“La lumachella della Vanagloria
ch’era strisciata sopra un obelisco,
guardò la bava e disse:
Già capisco che lascerò
un’impronta nella Storia.” (Trilussa)
Carlo Calenda è stato tra i protagonisti della manifestazione bipartisan a sostegno dell’Ucraina che si è svolta a Roma domenica 23 novembre.
Tra i partecipanti, oltre ad “Azione”, si segnalano il PD (nelle tristi figure di Picierno, Orfini, Casini e Gentiloni), Italia Viva, Più Europa, Forza Italia e Noi Moderati.
Un bel sestetto non c’è che dire, composto da gente che critica l’U.E. non perché questa si fa promotrice di una imperialista “guerra infinita” verso Est, toccando i nervi scoperti di un altro imperialismo, quello russo. Non certo per questo simili soggetti alzano la voce, ma per il fatto che l’U.E. non avrebbe abbastanza riempito di armi l’arsenale di Kiev, e ora non sarebbe abbastanza “virile” nel rispondere colpo su colpo all’iniziativa diplomatica americana condotta, in combutta con Putin, dal miliardario bandito presidente Donald Trump.
Non a caso Calenda, la nostra lumachella della Vanagloria (del quale, senza avere avuto il piacere di conoscerlo, il suo antenato concittadino Trilussa fa una descrizione perfetta), si è addirittura scagliato contro “l’ambiguità” di Giorgia Meloni, invitandola a “scegliere da quale parte stare”… come se le continue forniture di armi e di denaro italiano a Zelensky provenissero da chissà quale governo…
Per Calenda il Piano Trump per la guerra in Ucraina corrisponderebbe al “Piano Putin”, prevedendo in sostanza “la resa dell’Ucraina”. Dunque, conclude la lumachella, occorre che l’U.E. “alzi la testa e si mostri forte e unita. Non possiamo permetterci di farci trovare impreparati”.
Vorrebbe, il Nostro, ergersi a plenipotenziario di un riarmo tale da far impallidire quello della Von der Leyen e di tutti i governi bellicisti del Nord Europa. Vorrebbe gareggiare ad armi pari coi “volonterosi” francesi, tedeschi e britannici. Ma la sua bava non è abbastanza schiumosa.
Trattasi di un aspirante leader di buona famiglia trombato sistematicamente in ogni sua velleitaria “ascesa al potere”. Inserito in Confindustria dal suo mentore Luca Cordero di Montezemolo, prova la prima scalata con “Scelta Civica” di Mario Monti, miseramente fallita. Passa allora al PD (te pareva) di Zingaretti, partito che non si lascia sfuggire i rampolli della gente “che conta”.
In seguito, appoggiandosi a Enrico Letta e Matteo Renzi, approda al ruolo di sottosegretario allo “Sviluppo Economico”, cosa che di per sé suona come una barzelletta.
Poi il clou della carriera: diventa ministro, sotto lo stesso dicastero, col governo Gentiloni (2016). Chiusa la breve parentesi, ottiene un posto al parlamento di Bruxelles (2019) ma, vista la “terribile deriva di sinistra” dello stesso PD (roba da far accapponare la pelle ai benpensanti), si propone come avversario dell’ ex ministro delle Finanze Roberto Gualtieri (PD) alle elezioni per il sindaco di Roma, uscendone surclassato (2021).
Niente paura: insieme al compagno di merende – e trombato – Matteo Renzi prova allora a sfondare al “Centro” (il “Terzo Polo”), senza capire come quell’area, finita l’era democristiana, sia già stata definitivamente saccheggiata da globalisti e populisti.
Dopo aver amaramente raccolto voti con percentuali vicine ai prefissi telefonici, il bellimbusto rompe con Renzi e si mette in proprio, fondando appunto “Azione!”. Con la quale riesce pure a fare peggio, girovagando a destra e a manca, cercando di farsi notare per il suo paranoico europeismo bellicista.
“Armi, armi e ancora armi all’Ucraina!” è il suo mantra. La Russia è il Male Assoluto. La salvezza la si trova in una “Santa Crociata” verso Est… Chi non ci sta è un putiniano più o meno dichiarato.
Recentemente ha proposto di alzare uno “scudo europeo” per contrastare le “ingerenze ideologiche” di Russia e Cina, diretto da una Commissione che le bombardi. Molto liberale l’uomo…
Per continuare a far parlare di sé, si è fatto pure tatuare sul polso il tryzub (un tridente), simbolo del principato dell’Ucraina dice lui, ma in realtà segno distintivo delle famigerate squadracce naziste ucraine del criminale di guerra Stefan Bandera a seguito dell’”Operazione Barbarossa” (1941).
Che dire? In una società che non fosse dominata, come quella in cui ci tocca vivere, dall’isteria bellicista contro la Russia, la guerrafondaia lumachella non avrebbe modo di spacciarsi impunemente per strenuo difensore della liberazione dell’Ucraina (lo Stato che si è gettato in una guerra inter-imperialista per servire gli interessi della NATO).
Una guerra – tregua o non tregua – costata già centinaia di migliaia di vittime su ambo i fronti in nome di quegli interessi delle classi dominanti, di cui Calenda rappresenta al contempo la faccia più tragicamente comica e allo stesso tempo ripugnante.

