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“Prepararsi alla guerra”, in Germania, Svezia, Finlandia, Norvegia…

La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rivelato che le forze armate tedesche hanno elaborato un piano di circa 1000 pagine, rivolto alle aziende del loro paese, per aiutarle ad attrezzarsi tecnicamente per proseguire  la produzione in un ambiente di guerra.

Il documento elenca tutti gli edifici e le infrastrutture che per motivi militari hanno bisogno di essere protetti. Contiene anche piani dettagliati su come procedere nel caso di una manovra russa sul fianco orientale della Nato. Ne dà conto “La Stampa” di Torino in un articolo che riproduciamo. Ecco il link dell’originale:

https://www.lastampa.it/esteri/2024/11/19/news/germania_documento_imprese_guerra-14819603

I paesi scandinavi non sono da meno. La Svezia sta inviando ai suoi cittadini un opuscolo che spiega come prepararsi ad un prossimo conflitto. “La minaccia militare alla Svezia – vi si legge –  è aumentata e dobbiamo prepararci al peggio: un attacco armato”.

Eccone la prima pagina, con il titolo: “Se arriva una crisi o la guerra”.

La Finlandia ha lanciato un nuovo sito web che spiega alle persone come reagire ad un attacco nucleare e come sopravvivere in una zona colpita dalle radiazioni (sembra che avere in dispensa scatole di fagioli e nastro per isolare le finestre aumenti le chance di sopravvivenza).

Un opuscolo del governo norvegese dispensa suggerimenti su come i cittadini potrebbero vivere in modo autosufficiente per una settimana (poi non si sa…). Leggete qui:

Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto dannatamente serio: le guerre contemporanee, a prescindere dall’uso di armi nucleari, colpiscono i civili molto più degli stessi combattenti e la prossima promette di portare questa tendenza all’estremo. Israele, lo stato più bellicista del mondo, sta tracciando la strada a Gaza e in Libano. Ed è in “buona” compagnia.

Chi è nella stanza dei bottoni lo sa, ed ha tutto il cinismo necessario per sacrificare alle esigenze della sopravvivenza del capitale milioni di esseri umani. I proletari devono guardare in faccia questa realtà che i popoli oppressi già conoscono.

L’obiettivo di fermare l’ infernale macchina delle guerre del capitale già in moto è oggi al primo posto.

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