Questa mattina [sabato, 8 novembre] la Questura di Napoli ha notificato un avviso orale di “pericolosità sociale” a Dario, attualmente colpito dagli obblighi di firma dopo la sua detenzione a seguito degli arresti oramai noti alla Mostra d’oltremare.
È un avvertimento politico: se continuiamo ad organizzarci, proveranno a colpirci più duramente.
Già siamo stati colpiti/e in passato con 4 avvisi orali ancora in vigore con Mimi, Maria, Antonio ed Eddy nell’ambito della lotta sindacale e con i disoccupati organizzati.
Dario oggi ha la “minaccia” esplicita di passare a provvedimenti ancor più repressivi come sorveglianza speciale, fogli di via, obblighi di firma o restrizioni alla libertà di movimento.
L’obiettivo è intimidire, isolare, far passare il messaggio che la conflittualità sociale è un rischio personale.
Ma noi lo rivendichiamo: ci stiamo organizzando!
La continuità è evidente: gli arresti alla Mostra d’Oltremare durante la contestazione a TEVA — Mimì, Dario e Bocconcino presi mentre manifestavano, portati in carcere e poi liberati — sono parte della stessa strategia. Prima reprimono sul campo, poi notificano avvisi per impedire che la lotta si ricomponga. È repressione pianificata, non casuale.
Quello che temono non è il singolo gesto, ma la possibilità che la lotta si allarghi; che ciò che è iniziato contro sfratti, precarietà, miseria, caro-vita, guerra e genocidio in Palestina, diventi ancora di più un terreno comune di lotta, di quartiere, di città, di classe. Di cosa hanno paura? Che quando i proletari si organizzano, le cose possono cambiare.
La loro non è “sicurezza pubblica”: è tutela dei profitti, protezione dei padroni, attacco preventivo al diritto di organizzarsi. L’obiettivo è isolare, intimidire, far pagare un prezzo personale a chi mette insieme le lotte di quartiere, lavoro, casa, contro la guerra e lo stato di polizia in cui ormai viviamo.
Ma noi stiamo e staremo con gli sfruttati e le sfruttate nelle strade, nelle assemblee, nei presidi, nella volontà di unire le lotte.
E per questo non ci fermeremo, nessun avviso orale ci fermerà.
Se colpiscono chi lotta, risponderemo con più lotta, senza paura, non lasciando nessuna/e nelle mani della repressione: toccano una/o, toccano tutti/e.
La mano che sfrutta è la stessa che reprime.
La mano che reprime è la stessa che bombarda.
Continuare ad organizzarsi e lottare, fino alla vittoria.

