I nostri compagni/e Mimì Ercolano, Angelo Bruno, Dario Orosballo ed Angioletto hanno l’obbligo di firma, per 18 di noi era stata richiesta l’applicazione dei divieti di dimora dalla Regione Campania, ovvero il confino. Questo dopo le diverse indagini per associazione a delinquere, avvisi di pericolosità sociale, due maxiprocessi a 43 proletari e compagni/e per la lotta per il lavoro ed il salario dignitoso, decreti penali, processi e multe. Un processo accelerato soprattutto durante la crisi sanitaria quando abbiamo lottato contro l’utilizzo e l’uso capitalista e repressivo della crisi da Covid-19. Questo avviene quotidianamente per attivisti/e contro l’industria bellica, contro i disastri ambientali, grandi opere inutili, emergenza abitativa fino agli arresti e fogli di via.
Nel frattempo quotidianamente è sempre la classe operaia in lotta ed i suoi solidali ad essere sotto attacco. Tre compagni proletari della Cablog del Si Cobas Lavoratori Autorganizzati sono stati condannati a 10 mesi a “lavori socialmente utili” e tre altri saranno processati ad ottobre, una ventina di lavoratori della Maxidi sono multati per blocco stradale, obbligati a risarcire 1.750 euro ciascuno, più denunce e multe per ogni sciopero (sono stati attualmente 39), 8 lavoratori schedati e mandati al processo, più tre compagni che hanno subito la perquisizione e schedati come soggetti pericolosi, nel frattempo un nuovo processo in quel di Piacenza, mentre due coordinatori Laura Raffelli ed Alessandro Zadra sono stati condannati a più di due anni per lo sciopero alla Penny market per estorsione. L’elenco sarebbe infinito, da quello che avviene a Piacenza dove ricordiamo gli arresti di Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e altri compagni/e che oggi si scontrano contro le chiusure delle aziende in tutta la provincia. o l’infame processo, tra i tanti, ad Aldo Milani, e il maxiprocesso a 400 operai a Modena. L’elenco non finisce qui.
All’avanzare della crisi aumenterà anche l’escalation repressiva. La risposta deve essere l’organizzazione di classe.
Serve ora una risposta ampia con al centro la classe operaia e tutti/e i movimenti sociali in lotta contro la guerra imperialista e l’economia di guerra conseguente, contro i nuovi decreti sicurezza.
Per ora è necessario sostenere le spese legali.
La solidarietà è un arma: usiamola.

