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25 giugno: sciopero nazionale del settore logistico – SI Cobas

SCIOPERO NAZIONALE DEL SETTORE LOGISTICO

📌Per il rinnovo del CCNL Logistica alle nostre condizioni!

📌 Contro guerra ed economia di guerra

📌 Generalizziamo il conflitto!

Gli effetti dell’inflazione dello scorso biennio continuano a colpire i salari di milioni di lavoratori: un’erosione per circa 300 euro mensili ad oggi e un peggioramento costante del potere di acquisto in seno agli operai non può che spingerci a lottare per nuove rivendicazioni che sappiano migliorare la qualità delle condizioni di vita generali a partire dai posti di lavoro.

Mentre noi guardiamo al rinnovo del CCNL Trasporto merci e logistica come un’occasione per sedimentare una lotta sugli effetti a lungo termine del lavoro notturno e del lavoro al freddo, considerabili usuranti; e richiamiamo l’attenzione sui sempre più numerosi processi di licenziamenti dovuti a delocalizzazioni di grosse aree industriali in favore di nuovi poli logistici non sindacalizzati e dove si investono i fondi del PNRR; il tema cardine delle discussioni tra associazioni padronali e sindacati confederali è la flessibilità, cioè assoggettare la forza-lavoro ad un modello di sfruttamento dove i tempi sono dettati dai cicli produttivi e distributivi imposti dai capitalisti, senza limiti e senza restrizioni.

Dopo un decennio di grosse conquiste e quattro accordi nazionali sottoscritti con le maggiori aziende che aderiscono a Fedit (GLS, BRT, SDA), si è aperta una fase di rinnovamento e ristrutturazione industriale del settore che vede i padroni, nella logica di mercato, ricercare nuovi profitti aumentando la produttività, abbassando il costo del lavoro e rompendo le precedenti relazioni sindacali. Da quando la procura di Milano ha iniziato ad indagare sui grandi gruppi industriali per recuperare le somme a titolo di IVA evase grazie al sistema degli appalti e dei sub-appalti, a pagarne le spese sono state quelle migliaia di lavoratori ancora assunte nel limbo delle scatole cinesi: perché col pretesto delle inchieste giudiziarie, basate sull’accusa di intermediazione di manodopera, i maggiori committenti hanno ben pensato di sottrarsi dai tavoli di trattativa sindacale con S.I. Cobas e ADL Cobas.

In realtà, però, gli stessi committenti e le stesse multinazionali continuano a decidere l’operatività del lavoro e dei lavoratori e a dirigere le gare d’appalto per eliminare un’azienda e favorirne un’altra, con lo scopo di comprimere i costi a partire proprio dalla riduzione di quegli operai sindacalizzati e quindi fin troppo costosi.

Proprio in scia ad un’inchiesta della procura di Milano, BRT ha intrapreso una lunga serie di cambi-appalto finalizzati ad introdurre nuove aziende e riducendo il numero dei fornitori presenti: un processo che coinvolge centinaia di piccole società di trasporto e le loro migliaia di dipendenti. Questa politica aziendale, gestita senza riconoscere il sindacato maggiormente rappresentativo, porta con sé pesanti disagi di natura economica e fiscale per i lavoratori coinvolti. Sono infatti innumerevoli i casi in cui le società uscenti non erogano le ultime mensilità, le spettanze di fine rapporto e i TFR per i quali l’intervento in surroga di BRT esclude il versamento tempestivo dei contributi. Le ferie accantonate non possono essere usufruite, ma vengono retribuite con l’effetto di incrementare l’imponibile fiscale e, insieme agli scompensi tra le detrazioni applicate dal fornitore uscente e dal subentrante, generano maxi conguagli negativi sia a fine anno che in occasione delle dichiarazioni dei redditi. Inoltre quasi regolarmente spariscono le rate che le società dovrebbero versare alle società finanziarie (cessione del quinto dello stipendio) o i ratei verso i fondi pensionistici del trattamento di fine rapporto.

Per i lavoratori immigrati i guai non finiscono qui e sorgono problemi burocratici anche sulle richieste di rinnovi di permessi di soggiorno. In aggiunta le aziende subentranti impongono condizioni peggiorative sugli orari di lavoro, aumentati nella distribuzione fino ad un’ora giornaliera a parità di salario e non sostituiscono i giri precedentemente svolti da lavoratori autonomi, obbligando chi rimane ad aumentare i ritmi di lavoro.

Le internalizzazioni avvenute in DHL Supply Chain, Geodis e Fedex tra le altre, sottoscritte dai sindacati confederali, dimostrano nella pratica che per gli stessi lavoratori dei magazzini, tali processi possano essere positivi solo se governati nei loro reali interessi. Flessibilità dilagante, banche ore, trasferimenti obbligatori, ferie precettate, PDR decurtati, aumenti di livelli di inquadramento bloccati sono la realtà che si trovano di fronte gli stessi lavoratori che, se negli appalti avevano ottenuto garanzie e tutele con le lotte, adesso vedono negati anche i più elementari diritti sindacali come le assemblee interne.

Per questo rivendichiamo che le internalizzazioni avvengano con la tutela della continuità normativa, salariale e sindacale rispetto alle condizioni conquistate.

Fin dalla sua nascita il S.I. Cobas si è battuto per le internalizzazioni e per porre fine al sistema degli appalti e dei sub-appalti con piene garanzie di riconoscimento dei sindacati che realmente rappresentano i lavoratori in opposizione al monopolio di CGIL – CISL – UIL.

Mentre i nostri salari vengono decurtati da un sistema fiscale sempre più gravoso sulla classe operaia, le risorse destinate ai servizi pubblici, come sanità, educazione e trasporti, vengono tagliate in favore del privato e sono destinate all’esercito e all’industria bellica.

Aumenta infatti l’invio di armamenti verso vari paesi in conflitto, in particolare verso l’Ucraina e Israele, per alimentare lo scontro in atto tra Nato e Russia e nell’area medio orientale a favore d’Israele nell’opera di genocidio del popolo palestinese.

Intanto il governo, per mano di Salvini, presenta proposte di legge finalizzate a criminalizzare i picchetti operai ai cancelli dei posti di lavoro ed aumenta la repressione verso i singoli e le realtà che si organizzano per contrastare i padroni ed il sistema di governo del paese.

Ora più che mai appare evidente quanto sia necessario costruire un fronte di classe, che unitamente alle lotte salariali, economiche e sindacali, affronti la prospettiva politica dell’opposizione di classe, contro ogni imperialismo, ogni guerra imperialista e contro l’economia di guerra a cui governo Meloni, UE e NATO vogliono abituarci a convivere.

In concomitanza con questo sciopero, in quel di Genova con altri soggetti stiamo organizzando un presidio al porto e per tale motivo da alcune città del nord Italia manderemo in solidarietà dei pullman di lavoratori in sciopero.

Lo sciopero della logistica trasporti è strettamente in connessione con la battaglia politica nell’economia di guerra messa in atto dalla borghesia e contro le guerre imperialiste che si svolgono a scala mondiale, dove il governo italiano è tra i protagonisti nel campo della Nato.

SI Cobas nazionale

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