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Milano: bloccato a Pioltello l’hub della guerra per il Nord dell’Italia – SI Cobas Milano

All’alba dello sciopero generale del 28 novembre il nodo logistico di Pioltello è stato investito da una seconda mobilitazione contro la corsa al riarmo e la manovra finanziaria 2026, il cosiddetto “piano di pace di Trump” e in solidarietà alla resistenza del popolo palestinese.

A pochi km dalla capitale dell’economia italiana, Pioltello rappresenta uno snodo essenziale della logistica di guerra nel Nord Italia: crocevia che connette i porti di Genova, La Spezia e Livorno con gli interporti di Rubiera, Padova e l’aeroporto di Malpensa, è dove operano DSV, compagnia globale di trasporto merci e logistica che vanta la posizione di terzo trasportatore più grande al mondo e Logtainer, società di trasporto intermodale che proprio di recente ha stipulato un memorandum con Mercitalia Logistics, azienda del gruppo di Ferrovie dello Stato. Logtainer, attraverso i suoi terminal, opera come partner per quelle compagnie di navigazione direttamente complici: prima fra tutte la Maersk, target centrale di una campagna internazionale di boicottaggio e gigante di trasporto di container carichi di armi e componenti d’armamento verso “Israele”.

I due colossi nazionali e internazionali compongono un tassello della rete fittissima di transiti che, sotto l’apparente routine della movimentazione ordinaria delle merci, include flussi di materiale bellico e componenti d’ogni tipo, destinati all’intero complesso di produzione dell’industria militare in Occidente.

Con l’iniziativa di sciopero e di picchetto davanti ai due cancelli, abbiamo voluto denunciare, bloccare e rigettare l’intero processo di normalizzazione dello “Stato di Guerra” mondiale e permanente. L’espressione più brutale di questo processo è rappresentata dallo sterminio del popolo palestinese, proporzionale all’aumento dell’export di guerra dei governi e dei padroni occidentali, che così hanno finanziato l’entità sionista di “Israele”, armandola fino ai denti fino all’ottenimento dei “piani di pace” di Trump, dietro i quali si scovano solo i piani di disarmo della resistenza palestinese, di riprogettazione e occupazione strutturale dell’intera Palestina e delle sue acque.

Uno stato di guerra dove si alimentano le ambizioni dei blocchi imperialisti contrapposti, USA-Nato e Cina-Russia, che dall’Ucraina al Venezuela, passando per le mire coloniali dalla Libia al Corno d’Africa, ogni giorno aumentano il rischio di un’escalation militare di portata nucleare, allo scopo di ridefinire le geografie politiche, minerarie e strategiche sulla pelle delle popolazioni sfruttate.

In questo scenario, con la manovra finanziaria del Governo Meloni, l’aumento vertiginoso della spesa pubblica in favore della corsa al riarmo è un ennesimo schiaffo a tutti quei proletari che vedono il sistema sanitario di fatto smantellato, partendo dalla carenza in crescita dei medici di base, o quello scolastico e accademico stringere le future generazioni nelle morse di sfruttamento, precarietà e militarizzazione. Mentre il potere d’acquisto della classe lavoratrice e dei pensionati continua a ridursi all’osso, le briciole di crescita di PIL – che fanno vantare il Ministero dell’economia e finanze – riguardano il campo dell’industria hi-tech e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Questo risultato, sbandierato nella manovra presentata da Giorgetti, ci prepara ad entrare in una fase di stagflazione dove alla povertà salariale e alle pensioni da fame, si accompagneranno sempre di più il ricorso allo sfruttamento intensivo con l’abuso di ritmi flessibili legati alla produttività, e dove il regime di lavoro “straordinario” sarà reso la arrendevole estensione dell’orario di lavoro per compensare la carenza degli aumenti salariali. Se nella Legge di Bilancio 2025 i lavoratori d’Italia avevano rinunciato agli esoneri contributivi e visto un incremento delle tasse a parità di salario, con la Legge Finanziaria 2026 il Governo stabilirà la detassazione al 15% sul costo del lavoro straordinario, festivo e notturno, in barba ad ogni danno psico-fisico generato dalle condizioni di lavoro massacranti.

A tutto ciò si aggiungeranno i grandi processi di ristrutturazione delle aziende, i progetti di riconversione delle fabbriche in impianti di produzione militare e non per ultimo ondate di licenziamenti collettivi, con un aumento dei livelli di disoccupazione su tutto il territorio: non è difficile prevedere che già nella primavera del 2026, con la cessione della divisione militare di Iveco alla Leonardo SPA – che sull’economia del genocidio ha aumentato i suoi profitti per più del 10% solo nel 2024 -, si possa consacrare il primo impegno materiale dei signori della guerra volto all’avvio del progetto ReArm Europe.

È per questo che l’iniziativa nel polo logistico di Pioltello non è una semplice manifestazione di dissenso, ma un’azione di reale interruzione della macchina della guerra, ed oggi più che mai a sostegno materiale della resistenza palestinese. Il governo italiano e le istituzioni europee continueranno a legittimare e finanziare l’operazione di sterminio, dunque tocca a noi, dal basso, bloccare l’industria della guerra. Ogni attore che si rende ingranaggio fondamentale nella catena di approvvigionamento, da cui trae forza e profitto il regime sionista, va fermato con la lotta fino a scala internazionale. Dai terminal dove partono i traffici di morte via terra, via aerea e via mare, è necessario continuare a smascherare le responsabilità dei colossi borghesi che hanno in pugno il nostro futuro, primi fra tutti Maersk, Zim, MSC, Poste Italiane e Leonardo, già target di scioperi nazionali e di una campagna di boicottaggio internazionale che mira a un embargo militare, accademico e culturale, in opposizione all’ipocrisia dei governi e alla complicità silenziosa di tutte le istituzioni. Abbiamo il dovere di lottare nei luoghi di lavoro, al fianco di quegli operai e quelle operaie la cui manodopera è sempre più funzionale a un futuro di distruzione e massacro tra oppressi.

Consapevoli che la lotta dei lavoratori contro l’economia di guerra è centrale nel contesto della lotta di liberazione della Palestina, non possiamo che continuare su questa strada, non possiamo che attaccare alla radice il ventre della bestia, non possiamo che attaccare l’intero sistema del capitalismo imperialista.

Viva lo sciopero generale del 28 Novembre.

Viva la resistenza del popolo Palestinese.

Per la costruzione dell’unità delle lotte su scala internazionale

BLOCCHIAMO LA MACCHINA BELLICA!

SI Cobas Milano

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