
Qui di seguito, l’intervento all’assemblea tenuto dal compagno Tiziano del Fronte comunista.
Cari compagni,
Voglio aprire riprendendo un po’ il senso del nostro percorso e di questo momento di dibattito che come spiegato in introduzione arriva già dalla conferenza dello scorso 16 ottobre che è servita per sancire pubblicamente la presenza in Italia di un’area di forze comuniste che da presupposti internazionalisti muoveva guerra alla guerra. Si è trattato di un momento teorico necessario che di fronte all’escalation militare e alla guerra sempre più generalizzata tra blocchi e alleanze imperialiste dichiarava l’estraneità delle forze di classe e del proletariato dagli interessi di qualunque borghesia nazionale in lotta.
In quell’occasione abbiamo denunciato il carattere imperialista della guerra e degli attori in gioco. Infatti, senza chiarezza non solamente sulla natura non antimperialista di Russia e Cina, ma anche sul carattere di capitalismi pienamente sviluppati di questi paesi, non si può comprendere lo scontro in atto. Ciò ovviamente non significa dichiarare la completa omogeneità tra i contendenti, ma il mettere l’accento sulle similitudini o sulle differenze è già una scelta di posizionamento e non solamente d’analisi. Specie in una fase di acutizzazione delle tensioni internazionale e dello scontro tra potenze imperialiste.
Abbiamo denunciato i rischi mortali per il proletariato di tutto il mondo di una generalizzazione del conflitto. Abbiamo affermato la necessità di praticare il disfattismo senza farsi ammaliare dalla convenienza, inesistente, della vittoria dell’uno o dell’altro dei contendenti a livello mondiale. Allo stesso tempo abbiamo indicato il nemico in casa nostra, sostenendo la necessità di una mobilitazione immediata contro il nostro blocco imperialista (USA, UE, NATO), contro le sue mire belliciste, contro la sempre più massiccia partecipazione dell’Italia al conflitto in Ucraina, contro il riarmo generalizzato e la propaganda di guerra e russo-fobica.
Le nostre posizioni hanno attirato critiche da molte parti, spesso queste critiche sono state antitetiche le une con le altre, espresse proprio da chi ha necessità di giustificare il proprio posizionamento sotto l’ombrello di uno o dell’altro campo imperialista. Per la nostra contrarietà all’invio di armi e per la denuncia dell’inutilità delle sanzioni siamo stati siamo stati etichettati come filo-russi; quando denunciavamo il carattere imperialista della Russia odierna, quando criticavamo gli esegeti del mondo multipolare siamo stati accusati di fare il gioco dell’Atlantismo. Nel più comune dei casi ci si rimprovera il non prendere posizione.
La verità è che la nostra posizione è saldamente al fianco dei lavoratori, dei popoli in lotta, di tutti quelli che la guerra la subiscono perché sono utilizzati come carne da macello per i giochi di potere delle grandi potenze mondiali e di chi subisce le ricadute economiche di un mondo che si prepara ad una nuova guerra generalizzata. Oggi, come cento anni fa, l’interesse degli sfruttati non può essere posto al servizio di nessun campo. Compito delle forze comuniste è quello di rifiutare le pressioni legate agli interessi geopolitici e nazionali e rappresentare una forza alternativa che indichi nella distruzione dell’ordine capitalistico la soluzione alla miseria e alle guerre, e non in un nuovo ordine mondiale altrettanto capitalistico e altrettanto ingiusto.
Rimarcare queste posizioni era necessario ma non può dirsi sufficiente. La sfida del nostro tempo, la sfida che tutte le forze di classe oggi, in Italia e nel mondo, devono affrontare riguarda il complesso compito di far vivere tali posizioni, far sì che le masse se ne impadroniscano, trasformandole in forza materiale. Nel preoccuparci di ciò non è possibile non vedere che in nessun paese, direttamente o indirettamente, impiegato nel conflitto, si è costituito un effettivo movimento contro la guerra, neppure nelle forme del pacifismo ecumenico, pur riscontrandosi una generale contrarietà della maggioranza delle persone al conflitto. Allo stesso tempo, il movimento comunista internazionale è attraversato da almeno tre differenti posizioni nei confronti della guerra. Tutto ciò si riversa in Italia nell’assenza, anche all’interno del variegato, per quanto piccolo, ambito di movimento di posizioni condivise. Al contrario, oggi, come cento anni fa in occasione della Prima guerra mondiale, lo scontro internazionale fa da cesura per le forze di classe e determina sempre più chiaramente un noi e un loro.
