiamo rilanciando la lotta in modo sempre più organizzato. Non ci fate paura! Non ci hanno fermato gli arresti, i fogli di via, gli avvisi orali, i divieti di manifestare, il decreto-sicurezza; né potrà farlo il DDL Gasparri, la cui approvazione cercheremo in ogni modo di impedire. Com’è avvenuto nei due anni scorsi, quando siamo partiti da iniziative numericamente limitate ma energiche, iniziamo a riaccumulare le forze nelle giornate di lotta del 28 e 29 novembre per preparare altri e più forti 3-4 ottobre, sempre più strettamente collegati con il moto internazionale e internazionalista di appoggio alla resistenza palestinese e di opposizione alla corsa verso un’apocalittica guerra inter-imperialista.

