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Un rapido sguardo alla maxi-esercitazione della NATO “Steadfast Defender 2024”

Sono appena terminate le manovre della Nato denominate Steadfast Defender 2024, con una immensa movimentazione di truppe e mezzi militari, che hanno visto il coinvolgimento anche della popolazione civile per una “difesa totale operativa”, ovvero sia per una guerra totale alla Russia. Data la sua imponenza, è il caso di prendere nota, se non altro, di qualche dato d’insieme, guardando poi un po’ più da vicino all’impegno di Italia e Germania. E non sarà difficile toccare con mano che gli stati della NATO si stanno preparando a scatenare una nuova “grande guerra” in Europa.

Steadfast Defender 2024 (abbreviata in STDE24), con circa 90.000 soldati coinvolti, è stata l’esercitazione NATO più imponente dal 1988, anno dell’esercitazione Reforger in cui vennero mobilitati 125.000 soldati. Con l’ingresso nella NATO della Finlandia e nel prossimo futuro della Svezia, l’esercitazione si allarga a tutta la Scandinavia, ponendo la NATO a diretto contatto con la Russia anche nel Nord Europa. Essa si è svolta principalmente in Finlandia, Estonia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Regno Unito. Durante la seconda parte dell’esercitazione, un’attenzione particolare è stata rivolta al dispiegamento della forza di reazione rapida della NATO in Polonia, con 15.000 soldati polacchi e 10mila dai paesi alleati (denominazione: Dragon-24).

L’esercitazione è iniziata il 22 gennaio 2024 e terminata il 31 maggio, coinvolgendo tutti e 31 i Paesi NATO, oltre alla Svezia come “ospite”. Sono scesi in campo 1.100 veicoli da combattimento, tra cui 150 carri armati, 500 veicoli da combattimento di fanteria e 400 veicoli corazzati per il trasporto di truppe; oltre 80 mezzi aerei (F-35, FA-18, Harrier, F-15), elicotteri e droni e più di 50 navi (portaerei, cacciatorpediniere, fregate e corvette). Non si sono fatti mancare nulla, insomma.

Quanto all’Italia, l’imperialismo italiano, oltre a partecipare attivamente alle guerre in corso, prende parte anche alla preparazione di guerre future, come ha fatto, appunto, nel quadro della Steadfast Defender 2024.

I militari italiani impegnati a largo della Norvegia sono stati 1.700, dislocati oltre il circolo polare artico nella Nordic Response, una delle sotto-esercitazioni della Steadfast Defender. Li hanno accompagnati l’incrociatore portaeromobili ‘Garibaldi’ e la nave ‘San Giorgio’ della Marina Militare, con la Brigata S. Marco, 800 militari di marina, che hanno coordinato gli sbarchi anfibi in Norvegia. L’esercito italiano è stato presente con due “battle group” (della Brigata Taurinense e della Brigata Folgore), e un’unità della Brigata Garibaldi, più un contingente delle Forze Speciali del 4 reggimento alpini paracadutisti. Un contingente dell’Esercito basato sul 2° reggimento alpini si era già schierato da inizio febbraio, a cui si è aggiunto l’Amphibious Task Group della Marina Militare. “Difendono” da quelle parti (qualche migliaio di chilometri a Nord) i confini dello stato italiano (evidentemente senza confini come è la brama di profitti dei suoi conglomerati industriali e delle sue banche) che, nella sua famosa Costituzione, “ripudia la guerra”…

Ma il governo Meloni è consapevole che in prospettiva non molto lontana (anzi!) servono ben altri numeri e contingenti militari, ed infatti – come abbiamo segnalato in altri nostri post – sta ora calcolando come ampliare le proprie forze armate.

