L’assemblea che abbiamo organizzato all’Università di Venezia venerdì scorso (15 dicembre) cadeva in un contesto piuttosto avverso. Assistiamo già, purtroppo, ad un lento riflusso nella partecipazione alle iniziative a sostegno della popolazione palestinese; e – complice un’industria dell’informazione imbevuta di razzismo anti-arabo ed anti-islamico – in tanti, anche tra gente che si vuole di sinistra, ritengono di saper già tutto, sapendo poco o nulla, in realtà. Noi riteniamo invece necessario scavare sotto la superficie della cronaca, pur drammatica e parlante di per sé stessa, se, però, si hanno gli occhi per vedere: conoscere la concreta storia sociale e politica dei palestinesi, e in particolare la lunghissima storia della loro resistenza all’occupazione; e conoscere, anche, le fratture che, sempre più, il militarismo sta aprendo entro la società israeliana, facendola rapidamente imputridire.
Forte della sua esperienza in Cisgiordania e dei suoi studi, Marco di “Pisa per la Palestina” ha dato, sia nella relazione che nelle repliche, un gran contributo in tal senso. Ha illustrato le condizioni materiali determinate nella società palestinese dal colonialismo di insediamento sionista, fin dalle origini, soffermandosi sulla funzione politico-militare incarnata in determinate prassi oppressive ed umilianti. Ha illuminato aspetti solitamente in ombra, come le conseguenze della diaspora palestinese, la diffusa mentalità “stragista” israeliana da una parte, e soprattutto il legame tra il processo di radicalizzazione in corso in Palestina, tanto a Gaza quanto in Cisgiordania, e le condizioni di “esistenza” (se tali si possono chiamare) proprie dei palestinesi rinchiusi in queste aree della Palestina storica.
Sono seguiti la vibrante denuncia di Pina e l’integrazione di Rossana, del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, che ci ha dato uno spaccato della società israeliana: una società strutturata per caste, segnata dal razzismo e dal sessismo, nella misura in cui, fin dall’infanzia, è finalizzata alla produzione di morte e distruzione dei “non esistenti”, ovvero i palestinesi. Gli altri interventi, anzitutto le ragazze ed i ragazzi del collettivo Sumud, hanno giustamente sottolineato l’importanza della contro-informazione – anticipiamo, a questo proposito, che è imminente l’uscita di un loro dossier sul rapporto organico tra università e sistema militare.
Un ringraziamento particolare a Larissa, Amos, Ginevra e a Sumud, che hanno permesso la buona riuscita, in termini politici e di partecipazione, di questa iniziativa. Con il cuore, con la Palestina, patria degli oppressi.