Ci troviamo dunque ad affrontare una doppia sfida come forze di classe internazionaliste. Da un lato c’è la necessità di lavorare sempre più attivamente per trasformare una generica contrarietà alla compromissione dell’Italia nel conflitto nell’attivazione consapevole dei lavoratori che vivono in Italia contro le mire imperialiste del proprio paese e dell’alleanza a cui esso appartiene; favorire la nascita di un ampio movimento di massa pacifista che possa creare reali problemi di consenso e legittimità all’attuale governo e a quelli che lo seguiranno. Sappiamo però che tutto questo non dipende, se non in minima parte, da uno sforzo volontaristico, ma anche che i tempi della storia possono subire brusche accelerazioni che a oggi ci troverebbero ancora impreparati.
Per questo dall’altro lato ci troviamo a dover affrontare una battaglia politica che metta a confronto le diverse posizioni all’interno delle forze di classe, che mostri chiaramente l’incompatibilità delle parole d’ordine a favore dell’uno o dell’altro blocco imperialista con gli interessi dei lavoratori, che faccia vivere lo scontro tra queste posizioni in modo esplicito e consapevole in maniera tale che tutti possano confrontarsi direttamente con tali contraddizioni senza che esse vengano confuse con irrilevanti scontri di parrocchia, politica o sindacale che sia. La battaglia politica deve divenire esplicita poiché solo attraverso il confronto schietto può venir fuori la natura di classe che si cela dietro le ogni differente posizionamento, così da smascherare ogni ambiguità. Aspirazioni di massa e chiarezza politico-teorica non sono e non devono essere in contraddizione. Il rischio sarebbe quello di rinunciare a qualsiasi ruolo di direzione e abbassare l’analisi di coloro che si considerano “avanguardie” a quello del sentimento comune, bombardato da anni e anni di propaganda dell’uno o dell’altro campo.
A tale riguardo, dobbiamo denunciare chiaramente le fascinazioni verso l’ipotesi di un nuovo mondo multipolare. Questo poiché le forze che a vario titolo si richiamano al comunismo e all’anti-imperialismo sono tra i target dalla propaganda cinese e dei paesi emergenti riguardate una democratizzazione dei rapporti internazionali la nascita del mondo multipolare. In appoggio a tali posizioni ci sono le forze nazionaliste, sovraniste e campiste che in Italia appoggiano direttamente o indirettamente gli interessi di Russia, Cina e di tutti i paesi concorrenti o oppositori dell’ordine mondiale a trazione statunitense.
Il multipolarismo è il manto ideologico, propagandistico e presentabile degli interessi del tutto capitalistici di quei paesi che ritengono sia arrivato il momento di mettere in discussione il sanguinario e criminale ordine mondiale liberale. Il richiamo alla parità internazionale, al riscatto degli oppressi da centinaia di anni di sfruttamento e alla democratizzazione, sono armi calibrate perfettamente per andare a toccare i sentimenti di rivalsa di chi subisce sulla propria pelle lo sfruttamento capitalistico targato USA, UE, NATO. Ciò che viene omesso da tale narrazione è che nessun ordine mondiale pacifico e democratico è possibile nel capitalismo, che i tentativi di riorganizzazione internazionale rappresentano solamente un nuovo disequilibrio di forze in costante competizione tra loro in un sistema basato sulla concorrenza e lo sfruttamento strutturale. L’avanzamento di nuovi contendenti sullo scacchiere internazionale porterà come evidentemente sta già portando, non un mondo pacificato, ma al contrario un nuovo conflitto generalizzato, più morti, più sfruttamento, più distruzione ambientale.
In nome dell’internazionalismo proletario abbiamo il compito di denunciare e non di promuovere tale propaganda bellicista. Chi oggi in Italia si fa alfiere del mondo multipolare ostacola, più o meno consapevolmente, la nascita di un reale movimento di guerra alla guerra. Da questa assemblea dunque, e nei mesi a venire, dobbiamo far vivere la necessità della costruzione di iniziativa contro la guerra dai tratti politici chiari, che non abbia paura di confrontarsi con posizioni differenti ma che dichiari esplicitamente la propria posizione internazionalista e ciò che essa comporta.
A fianco a ciò deve essere chiaro che il nostro compito immediato non può che essere quello della lotta al nostro campo imperialista, all’UE, alla NATO, al governo. L’allargamento della mobilitazione contro i nostri sfruttatori è funzionale in questo senso anche a respingere le forti spinte nazionalistiche che mirano ad assoldare ideologicamente, anche attraverso false retoriche democratiche, i lavoratori che vivono nei paesi a più antica industrializzazione.
Il nostro compito è molteplice ma non in contraddizione. La lotta contro il nostro imperialismo, contro la compromissione dell’Italia, contro UE, contro la NATO, deve estendersi e conquistare quanti più lavoratori possibile, allo stesso tempo una battaglia ideologica, che costituisca gli anticorpi nei confronti della propaganda dell’uno e dell’altro campo, risulta indispensabile nel dare direzione rivoluzionaria e realmente pacifista a tale movimento.
