Un paio di settimane fa abbiamo segnalato una notevole dichiarazione delle Brigate Al Qassam. Oggi torniamo a segnalare una nuova presa di posizione del capo di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya (così come tradotta da Quds News Network), non meno notevole, passata incredibilmente sotto silenzio in tutti gli ambienti della “sinistra estrema”, inclusi quelli palestinesi!, nella quale, oltre ad un appello all’insieme della “nazione araba ed islamica” rivolto anche ai governanti, c’è un pressante, vigoroso appello ai popoli arabi ed islamici, alle masse di questa “nazione”, ed in particolare ai popoli e alle masse dei paesi confinanti con lo stato nemico occupante affinché esprimano la propria rabbia marciando “verso la Palestina via terra e via mare” e assediando le ambasciate per costringere i governi arabi e islamici ad attivare quel boicottaggio verso Israele che nessuno stato della regione e del mondo – a cominciare da Cina e Russia – ha praticato dall’inizio dell’operazione genocidio.
Si tratta, nei fatti, di un appello all’insurrezione delle masse arabe ed islamiche come il solo fattore che può modificare il tragico corso degli eventi in Palestina e restituire al popolo palestinese almeno una parte dell’immenso contributo che esso ha dato nel corso di un secolo al riscatto delle masse oppresse e sfruttate della regione dal colonialismo occidentale storico, dal sionismo e dal neo-colonialismo.
Espresso nel modo in cui può esprimerlo un’organizzazione come Hamas, che è vincolata ad una ideologia e una prospettiva nazionalista, il nazionalismo di un popolo oppresso, intendiamoci bene (una prospettiva che – come è noto – non è la nostra), è comunque un appello di grande importanza politica: perché mostra come nel terribile scontro tra la macchina di distruzione e di morte del colonialismo sionista-occidentale e il popolo della Palestina, più che mai “patria degli oppressi di tutto il mondo”, sta morendo definitivamente l’illusione in un possibile ruolo anti-coloniale delle borghesie arabe e islamiche. E sulla morte di questa illusione si sta facendo strada – nel mezzo di un immane bagno di sangue di cui tutte le borghesie del mondo sono corresponsabili – la prospettiva di una grande sollevazione rivoluzionaria delle masse oppresse e sfruttate di tutta l’area medio-orientale come la sola via per demolire dalle fondamenta lo stato di Israele, e per liberarsi di regimi infeudati tutti, in una misura o nell’altra, all’ordine imperialista. Un ordine che da oltre un secolo soffoca, insieme con le masse palestinesi, le masse lavoratrici di tutta questa regione di enorme importanza strategica per entrambi gli schieramenti imperialisti che si contendono il dominio sul mondo.
La risposta delle borghesie arabe e islamiche all’appello è giunta a stretto giro di posta, e – guarda caso – è venuta da New York, dalla cosiddetta Conferenza internazionale sul futuro dello stato palestinese, sotto forma di un vergognoso diktat: Hamas subito liberi gli ostaggi senza condizioni, ceda le armi all’Anp, cioè alla protesi “palestinese” dello stato di Israele, lasci la striscia di Gaza, o comunque si dissolva. Questo diktat, firmato tra gli altri da Qatar, Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Turchia, ha come premessa la condanna dell’azione 7 ottobre, cioè a dire la condanna della resistenza e della reazione palestinese all’inesorabile strangolamento che stava portando la popolazione di Gaza verso una lenta estinzione delle sue stesse possibilità di sopravvivenza.
Non meno infame, sempre dalla stessa conferenza ONU non per, bensì contro la Palestina, la dichiarazione di Mohammad Mustafa, il cosiddetto primo ministro palestinese, che indica ad Hamas di deporre le armi e dissolversi lasciando spazio a quell’ANP che in Cisgiordania non è altro che la polizia “palestinese” dello stato sionista. E rilancia – mentendo sapendo di mentire – l’idea di uno stato palestinese unitario tra Gaza e la Cisgiordania, così che si possa “vivere in pace con Israele” – questo, proprio mentre Israele sta radendo al suolo Gaza e perfezionando l’annessione formale della Cisgiordania con l’appoggio esplicito degli Stati Uniti. A suo dire, con l’ANP al posto di comando, si potrà vivere tranquillamente, come palestinesi, accanto ad Israele “senza occupazione, assedio, insediamenti, sfollamenti forzati e annessioni”, senza cioè tutti quegli orrori di cui l’ANP è completamente corresponsabile, avendo accettato da tempo di essere sottomesso all’occupante.
