Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

La volpe Lavrov e i ciechi volontari di “Contropiano”

Nell’immediata vigilia del voto al Consiglio di sicurezza sul piano Trump su Gaza la diplomazia russa, guidata dall’impareggiabile volpe Lavrov, ha messo in circolazione un’ipotesi di risoluzione “alternativa” a quella statunitense. Alternativa? Non proprio. Si presentava come una variante più “equilibrata” interna al piano Trump, “ispirata” dal piano Trump, su cui già Putin si era espresso a botta calda in modo positivo. Il “riequilibrio” stava nel dare maggiori poteri, nell’attuazione dello stesso piano Trump, al segretario dell’ONU Guterres perché avrebbe dovuto essere lui, non gli Stati Uniti, a identificare diverse “opzioni” per la Forza internazionale di stabilizzazione (ISF), quella – per intenderci – respinta dalle forze della resistenza palestinese. Inoltre, a stare a quel che dice la Reuters, la proposta russa non avrebbe previsto la permanenza dell’esercito israeliano oltre la linea gialla, non avrebbe fatto menzione della smilitarizzazione della Striscia e avrebbe speso qualche parola in più sulla prospettiva, comunque lontanissima, di uno “stato palestinese” (il condizionale è d’obbligo, perché noi comuni mortali ignoriamo l’esatto contenuto della bozza di risoluzione russa).

Con quanta forza Mosca abbia spinto avanti la propria risoluzione, lo si è visto dopo un paio di giorni quando, insieme con la Cina, ha quietamente optato per l’astensione, consentendo alla risoluzione cara alla gang trumpiana di passare, vidimando così un piano di perfetta natura coloniale. A suo tempo, a proposito dei rapporti tra la Russia zarista e l’Inghilterra, Marx parlò dei “misteri della politica internazionale” da investigare scavando tra documenti e fatti, per “sorvegliare gli exploit diplomatici dei governi”. In questo caso, non c’è stato bisogno di scavare gran che. Perché dopo un pugno di giorni è emerso alla luce dei riflettori il “piano Trump in 28 punti” per porre fine (così si dice) alla guerra in Ucraina, che non si può considerare sfavorevole alla Russia, la quale del resto ha vinto la guerra sul campo, e potrebbe stravincerla. Ed è stato chiaro che di ben altro che del destino del popolo palestinese si stava trattando nei rapporti segreti tra Russia e Stati Uniti.

La mossa diplomatica di una bozza distinta di risoluzione su Gaza non era nulla di serio – utile per differenziarsi davanti all’opinione pubblica mondiale sempre più ostile allo stato sionista, e mandare al tempo stesso un cauto segnale alla Casa Bianca: attenti, potremmo anche… ma è morta lì. La Cina si è astenuta pure da una tale mossa. Via libera, dunque, alla risoluzione voluta dal super-imperialismo gringo. Nessuna delle due potenze “alternative” ha neppure ventilato il veto opposto mille volte da Washington. Per loro la pelle dei palestinesi è una semplice merce di scambio. Del resto, bisogna essere ciechi volontari per ignorare la complicità di Mosca e Pechino nell’attuazione del genocidio a Gaza.

Tra questi ciechi volontari ci sono i redattori di “Contropiano”. Non appena s’è saputo della bozza di risoluzione russa, si sono precipitati a sostenere che “la Russia ha di fatto già respinto la bozza di risoluzione degli Stati Uniti su Gaza” e presentato una sua “contro-bozza”. Di più: un suo “piano alternativo a quello di Trump”. Davvero??? Pochi giorni dopo questa versione favolistica delle cose è andata in pezzi. Qualche fan del multipolarismo al pari dei redattori di “Contropiano”, quale E. Tomaselli su “Metis”, ha ammesso con franchezza il suo “stupore” per la “resa russo-cinese” (il corsivo è suo), che ha consentito “un successo diplomatico veramente gratuito” a Trump e agli Stati Uniti. Lasciamo perdere la gratuità, che non ha nulla a che vedere con i rapporti tra stati tutti iper-capitalistici, chiediamoci invece: e quelli di “Contropiano” che hanno detto dell’infame risoluzione ONU consentita anche dall’astensione di Russia e Cina?

Nulla. Silenzio assoluto sulla risoluzione approvata come sulla repentina scomparsa del “piano alternativo” russo. E, tanto più, sull’astensione di Russia e Cina. Acqua in bocca. Una parola sulle prese di posizione della Resistenza palestinese che respingono quanto deciso dall’ONU? Non una. Del resto, loro sono con e per “l’Autorità palestinese” collaborazionista con Israele, di cui vorrebbero, al pari dei loro punti di riferimento internazionali (Russia e Cina), un ruolo nella gestione di Gaza che invece il piano Trump esclude. Impegnati come sono nel tentativo abusivo di intestarsi la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese, si sono limitati a raccomandare: “non abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina”.

Ma non dire una parola contro l’infame risoluzione 2803; contro l’astensione di Cina e Russia che l’ha permessa; contro il piano Trump colonialista e schiavista; contro la convocazione di stampo altrettanto coloniale di Abu Mazen a Roma da parte dei poteri italiani rappresentati dal duo Mattarella-Meloni; non dire una sola parola a sostegno del rifiuto della risoluzione ONU da parte della resistenza palestinese; non è già abbassare il tiro nella mobilitazione per la Palestina?

, , ,

articoli correlati

Scopri di più da Il Pungolorosso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere