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Verona: in migliaia in piazza per chiedere “verità e giustizia per Moussa Diarra”!

Pubblichiamo qui di seguito il report di una compagna del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera sulla molto partecipata manifestazione (la stampa locale ha parlato 5.000) di Verona di sabato 26 ottobre. Doveva essere solo una manifestazione silenziosa di cordoglio, è diventata invece un corteo con interventi e cartelli contro il razzismo istituzionale (che uccide), Salvini (“merda disumana”), il DDL 1660. Un buon segno, in una città non certamente “amica” degli immigrati (ma ce ne sono?).

In coda, il messaggio di solidarietà alla “comunità maliana” del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo. (Red.)

Oggi pomeriggio 26 ottobre alle ore 14 è stata chiamata una manifestazione, con partenza in piazza Bra, nel cuore di Verona, dalla comunità maliana per chiedere verità e giustizia per Moussa  Diarra, in collaborazione con il Laboratorio Autogestito Paratodos, che è una realtà, insieme ad altre, di persone che si preoccupano di aiutare chi è in difficoltà e non riesce ad avere una casa, per la maggior parte immigrati, e organizza luoghi abbandonati perché possano diventare un tetto e un letto per chi non ce l’ha.

Moussa era un cittadino maliano di 26 anni freddato dalla polizia ferroviaria, domenica 20 ottobre, con un colpo di pistola al cuore, alla stazione Porta Nuova della città. Nella dichiarazione congiunta di procura e questura è stato ucciso per legittima difesa (in realtà, però, il colpo al cuore gli è stato sparato da una distanza di 5-10 metri). Era un ragazzo che per fuggire dal Mali e arrivare in Europa, aveva attraversato il deserto ed era dovuto passare dai lager libici, dalla tortura e dal maltrattamento, e dopo aveva attraversato il Mediterraneo; arrivato in Italia, era entrato nei centri di accoglienza. Era alla continua ricerca di un lavoro regolare. Molte volte aveva chiesto il rilascio dei documenti necessari a regolarizzare la propria posizione, che non riusciva ad ottenere. Ma entrare in un paese europeo senza permesso di soggiorno significa non avere la possibilità di poter accedere ai servizi sanitari, all’istruzione. Le istituzioni che dovrebbero aiutare sono razziste, i padroni seguono le logiche dello sfruttamento e del lavoro nero che non ti consente di accedere al permesso di soggiorno. La sofferenza e il dolore per non poter ottenere una vita dignitosa spesso creano una rottura nella mente, e se arriva la malattia, non c’è possibilità di curarsi perché non ci sono i documenti, o non ci sono i soldi per comprare le medicine. Ed è così che Moussa si ammala di depressione. Le testimonianze di chi lo conosceva, sia suoi connazionali che veronesi, parlano di una persona buona che aveva solo bisogno di vivere con dignità. Viveva in una casa occupata (il Ghibellin Fuggiasco), con una quarantina di inquilini che si conoscevano tutti tra loro.

Il corteo per ricordarlo è stato un corteo molto partecipato di circa 5.000 persone, per la gran parte africani, provenienti da diverse comunità che vivono e lavorano a Verona e provincia e provenienti anche da tutta Italia. La gran parte di loro giovani dai 18 ai 35/45 anni. Oltre ad immigrati e immigrate del Mali erano presenti anche immigrati e immigrate di Ghana, Nigeria, Marocco, Burkina Faso, Senegal e altri. Una marea di “negritude”, pochissimi i veronesi presenti. C’era anche una bandiera dei COBAS. Moltissimi gli slogan su cartelli di cartone:

•Il colpevole lo conosciamo, si chiama Razzismo Istituzionale 

•DDL 1660 la repressione è servita

•Ad un bisogno di aiuto e cura si è risposto con un colpo di pistola

•Odio la lega

•Nei cpr nessuna cura, solo botte, farmaci e tortura

•La città dell’amore colpisce ancora

Mai visti tanti africani di pelle scurissima tutti insieme a Verona. Gli slogan erano una richiesta forte di verità, una verità che fino ad oggi non ci è dato sapere. La procura che dovrebbe indagare, e la questura che doveva essere indagata, insieme si sono affrettate a dare una versione che scagiona il poliziotto che ha sparato. La famiglia ha chiesto la nomina di un avvocato per un’indagine esterna e un medico legale indipendente per assistere all’autopsia. 

