La teppaglia reazionaria accoglie spesso le giovani ed i giovani che manifestano al grido di “andate a lavorare!”. Sia che lottino per l’ambiente sia che manifestino il loro sdegno per il genocidio ancora in corso in Palestina ad opera del sionismo, in un modo o nell’altro il livore dei frustrati si esprime per la maggior parte in un frasario squallido quasi quanto loro stessi. E allora, per venire incontro al sentire diffuso di questo strato di feccia il governo Meloni manda gli studenti a lavorare. Ricostruiamo il percorso iniziato nel 2017 che ha portato a questa iniziativa meloniana.
Ad avviarlo ci ha pensato una ministra con alti meriti e vocazione da sindacalista – Valeria Fedeli, quella della laurea un pò incerta, vi ricordate? – che era nel governo Gentiloni (PD, e poi dite male della sinistra?) del 2017-2018. Le norme previste dal decreto ministeriale del 2017 sono piuttosto indefinite in materia di sicurezza, ma cosa importa? Gli incidenti cominciano presto: nel gennaio del 2022 muore a sedici anni Lorenzo Parelli e dopo un mese e mezzo muore Giuseppe Lenoci, 16 anni. Il governo Conte I° portò ad una vigorosa (!) riforma cambiando la denominazione alternanza scuola-lavoro in PCTO – acronimo di Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento – ma niente! Ancora nel settembre del 2022 muore a 18 anni Giuliano De Seta; alla famiglia non toccherà alcun risarcimento dall’Inail che lo valuta come stagista e, non essendo capofamiglia, non aveva diritto alcuno. Infortuni, mutilazioni ed i primi morti sono continuati fino ai nostri giorni ma, come se non bastasse, la camera dei deputati approva un decreto legge – legato, tra l’altro, al Pnrr – che rende possibile avviare il PCTO negli istituti tecnici già a partire dal secondo anno cioè a studenti di quindici anni. In questa svolta e nel seguito il ministro Valditara si è speso nonostante tutti i guasti e le proteste degli studenti ed ha seguitato con la testardaggine del mulo, indifferente a morti e feriti.
Le statistiche che abbiamo letto mostrano qualche incompletezza, ma tutte le fonti che abbiamo consultato concordano nel rilevare che gli incidenti e gli esiti mortali sono in aumento. Nel 2024 abbiamo un solo caso riguardante gli studenti strettamente legati al PCTO su tredici morti nell’attività scolastica generale, ma sono ben 2.100 le denunce d’infortuni per gli studenti. Nei primi sette mesi del 2025 sono 1.196 le denunce d’infortuni in PCTO di cui cinque mortali, ma dobbiamo aggiungere che uno studente diciottenne perde un dito tranciato da un tornio, che una studentessa riporta ferite da taglio maneggiando una falciatrice. Non ci sono, quindi, solo casi mortali ma anche incidenti di vario grado, alcuni invalidanti, e sarebbe il caso che anche questi comparissero con evidenza nelle statistiche mentre invece lo apprendiamo solo esplorando qualche trafiletto di giornale. Di fronte al fenomeno cosa fa Valditara? Una nuova roboante riforma: dal prossimo anno scolastico il PCTO – che forse gli sembrava quasi una sigla da reparto d’ospedale – diventa “formazione scuola-lavoro”.
Una parentesi è d’obbligo per mostrare di cosa si occupano Valditara ed il suo governo. Se estendiamo la ricerca ai dati delle denunce di incidenti all’Inail nelle attività scolastiche ordinarie, dobbiamo concludere che la scuola è un luogo ad alta pericolosità e sarebbe un compito doveroso per il ministro e tutto il governo occuparsene e destinare alla sua soluzione le risorse adeguate ed un’adeguata formazione antinfortunistica al posto delle istruttive ”visite” in aula di militari dai quali non si capisce quali lezioni potrebbero ricavare gli studenti. Solo per mostrare le dimensioni del fenomeno, ricordiamo che nel 2023 abbiamo più di 69.000 denunce e dodici morti. L’anno successivo, tra i banchi di scuola, si arriva a quota 77.883 e tredici morti e il trend di quest’anno segna già un incremento, il tutto in un silenzio indecente! Aggiungiamo che non tutte le denunce vengono accolte dall’Inail: per quelle riguardanti la scuola siamo ad una quota inferiore all’85% per cui le statistiche hanno un livello di incertezza dovuto anche a diverse classificazioni, alle laboriose istruttorie che l’Inail compie, ma questo è l’ordine di grandezza.
