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La replica di A. Bihr, J.M. Heinrich, R. Pfefferkorn e Y. Thanassekos (Italiano – Français)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la replica che A. Bihr, J.M. Heinrich, R. Pfefferkorn e Y. Thanassekos ci hanno inviato a proposito della loro recente presa di posizione da noi tradotta e commentata negli scorsi giorni. Il confronto con questi compagni e studiosi da noi molto stimati prosegue, con alcune nostre note alla loro replica. (Red.)

Cari compagni,

anzitutto, grazie per aver accettato di pubblicare il nostro articolo e di averlo reso disponibile al pubblico di lingua italiana. Ciò è tanto più lodevole in quanto non condividete tutti i presupposti o tutte le conclusioni di esso, e quindi proponete l’apertura di una discussione. Questo è diventato, purtroppo, troppo raro oggi nelle file dell’estrema sinistra, soprattutto per quanto riguarda le questioni relative alla guerra in Ucraina, per non accoglierlo e congratularsi con voi per questo.

Per quanto riguarda la prima delle vostre riserve, inizieremo ricordando che, quasi tre anni fa, due di noi (Alain Bihr e Yannis Thanassekos) pubblicarono due articoli sulla guerra in Ucraina in cui difendevano la tesi che si trattava prima di tutto di un conflitto inter-imperialista tra Russia e NATO, designando così esplicitamente la Russia stessa come potenza imperialista.

 [ Alain Bihr et Yannis Thanassekos, «  La guerre en Ukraine, le récit dominant et la gauche anti-impérialiste », Contretemps, 9 juillet 2022, https://www.contretemps.eu/guerre-ukraine-recit-dominant-gauche-anti-imperialiste ; et « La guerre en Ukraine et la gauche anti-impérialiste. Une anticritique », Contretemps, 24 août 2022, https://www.contretemps.eu/guerre-ukraine-gauche-anti-imperialiste-anticritique/.]. Una tesi condivisa da Jean-Marie Heinrich et Roland Pfefferkorn, che noi teniamo tuttora ferma.]

In quanto potenza imperialista, la Russia può benissimo sognare o addirittura pianificare di ricostituire la zona di influenza nell’Europa centrale e orientale che era in grado di avere nell’era sovietica, o anche prima nell’era zarista. Ma, in questo caso, il processo che ha portato all’attuale guerra in Ucraina non è stato avviato e alimentato da un tentativo di realizzare un tale progetto ma, al contrario, dal suo rifiuto di vedere la sua posizione geopolitica deteriorarsi ulteriormente a seguito dei successivi progressi della NATO in questo stesso settore, nel 1999 e nel 2004, l’ultimo dei quali, pianificato nel 2008, era semplicemente quello di portare la NATO alle sue porte, in Ucraina e in Georgia. Le successive invasioni della Georgia (2008), della Crimea (2014) e della parte orientale dell’Ucraina (2022) sono state il risultato di un atteggiamento difensivo e non offensivo da parte della Russia. Questo è tutto ciò che volevamo ricordare nel nostro testo.

La vostra seconda riserva riguarda la nostra valutazione dell’attuale frenesia di riarmo che ha attanagliato quasi tutti gli Stati europei, siano essi membri dell’Unione Europea o della NATO. A vostro avviso, questa frenesia non può essere ridotta al panico che ha attanagliato questi governi dopo la svolta degli Stati Uniti nel conflitto con la Russia e la prospettiva di consacrare la vittoria di quest’ultima nella guerra con un accordo, formale o meno, e di ritrovarsi soli. Al contrario, si vede in esso l’imperativo in cui si trova ogni stato capitalista di armarsi per difendere i propri interessi imperialisti in questa giungla che è il cosiddetto ordine mondiale. Non neghiamo questo imperativo, ovviamente. Ma solo ieri i mezzi militari già a disposizione di Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna sembravano sufficienti, da questo punto di vista. Cos’è accaduto (a parte ciò che diciamo nel nostro testo) che possa spiegare e giustificare ai loro occhi, dal punto di vista della difesa dei loro interessi imperialisti, la necessità della nuova corsa agli armamenti in cui i governi europei si apprestano ora a imbarcarsi? Pensano davvero che la Russia possa minacciare questi interessi? Se sì, perché e come? E, in questo caso, pensano che l’UE possa, indipendentemente dalla NATO, affrontare una simile sfida, nonostante la debolezza della sua struttura come sistema continentale di Stati?