E’ possibile, se non probabile, che la forza convergente della macchina sterminista di Israele; del conclamato, attivo tradimento delle borghesie arabe e islamiche; del totale appoggio ad Israele di Stati Uniti e Unione europea; delle manovre illusionistiche di Francia ed altri stati per l’impraticabile “due popoli, due stati”; del totale silenzio altrettanto complice di Cina e Russia, grandi fornitrici di merci, droni e carburante per la continuazione dello sterminio; pieghi – al momento – la straordinaria resistenza delle masse oppresse di Gaza e della Palestina tutta. Ma al prezzo di un’ulteriore internazionalizzazione e radicalizzazione della “questione palestinese”, avvenuto in Palestina, nel mondo arabo-islamico, e nel mondo intero in questi due anni. Due anni in cui lo stato di Israele si è avviato alla sua inevitabile catastrofe (data per certa anche da un certo numero di ebrei antisionisti) e la causa della liberazione nazionale e sociale dei palestinesi è diventata, per contro, universale e “immortale”.
Dichiarazione di Khalil al-Hayya
“- Diciamo alla nostra nazione araba e islamica che il nostro popolo prova un profondo senso di abbandono sotto la fame e massacri che superano ogni immaginazione.
– Nessuno tra il nostro popolo capisce che la nostra grande nazione, con tutte le sue capacità, rimane impotente di fronte a una guerra di sterminio e fame.
– Non è forse giunto il momento per la nazione di agire concretamente per rompere l’assedio e consegnare cibo e medicine alle donne e ai bambini di Gaza?!
– Invitiamo i paesi e le componenti della nazione araba e islamica a recidere ogni legame con l’entità nemica.
– Invitiamo le masse della nazione a esprimere con ogni mezzo la rabbia che cova in loro, in particolare i popoli dei paesi confinanti con la Palestina.
– Invitiamo i popoli della nostra nazione, in particolare quelli confinanti con la Palestina, a marciare verso la Palestina via terra e via mare, ad assediare le ambasciate e ad attivare il boicottaggio.
– Diciamo ai popoli della nostra nazione che Gaza e la sua gente vi chiedono di dimostrare la cavalleria araba e l’autenticità dell’Islam. Attendono fatti, non parole.
– Invitiamo gli studiosi della nazione a esercitare il loro vero ruolo nella guida delle masse.
– Diciamo al nostro popolo in Giordania che il nostro popolo si aspetta che continuiate la vostra rivolta popolare e i vostri sforzi a sostegno.
– Diciamo al nostro popolo in Egitto: i vostri fratelli a Gaza stanno morendo di fame vicino a voi e ai vostri confini?!
Il leader di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya:
– Rifiutiamo i lanci di aiuti aerei, che sono una farsa e una propaganda volta a oscurare i crimini israeliani. Ogni cinque lanci aerei equivalgono a un piccolo camion. Il vero passo è aprire i valichi e consentire agli aiuti di raggiungere il nostro popolo in modo dignitoso.
– Facciamo appello agli studiosi della nazione affinché assumano il loro vero ruolo nel guidare le masse ad affrontare il nemico.
– Al nostro popolo in Giordania, alla mobilitazione e alla solidarietà, guardiamo a voi con grande speranza e fratellanza. Proprio come i vostri figli furono martirizzati ai confini della Palestina, vi chiediamo di intensificare i vostri sforzi e la mobilitazione per fermare questo odioso genocidio, per impedire al nemico di dividere Al-Aqsa e imporre una “patria alternativa”.
– Ai nostri fratelli in Egitto, terra fertile, ci rivolgiamo a voi a nome della posizione politica e sociale dell’Egitto. Sappiamo che siete addolorati per il dolore del vostro popolo a Gaza. O popolo d’Egitto, i suoi leader, il suo esercito, le sue tribù, la sua Al-Azhar e le sue chiese, i vostri fratelli a Gaza stanno morendo di fame ai vostri confini?! Ci aspettiamo con fiducia dal grande Egitto che dica la parola definitiva: Gaza non morirà di fame e non accetterà la chiusura del valico di Rafah.”