Tornando alla “formazione” lavorativa vediamo come il governo Meloni persegue con un vero e proprio accanimento il suo progetto di aziendalismo, di disciplinamento del mondo degli studenti medi. Non si può non vedere che l’obiettivo è quello di comprimere al più presto il modo in cui viene vissuta la scuola. Tutto suggerirebbe una completa revisione di questo strumento, ed invece il ministro si spinge in avanti e introduce un’altra modifica: dal 2025 gli studenti sono obbligati a completare un monte ore di PCTO per poter essere ammessi all’esame di stato. Segnaliamo anche un’altra circostanza a chi ha un minimo di cognizione dell’assetto sociale della scuola italiana, un particolare che fa capire subito che la divisione in classi si manifesta anche nella scelta degli studi con la brutalità della discriminazione. Ai liceali sono prescritte 90 ore di lavoro, ma si sale a 150 ore per gli studenti degli istituti tecnici mentre a quota 210 ore troviamo gli studenti degli istituti professionali: chi non vede la distinzione di classe ha gli occhi e la mente molto appannati.
Quest’ultimo tocco di classe – è proprio il caso di dirlo – viene dalla mano innovativa della ministra Calderone, in linea con la ducetta livida di rabbia verso chi manifesta contro i sionisti invece di andare a scuola e imparare a lavorare. Ed è così che di novità in novità arriviamo al 28 ottobre di quest’anno quando il governo approva un nuovo decreto-legge con misure urgenti per tutelare “…la salute, la sicurezza e le politiche sociali” vietando l’impiego degli studenti in attività ad alto rischio. Sembra che si accolga qualche istanza degli studenti e invece si tratta di propaganda. Come si fa, infatti, a definire quali sono le mansioni catalogate “con rischio elevato”? Ci si affida alle documentazioni aziendali – note per la loro obiettività – che valutano il livello di pericolosità delle varie lavorazioni. Noi estremisti, sempre un po’ diffidenti, sapendo che i DRV sono spesso legati alle assicurazioni contro gli infortuni, speriamo che i tecnici aziendali siano campioni di obiettività. Altra misura di grande rilievo (!) consiste nel diminuire il numero di studenti affidati al tutor man mano che ci si trova ad operare su lavorazioni ad alta pericolosità. Con rischio alto ogni tutor vigila su cinque studenti; su otto se il rischio è medio; su dodici se il rischio è basso. Più che un criterio a noi questa sembra una scommessa!
Beninteso, non siamo contrari a che gli studenti conoscano e stabiliscano contatti col mondo del lavoro, ma non con questi criteri da operetta. L’unico modo per avere zero infortuni è azzerare la falsità di un provvedimento che serve solo alle piccole e medie aziende – in genere le più “pericolose” – per garantirsi una riserva di lavoro non pagato. Serve anche ad educare i giovani con idee un po’ effervescenti al regime, alla disciplina, alle regole.
Serve anche alle imprese “ospitanti” – notate la delicatezza del termine che usa la legge – che ricevono incentivi e premialità sotto forma di contributi per la gentile accoglienza riservata ai lavoratori della corvée! Pensate che questo termine sia esagerato? Che si tratti di uno sfogo da agitatori? Allora vi proponiamo due classiche definizioni da dizionario del termine corvée che ben si adattano ai nostri tempi pieni di magnifiche sorti e progressive del capitale: eccole di seguito!
Corvée
- Serie di prestazioni personali (per lo più giornate di lavoro) dovute dai vassalli al signore del diritto feudale;
- Servizio di fatica dei soldati, di uso generale di un reparto accasermato.
Come si può vedere in entrambi i casi la prestazione è obbligatoria, gratuita e non retribuita, esattamente come nel PCTO. Quanto alle caserme … che sogno per il governo Meloni!