Per quanto riguarda l’ultima delle vostre riserve, la condividiamo volentieri. Non siamo così ingenui da credere che una tregua, un trattato di pace russo-ucraino o anche un accordo generale sulle condizioni di sicurezza in Europa possano magicamente rimuovere le tensioni, i conflitti e le contraddizioni che hanno portato alla guerra in corso. Tuttavia, non pensiamo che la mobilitazione necessaria contro la nuova corsa agli armamenti in Europa debba accontentarsi di sollevarsi contro di essa in nome della difesa degli interessi immediati delle classi popolari che essa minaccia. Questa mobilitazione deve anche far capire con risolutezza che la via della diplomazia è preferibile a quella della guerra, perché l’emancipazione umana che persegue è una lotta per la vita contro la morte incarnata da tutti gli Stati e dalle classi dominanti che essi servono.

Alain Bihr, Jean-Marie Heinrich,
Roland Pfefferkorn et Yannis Thanassekos

La Redazione

Vogliamo anzitutto richiamare l’attenzione dei lettori su una questione essenziale: sia noi che gli autori del testo condividiamo il giudizio circa la natura della guerra in Ucraina – questione di massima importanza. Si tratta di un conflitto inter-imperialistico fra NATO e Russia, rispetto al quale i proletari di tutti i paesi non hanno nessuna delle due parti da difendere, perché in esso non sono in gioco l’autodeterminazione nazionale, la libertà ecc., ma solo la difesa e il consolidamento dei rispettivi interessi di potenza. Noi lavoriamo perché si sviluppi la consapevolezza di questa verità fondamentale e si serrino le fila per costruire il campo che ancora manca: quello delle classi sfruttate che si oppongono alla guerra nella prospettiva di rovesciare i governi e le classi dominanti di entrambi i fronti.

Se, come concordiamo, la Russia è una potenza imperialista, le sue mosse sullo scacchiere di area e mondiale sono dettate da interessi di sopraffazione e sfruttamento al pari di quelli dei suoi antagonisti. Non si tratta di ipotizzare che nei desideri o nei piani futuri della borghesia russa possa esserci il disegno di ricostituire la zona di influenza che aveva prima, ma di riconoscere che il movente della sua azione politica e militare, di oggi come di quelle future, ha, e non può che avere, quella radice e quel carattere antiproletario. Le guerre hanno sempre cause contingenti e profonde, una dinamica in cui i fattori economici e quelli militari si mescolano e si integrano vicendevolmente, e le classi dominanti li sfruttano per accreditare la loro azione come il giustificato tentativo di difendere i propri legittimi interessi, la propria libertà, se non addirittura la pace tout-court. La Russia ha certamente reagito all’accerchiamento della NATO, ma, a sua volta, ha supplito alla sua inferiorità economico-finanziaria con lo strumento bellico, senza esitare di fronte alle conseguenze in termini di lutti e distruzioni che questo comportava: in ogni caso, lo ha fatto per tutelarsi come potenza imperialista.

Quanto al piano di riarmo dell’UE, riteniamo che, indipendentemente dalla forma che assumerà, esso nasca dalla consapevolezza delle cancellerie europee che il vecchio ordine mondiale, garantito dalla soverchiante egemonia USA, è ormai in pezzi e che la crescita del militarismo si impone come una strada obbligata. Lo spauracchio del lupo cattivo, incarnato dalla Russia putiniana, può ben servire come giustificazione propagandistica, ma la definizione degli schieramenti nel campo occidentale non ha certo detto l’ultima parola.

La nostra opposizione al riarmo e alla tendenza alla guerra, infine, non punta a mobilitare le masse (per quanto nei limiti delle nostre esigue forze) in nome della difesa degli interessi immediati dei lavoratori, ma ad inserire in una prospettiva rivoluzionaria le lotte contro l’economia di guerra, che colpisce i proletari, e contro l’arrembante militarismo. Di tale prospettiva, crediamo faccia parte a buon diritto l’opposizione a tutte le manovre e gli accordi diplomatici fra le grandi potenze che non è in nostro potere “scegliere” al posto dello scontro bellico e che, in un modo o nell’altro, fanno parte del percorso che conduce ad una nuova guerra mondiale.

Chers camarades,

Tout d’abord merci d’avoir accepté de publier notre article en le rendant ainsi disponible pour le public italophone. C’est d’autant plus méritoire que vous n’en partagez pas tous les présupposés ou toutes les conclusions et que vous nous proposez ainsi d’ouvrir une discussion. C’est devenu, malheureusement, chose trop rare aujourd’hui dans les rangs de l’extrême gauche, concernant surtout les questions afférentes à la guerre en Ukraine, pour ne pas s’en féliciter et vous en féliciter.

