Il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera parteciperà oggi [30 agosto] alla manifestazione organizzata al Lido con un suo spezzone caratterizzato dal richiamo alla Resistenza palestinese e yemenita, la grande dimenticata dagli organizzatori di questa dimostrazione (e perfino accusata di “terrorismo”), e dallo schieramento “contro Israele, NATO e governo Meloni”.
Il Comitato porterà anche dei cartelli che chiamano al boicottaggio totale di Israele, dalle armi ai farmaci ai legami istituzionali, e denunciano la complicità dei mass media italiani e occidentali nel genocidio a Gaza e nella pulizia etnica in Cisgiordania.
In questo breve video l’invito a quante/i condividono questi contenuti, espressi nel vibrante e riuscito presidio di domenica 24 davanti (e contro) la RAI a Venezia, ad unirsi allo spezzone del Comitato alle ore 16.30 nella piazzetta davanti all’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta.
Di questo presidio riportiamo di seguito due dei tanti interventi: il messaggio inviatoci dalla giornalista palestinese Dalia Ismail e l’intervento letto dal compagno Giorgio Riva (di Payday Men’s Network) che ha parlato delle iniziative della Rete Internazionale Ebraica Anti-Sionista (IJAN).
In coda, la documentazione su una delle tante iniziative prese a Venezia dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo e dalla TIR (Tendenza internazionalista rivoluzionaria) negli scorsi mesi, censurate totalmente dai mass media di regime, ma sempre partecipate e che, talvolta, come lo scorso 22 marzo, hanno raggiunto migliaia di abitanti di Venezia e turisti. (Red.)
Dalia Ismail – “Noi vogliamo giustizia. Vogliamo che i media italiani vengano tutti processati per istigazione al genocidio.”
Io sono una attivista e giornalista palestinese, ho 28 anni.
E oggi vi parlo, come palestinese, del genocidio che i media occidentali hanno legittimato con silenzi, menzogne e manipolazioni.
Ogni giorno noi palestinesi vediamo i nostri storici giornalisti uccisi deliberatamente perché raccontano ciò che i potenti non vogliono far sapere. Più di 270 giornalisti palestinesi sono stati assassinati. Eppure nei vostri telegiornali, nei vostri giornali, nei vostri talk show, tutto questo viene cancellato, minimizzato, ridotto a “danni collaterali”. Anche quando questi fatti vengono raccontati, vengono sempre raccontati in un modo che impedisce di empatizzare fino a fondo e di rendersi conto della gravità della situazione.
Perché la disumanizzazione dei palestinesi nei media occidentali va avanti da decenni, arrivando ad anestetizzare le coscienze delle persone.
I media occidentali – e parlo anche della RAI – hanno deciso di raccontare il genocidio con il linguaggio degli oppressori, hanno utilizzato un linguaggio razzista, deumanizzante; hanno censurato e licenziato chiunque abbia provato a parlare in modo onesto di Palestina. Loro rappresentano la scorta mediatica al genocidio e devono essere processati per questo.
Ogni volta che la RAI o la BBC o la CNN scelgono di dare spazio alle notizie che arrivano dal governo israeliano, dai giornali israeliani o dall’esercito stesso, piuttosto che a quella delle vittime che resistono, stanno legittimando la nostra morte e la cancellazione della nostra umanità.
Io da poco lavoro nei media. E vi dico che non esiste neutralità nel giornalismo. Ogni parola che si scrive o si dice, è una scelta. Se si dice “morti” palestinesi al posto di “uccisi” è una scelta etica e politica ben precisa. Non è neutrale.
Il giornalismo neutrale nei momenti di genocidio e oppressione è un giornalismo complice. È propaganda.
Il giornalismo dovrebbe servire la verità, dare voce agli oppressi, non al potere. Deve dare spazio alle storie ignorate dai potenti. Dovrebbe dare voce a chi non ne ha. I media occidentali sono parte integrante della macchina genocidaria: occultano, giustificano, anestetizzano le coscienze.
Noi vogliamo giustizia. Vogliamo che i media italiani vengano tutti processati per istigazione al genocidio.
Perché quando i media tradiscono la loro missione, sono attivamente complici dei crimini che raccontano.
E io non smetterò di dirlo: il silenzio uccide, l’informazione parziale e manipolata uccide.
La differenza è che noi palestinesi moriamo due volte: sotto le bombe, e poi sotto il silenzio che cancella la nostra voce.
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Giorgio Riva – “Non vogliono che si sappia che c’è un movimento internazionale” per la Palestina.
Grazie al Comitato permanente contro le guerre e il razzismo per avermi dato questa opportunità.
Mi chiamo Giorgio Riva, di Payday men’s network, abbiamo sede a Londra e a Filadelfia. Lavoriamo con il Global Women’s Strike (Sciopero Globale delle Donne) che fa una campagna internazionale per il reddito di cura.
