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Marghera: l’Eni manda la polizia al Rivolta e nell’impresa R3B

Ieri mattina a Marghera uno schieramento di polizia imponente – “circa 150 uomini tra Digos, volanti, reparto mobile di Padova e le pattuglie della finanza in supporto” – ha fatto irruzione nel centro sociale Rivolta e, dopo ore di perquisizione, ha riempito due cellulari con materiali di alta pericolosità eversiva del tipo: striscioni, vernici, manici di badili, etc., sequestrando l’elenco degli attivisti che avevano partecipato al meeting ambientalista Climate Camp di settembre. La polizia ha anche “passato al setaccio” (così Il Gazzettino) la sede dell’impresa R3B, che fa capo a uno dei portavoce del centro sociale, “nella quale lavorano diversi attivisti del Rivolta”.

I mandanti? Senza dubbio l’Eni e la locale Confindustria, che avevano scatenato nel mese scorso un vero e proprio battage propagandistico contro un’azione meramente dimostrativa compiuta un mese fa dai partecipanti al Rise Up 4 Climate Justice nello stabilimento della cosiddetta bioraffineria Eni di Marghera; un’azione rivendicata come pacifica, in cui non è stato fatto un graffio a nessuno. Sotto la lente di ingrandimento delle forze della repressione statale anche un’analoga azione compiuta all’impianto Veritas di Fusina, dove dovrebbe sorgere un inceneritore.

In questa iniziativa della magistratura colpiscono la spettacolarità e la violazione di regole legali elementari (perquisizione in assenza dei legali). Colpisce anche la circostanza che la prima delle due perquisizioni è stata disposta in una sede che non è affatto uno stabile occupato, come molti ancora credono (fuorviati, forse, anche dal nome piuttosto roboante che conserva), bensì uno stabile legalmente assegnato dal comune di Venezia quasi vent’anni fa, in base a una convenzione poi prorogata al 2026.

Il blitz voluto da Eni, una multinazionale colpevole di ben altri crimini di sangue in Nigeria, in Tunisia, in Algeria, non dimentichiamolo!, ha un carattere evidentemente politico.

Si tratta di un atto di matrice intimidatoria, è stato detto da più parti, nei confronti delle proteste ambientaliste. Agli incriminati e agli attivisti sotto inchiesta va la nostra solidarietà, al di là delle evidentissime diversità di prospettive politiche. Ma non si tratta solo di questo: il governo Conte bis, sostenuto dall’asse Pd-M5S con il corredo della banda-Renzi e delle “sinistre” di Leu e Sinistra italiana, ha appena riconfermato le norme liberticide contro gli scioperi e le occupazioni di case contenute nei decreti Salvini. E con operazioni di questo tipo intende mandare un messaggio intimidatorio all’insieme delle proteste sociali e degli scioperi operai in gestazione. Il 23 ottobre ci sarà lo sciopero della logistica organizzato dal SI Cobas e dall’Adl Cobas. Lo stesso giorno cade uno sciopero indetto dalla CUB. Il giorno successivo, 24 ottobre, si manifesterà contro il padronato e il governo in tutte le principali città d’Italia, inclusa Mestre, su iniziativa dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre a Bologna. L’oltranzismo padronale, negando ogni spazio alle aspettative operaie nel rinnovo dei contratti nazionali, può innescare risposte di lotta ben più rilevanti di quelle, meramente dimostrative, che le direzioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil hanno messo in cantiere… Insomma, il Conte bis, governo dei padroni come i precedenti, sebbene mascherato con una finta equidistanza tra Confindustria e lavoratori, si prepara e agisce con attenta prevenzione. Se lottate, vi schedo, minaccia. Non facciamoci intimidire! Rispondiamo come un unico fronte di lotta anti-capitalista e anti-governativo.

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