Lo scorso novembre il Ministro della Difesa italiano di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, aveva ipotizzato la creazione di un corpo di riservisti da mobilitare rapidamente in caso di “grave minaccia per la sicurezza del Paese”; nel febbraio 2024 un leghista, Eugenio Zoffili, ha presentato alla Camera un progetto di legge che prevede un bacino di 10mila unità da destinare a riserva ausiliaria dello Stato, sull’esempio di Israele. Un altro leghista, Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa, ha presentato un progetto di legge sulla reintroduzione del servizio militare universale territoriale obbligatorio. La disputa tra i due partiti di governo è, quindi, sul puntare sui riservisti oppure sulla coscrizione obbligatoria, ma in realtà le due cose non sono in opposizione tra loro; concordano entrambi sulla necessità di mobilitare per la guerra un numero sempre maggiore di uomini e donne. E l’opposizione del Pd? Si occupa di tutto, salvo che della corsa alla guerra, su cui (con l’eccezione qualche “indipendente” provvisoriamente ospite) il Pd non vuol essere e non è meno guerrafondaio del governo.

Nel frattempo l’industria bellica italiana miete una messe di profitti, con le forniture a Ucraina e Israele (triplicate dallo scorso dicembre, nel totale silenzio delle cd. Opposizioni), per non parlare di tutto il resto…

Anche la Germania non scherza. Appare sempre più determinata a recuperare il “tempo perduto”. Nel quadro della Steadfast Defender, 12.000 soldati tedeschi hanno condotto le manovre Quadriga 2024; in particolare in Lituania si sono addestrati in preparazione ad un’eventuale guerra contro la potenza nucleare russa. Questo è stato il primo test per la 10a divisione corazzata tedesca, nucleo centrale della Divisione 2025, che la Germania pone a disposizione della Nato in caso di conflitto con la Russia. Ne farà parte la brigata Lituania, ancora in formazione, che sarà dotata di mezzi pesanti, dal corazzato per fanteria Puma al carro armato Leopard 2. Si prevede lo stanziamento per il 2025-2027, di 4.800 soldati e 200 civili. La Brigata dovrebbe rimanere permanentemente in Lituania, anche dopo la fine della guerra in Ucraina.

Berlino si propone, insomma, come “protettrice” dell’Est Europa. Il ministro della Difesa Pistorius ha recentemente dichiarato: “Noi saremo gli americani in Lituania, per così dire”. Interessante, no? Si prevede lo stanziamento in Lituania di truppe di combattimento e di supporto operativo, cioè artiglieria, ricognizione, rifornimento, e truppe del genio, uno stato maggiore di brigata, unità di supporto e di telecomunicazione e capacità di supporto al comando.

Dallo scorso aprile, un “avamposto” tedesco sta lavorando alla creazione di due basi (una a Rūdnikai, e una seconda a Rukla, dove già c’è un migliaio di soldati tedeschi nell’ambito della NATO), dove sarà di stanza la brigata Lituania della Bundeswehr. Le infrastrutture civili e militari necessarie, compresa un’area per l’addestramento, le sta costruendo la Lituania, la quale ha anche promesso asilo, scuola e poligono di tiro per i soldati tedeschi e le loro famiglie.

Disporre di basi militari in Lituania, ex territorio dell’Urss, ha una forte rilevanza politica per la Germania, che da tempo ambisce a sottrarre l’Europa orientale all’influenza di Mosca, portandola nella propria (in concorrenza con i piani della Polonia, e sorvegliata a vista, s’intende, dai superboss di Washington). Lo stanziamento iniziale previsto per la brigata tedesca sarebbe di 10 MD€, costi di gestione esclusi.

Questa non è la prima volta che la Lituania è oggetto della politica di potenza tedesca. Già durante la prima guerra mondiale il paese costituì un obiettivo del piano di espansione tedesca in Europa orientale, [il cosiddetto Drang nach Osten (Spinta ad Est)]. Durante la seconda guerra mondiale la Wehrmacht occupò la Lituania per diversi anni. Il tutto sempre, si capisce, per proteggerla dalle brame di dominio della Russia… I paesi facenti parte della NATO sono liberatori per vocazione: ovunque vedano un sopruso, specie se si tratta di donne poi, arrivano lì in un niente con portaerei, caccia bombardieri, carri armati e… ong al seguito.

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