Giorni fa, nell’università di Torino occupata in solidarietà con il popolo palestinese, Brahim Baya, un cittadino italiano di fede musulmana, molto noto in città per la sua attività a sostegno della causa palestinese (erroneamente definito dalla stampa imam), ha tenuto un momento di preghiera insieme con un gruppo di studenti e studentesse della sua stessa fede, nel quale ha naturalmente condannato l’orrendo eccidio in atto a Gaza e difeso il diritto alla resistenza dei palestinesi in quanto oppressi da un potere coloniale. Apriti cielo! In nome della “laicità” dell’università e del sapere, si è scatenata una campagna dal più che evidente contenuto islamofobico, rispetto alla quale i soli a reagire con decisione sono stati i lavoratori del SI Cobas e i compagni della TIR (Tendenza internazionalista rivoluzionaria) di Torino che, insieme con l’associazione Filistin Hurra (Falastin Horra), hanno formulato la presa di posizione che qui riportiamo.
Ci è sembrato utile, poi, postare anche il video di una trasmissione Tv (tenuta da M. Gramellini) in cui Brahim Baya si difende con efficacia e abilità da tutto il “gran parterre” schierato contro di lui – presente nientepopodimeno che l’assatanato Rampini – facendone risaltare l’ipocrisia e il miserabile razzismo. (Red.)
RAZZISMO e ISLAMOFOBIA a TORINO
LA LOTTA CONTRO L’ISLAMOFOBIA È LOTTA PER LA PALESTINA
In questi giorni, ancora una volta viene a galla la velenosa islamofobia a seguito del divieto di preghiera per rivendicare la fine del genocidio in Palestina all’università del Politecnico di Torino, come diffida della questura di Torino contro un noto esponente della comunità musulmana verso cui esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà.
A quest’iniziativa di preghiera quale azione di solidarietà con i palestinesi bombardati e affamati, ci sarebbe piaciuta la partecipazione anche di altre comunità religiose di fede ebraica e cristiana… ma in quest’occasione la solidarietà dei giovani di religione islamica è stata la sola ad unirsi con la lotta degli studenti per la Palestina.
Constatiamo con rammarico che di fronte all’immane tragedia che vive il popolo palestinese, una parte di società “civile” e “laica” attiva su tematiche “progressiste” non ha saputo far altro che dar fiato alle trombe islamofobiche (oggettivamente appoggiando la propaganda dello stato sionista di Israele e dei suoi sostenitori, dai media al governo italiano…) o restare in silenzio.
Ben venga se una spiritualità religiosa è sensibile, non solo a parole ma con iniziative, per tentare la risoluzione delle problematiche dell’umanità: caso differente dalla religione quale strumento di potere come ideologia a favore di regimi che opprimono i lavoratori e i popoli (dall’islam politico nei paesi arabi e in Iran, alle chiese di Kiev e Mosca, fino all’ebraismo ultra-ortodosso).
La preghiera per la Palestina può essere un esempio di spiritualità che mette al centro la vita con la sofferenza e l’emancipazione dell’essere umano, diversamente da quella “laicità” del dio denaro che – spesso ammantata da una bigotta tolleranza religiosa o rivelandosi un insufficiente e ipocrita illuminismo – copre materialmente gli interessi del potere economico.
Un esempio: il servilismo ultra-cattolico contro le donne e la popolazione di fede islamica fatto proprio dal governo Meloni.
Anche nella forma di una preghiera e pur con i limiti e le contraddizioni dell’elemento metafisico-religioso, la spiritualità fa parte dei valori personali e collettivi per cui è possibile considerare una certa spiritualità religiosa come “grido degli oppressi”: espressione di un desiderio di giustizia per l’umanità, ovvero di fratellanza tra esseri umani e popoli.
Invece, l’ideologia religiosa ancor più istituzionalizzata in veri e propri apparati di potere – massimo esempio storico resta la chiesa cattolica in Italia e nel mondo – porta a indifferenza, sottomissione e strumentalizzazione favorendo individualismo e nazionalismo (dell’essere umano contro altro essere umano e fratricida di popoli contro altri popoli).
Purtroppo, l’islamofobia non è semplice disputa teologica o populismo elettoralistico perché come ideologia contiene un attacco razzista nei confronti non soltanto degli arabi e dei musulmani ma di tutti gli immigrati, e quindi anche dei lavoratori immigrati, portando un ulteriore attacco contro coloro che in questi anni lottano per migliori condizioni e dignità opponendosi a sfruttamento e discriminazioni.
Lavoratori che in questi mesi sono protagonisti di scioperi, boicottaggi e manifestazioni in solidarietà con la Palestina e la sua resistenza.
Quindi, respingiamo ogni attacco islamofobico e antimusulmano: perché contiene il pericoloso razzismo atto a criminalizzare le persone immigrate (tutte, non solo chi è di religione islamica) con il fine di isolare i proletari immigrati e reprimere la loro lotta comune con quella di tutti i lavoratori.
Perciò, siamo solidali con tutti i giovani – di religione islamica o non islamica o non religiosi – che, dall’Italia al mondo fino ai territori di Gaza Cisgiordania e Rafah, non solo con la preghiera ma soprattutto con la lotta supportano la resistenza del popolo palestinese.
Onore a questi giovani e a tutte le persone che sono sulla strada della lotta per la libertà della Palestina.
Lavoratori SI Cobas Torino
Falastin horra – Falastin libera
Tendenza internazionalista rivoluzionaria – Torino