Il contesto in cui avviene l’omicidio è quello di una città, Verona, con un sistema di accoglienza razzista e con una politica orientata all’emarginazione e al disprezzo verso gli immigrati, e più in generale verso gli emarginati. Non c’è la volontà istituzionale per una soluzione abitativa che venga incontro alle necessità di tanti immigrati e famiglie anche italiane a basso reddito, con un mercato privato della casa chiuso, con la conseguenza di un aumento sempre maggiore di senzatetto costretti a dormire nelle piazze, sotto i ponti o per strada. C’è una richiesta sempre maggiore di lavoro al nero, che i cittadini immigrati non vogliono perché non gli permette di rinnovare i documenti di soggiorno. Anche chi ha un lavoro regolare, però, non riesce a trovare una casa, e deve vivere per strada. E viene multato. O rischia di entrare nel giro della criminalità per risolvere la sua condizione di precarietà.

La questura veronese invece di accelerare i processi di rilascio dei documenti, viene sottoposta ad indagini per tortura e maltrattamenti.

La manifestazione ha percorso un tragitto che passa davanti a luoghi simbolo di giustizia mancata come il tribunale, la sede della polizia municipale, la questura, per poi chiudersi con molti interventi da parte delle comunità africane nella stazione ferroviaria della città. Una bella manifestazione!

SOLIDARIETÀ ALLA COMUNITÀ MALIANA DI VERONA

Non si può più rimanere in silenzio davanti a questo scempio che si fa della vita umana. Vengono negati i diritti minimi senza avere possibilità di riscatto da una vita di grandi dolori e le conseguenze non sono altro che un impoverimento della mente e del corpo che porta spesso alla morte. 

Morti che sono sempre il risultato di un sistema sociale che, non rispettando la vita e la stessa natura, ma solo quella del profitto, usa la repressione di stato e dei suoi apparati quale unica risposta al disagio e alla precarietà da esso stessa creati.

Le istituzioni nazionali e locali non sono meno innocenti: non hanno nessuno interesse, nessuna volontà politica a risolvere la pur minima o grande marginalità sociale che sta sempre piu acutizzandosi, di pari passo con il taglio dei servizi sociali.

La loro sola unica soluzione è sempre più spostare altrove, nelle periferie, e togliere dalla vista la sofferenza sociale di un mondo di esseri umani fatto di proletari/e e sfruttati/e che non chiede altro che vivere dignitosamente.

Disoccupazione, immigrazione, strutturale precarietà, clandestinità, povertà e la stessa disabilità sia fisica che mentale in crescita non sono altro che, prodotti del sistema capitalista: condizioni della vita che vengono trattate con una linea di cancellazione, creando ancora più emarginazione sociale.

Di fronte a tutto questo 

È necessario Reagire!

È necessaria una risposta di classe del campo degli sfruttati/e, dei lavoratori/trici e degli oppressi contro il campo nemico del capitale, degli oppressori!

Per soluzioni non fatte di decreti legge sulla sicurezza (di chi?), non fatte per un’economia di guerre, guerre in corso, preparazione di quelle future, militarizzazione delle città, della società, ma per soluzioni di classe! Che organizzino nelle piazze e sui posti di lavoro, una immediata lotta radicale anche al taglio massiccio delle spese militari e della repressione, alla cancellazione di tutte le leggi speciali contro gli immigrati/e, per forti investimenti su strutture sanitarie pubbliche, sulla scuola, sulle strutture abitative, sui posti di lavoro e sull’ambiente, sui servizi sociali per i bisogni dei lavoratori, dei proletari.

Per fare tutto questo è necessario di pari passo contrastare, denunciare e lottare contro tutti i processi di inasprimento delle pene e delle sanzioni di questo sistema repressivo, attraverso l’unità di lotta dei lavoratori, degli studenti e della più ampia società civile non sfruttatrice che non può e non deve voltarsi dall’altra parte.

Non può e non deve più accettare la disumanità prodotta da questo sistema antisociale, al contempo razzista e sessista, che ci soffoca e ci circonda.

Lo potremo fare solo e a partire nell’unire le nostre forze. Attraverso la solidarietà politica e di classe di tutti gli sfruttati. Non lasciando indietro nessuno dei nostri Fratelli 

come il nostro caro Moussa

Solidarietà alla famiglia di Moussa Diarra

A tutta la comunità Maliana di Verona

No al razzismo di stato e dei padroni!

No, allo stato di polizia e repressione.

No al ddl 1660.

Contro la militarizzazione nelle città, scuole e posti di lavoro.

No, alle politiche speciali contro gli immigrati/e, per la loro totale cancellazione!

Permesso di soggiorno per tutti gli immigrati 

Per i massicci tagli alle spese militari, con forti investimenti, invece, per le spese sociali!

COMITATO PERMANENTE CONTRO LE GUERRE E IL RAZZISMO, MARGHERA

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