Payday prende parte al picchetto settimanale organizzato dalla Rete Internazionale Ebraica Anti-Sionista (IJAN), che esige l’espulsione dal Regno Unito dell’ambasciatrice israeliana Tzipi Hotovely che ha detto per televisione che uccidere 600.000 Palestinesi è accettabile e che il numero dei bambini uccisi è irrilevante.
Il picchetto è incominciato il 23 ottobre 2023, ed è continuato in vari luoghi nonostante sia stato bandito da varie zone dalla polizia in combutta con i Sionisti.
- L’ultimo è stato il 94° di due giorni fa, e si è unito alla manifestazione davanti all’ambasciata israeliana di Londra organizzata da molte organizzazioni contro il genocidio a Gaza.
- Sam Weinstein della Rete Internazionale Ebraica Anti-Sionista (IJAN) ha parlato dal palco dicendo che gli Ebrei hanno una tradizione: Marek Edelman, il leader della rivolta del ghetto di Varsavia del 1943, disse che gli Ebrei stanno con gli oppressi, mai con gli oppressori, e Sam ha sottolineato che ora gli Ebrei si stanno muovendo in quella direzione, con il candidato sindaco di New York Zohran Mamdani che è appoggiato da due terzi degli Ebrei della città. E non ci dimentichiamo i più di mille Ebrei anti-Sionisti che si sono riuniti a Vienna tra il 13 e il 15 luglio. E a Tel-Aviv a centinaia di migliaia si scende in piazza per gli ostaggi, dando poca voce, è vero, alla situazione a Gaza. Ma anche questo sta cambiando con i soldati israeliani che si rifiutano di combattere.
- La RAI non è l’unica emittente che tace o balbetta su Gaza. La BBC fa lo stesso.
- Qualche mese fa una manifestazione come questa contro la BBC è stata bloccata dalla polizia che ha denunciato parlamentari e attivisti, tra cui Sam Weinstein per aver invitato la gente a parteciparvi.
- Questo nel contesto delle grandi manifestazioni di Londra, 29 fino ad ora, e sempre con un minimo di 100.000 persone. Ne abbiamo avuta anche una di 1 milione, l’ultima di due sabati fa era di 300.000.
- Oltre ai morti di Gaza, dove gli Israeliani sparano ai bambini sui testicoli in quello che in Sud Africa hanno definito un genocidio riproduttivo, la repressione sembra essere l’unica arma rimasta contro il movimento.
- Ricordo solo la definizione di Palestine Action come organizzazione terroristica da parte del governo nazional-socialista di Starmer.
- Tutti noi, però, dobbiamo tenere ben presente che facciamo parte di un movimento internazionale; quello che facciamo noi stasera lo stanno facendo a milioni in tutto il mondo, negli Stati Uniti, a Barcellona, ad Atene, a Città del Messico, a Parigi, in Yemen. Oggi 24 ci sono state manifestazioni nazionali in Australia e in molti, credo, abbiamo visto i 300.000 sul ponte di Sidney, e proprio un paio di ore fa abbiamo ricevuto foto da Melbourne – 100.000.
- Però di tutto questo non si dice neanche una parola sui media. Eppure sembrerebbe facile. Basta guardare You Tube.
- Non vogliono che si sappia che c’è un movimento internazionale.
- Noi non abbiamo i media, abbiamo però tutti un telefonino e le notizie che mettiamo in rete fanno il giro del mondo in pochi secondi.
- Una cosa che va assolutamente pubblicizzata come elemento fondamentale del BDS è che il sindaco di Bari Vito Leccese, prima ha dato le chiavi della città a Francesca Albanese, e poi ha bandito Israele dalla Fiera del Levante
- L’altra cosa che rimane assolutamente nascosta è il ruolo delle donne, in particolare delle donne palestinesi nel loro lavoro di cura dei figli e di sostegno ai loro compagni feriti o in carcere. Senza il sostegno delle donne, nessuna resistenza può resistere.
- Per questo Women of Colour in the Global Women’s Strike (Donne di Colore nello Sciopero Globale delle Donne) partecipa dal primo giorno al picchetto.
- Parlando del ruolo delle donne, io questo l’ho imparato da mia madre che era una staffetta partigiana e portava da mangiare ai suoi fratelli in Cansiglio, portando indietro messaggi ai GAP della guerriglia urbana qui di Venezia.
- Mi resta da dire una cosa in cui tutto il movimento internazionale unanimemente si concentra e si riconosce, e questo, lo dico perché ho visto il ‘68, questo non ha precedenti, e in centinaia di lingue e di accenti diversi gridiamo tutti: Palestina Libera! Free, free Palestine!