S’agissant de la première de vos réserves, nous commencerons par rappeler que, il y a près de trois ans de cela, deux d’entre nous (Alain Bihr et Yannis Thanassekos) ont publié deux articles sur la guerre en Ukraine dans laquelle ils ont défendu la thèse qu’il s’agissait en premier lieu d’un conflit interimpérialiste opposant la Russie à l’Otan, désignant ainsi explicitement la Russie elle-même comme une puissance impérialiste. Une thèse partagée par Jean-Marie Heinrich et Roland Pfefferkorn et que nous défendons aujourd’hui encore.

Comme puissance impérialiste, la Russie peut bien rêver ou même projeter de reconstituer la zone d’influence en Europe centrale et orientale dont elle a pu disposer à l’époque soviétique ou même, antérieurement, à l’époque tsariste. Mais, en l’occurrence, le processus qui a mené à l’actuelle guerre en Ukraine n’a pas été enclenché et alimenté par une tentative de réalisation d’un pareil projet mais, tout au contraire, par son refus de voir sa position géopolitique se dégrader encore davantage sous l’effet des avancées successives de l’Otan dans cette même zone, en 1999 et 2004, dont la dernière projetée en 2008 devait l’amener tout simplement à ses portes, en Ukraine et en Géorgie. Les invasions successives de la Géorgie (2008), de la Crimée (2014) puis de la partie orientale de l’Ukraine (2022) a procédé d’une attitude défensive et non pas offensive de la part de la Russie. C’est tout ce que nous avons voulu rappeler dans notre texte.

Votre deuxième réserve porte sur notre appréciation de l’actuelle frénésie de réarmement qui a saisi la quasi-totalité des Etats européens, qu’ils soient membres ou non de l’Union européenne ou de l’Otan. Selon vous, elle ne saurait se réduire à la panique qui a saisi leurs gouvernements à la suite du revirement états-unien dans le conflit avec la Russie et la perspective de consacrer par un accord, formel ou non, la victoire de cette dernière dans la guerre et de se retrouver seuls. Vous y voyez au contraire l’impératif dans lequel se trouve tout Etat capitaliste de s’armer pour défendre ses intérêts impérialistes dans cette jungle que constitue le soi-disant ordre mondial. Nous ne nions pas cet impératif, bien évidemment. Mais, hier encore, les moyens militaires dont disposaient déjà le Royaume-Uni, la France, l’Allemagne, l’Italie ou l’Espagne semblaient suffisant de ce point de vue-là. Que s’est-il produit de nouveau (hormis ce que nous en disons dans notre texte) qui expliquerait et justifierait à leurs yeux, du point de vue de la défense de leurs intérêts impérialistes, la nécessité de la nouvelle course aux armements dans laquelle s’apprêtent à se lancer désormais les gouvernements européens ? Pensez-vous réellement que la Russie puisse menacer ces intérêts ? Si oui, pourquoi et comment ? Et, dans ce cas, pensez-vous que l’UE puisse, indépendamment de l’Otan, relever pareil défi, en dépit de la faiblesse de sa structuration en tant que système continental d’Etats ?

Quant à la dernière de vos réserves, nous la partageons volontiers. Nous ne sommes pas naïfs au point de croire qu’une trêve, un traité de paix russo-ukrainien ou même un accord général sur les conditions de la sécurité en Europe puisse faire disparaître comme par enchantement les tensions, conflits et contradictions qui ont conduit à l’actuelle guerre. Pour autant, nous ne pensons pas que la nécessaire mobilisation contre la nouvelle course aux armements en Europe doive se contenter de s’élever contre cette dernière au nom de la défense de ses seuls intérêts immédiats des classes populaires qu’elle menace. Cette mobilisation doit aussi résolument faire entendre que la voie de la diplomatie est préférable à celle de la guerre parce que l’émancipation humaine qu’elle poursuit est un combat pour la vie contre la mort qu’incarnent tous les Etats et les classes dominantes qu’ils servent.

Alain Bihr, Jean-Marie Heinrich,
Roland Pfefferkorn et Yannis Thanassekos

(1) [ Alain Bihr et Yannis Thanassekos, «  La guerre en Ukraine, le récit dominant et la gauche anti-impérialiste », Contretemps, 9 juillet 2022, https://www.contretemps.eu/guerre-ukraine-recit-dominant-gauche-anti-imperialiste ; et « La guerre en Ukraine et la gauche anti-impérialiste. Une anticritique », Contretemps, 24 août 2022, https://www.contretemps.eu/guerre-ukraine-gauche-anti-imperialiste-anticritique/. ]

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