Nulla è filtrato sulla stampa nazionale, ovviamente. Si tratta “solo” di una lotta operaia contro i licenziamenti, e “solo” di un nuovo, l’ennesimo, intervento della polizia contro un picchetto operaio, in regime di decreto-manganello (ex-DDL 1660). Tanto più che si tratta “solo” di un po’ di immigrati pachistani. Noi la pensiamo diversamente. Il come lo spiega questa corrispondenza operaia.
SOFALEGNAME DI FORLI’: NO AI LICENZIAMENTI! LOTTA E ORGANIZZAZIONE INDIPENDENTE CONTRO I PADRONI E LE LEGGI LIBERTICIDE DEL GOVERNO!
Alla Sofalegname di Forlì, che lavora in monocommittenza per Gruppo 8, gli operai da 13 giorni sono in lotta contro i licenziamenti (una quarantina), motivati dall’azienda come “esuberi”… a fronte di un iniziale smantellamento della fabbrica per esternalizzare la produzione di divani in Cina.
Proprio da questa azienda, nel dicembre scorso, avevano preso il via tutta una serie di scioperi, estesisi al distretto, contro lo sfruttamento bestiale che impone di lavorare 12 ore al giorno, per sette giorni, con alloggio preferibilmente…nei magazzini!
Il gruppo più attivo e maggiormente sindacalizzato (con adesione al Sudd Cobas) è composto da operai pakistani, i quali sono stati tra i più attivi a formare il presidio ai cancelli una volta compreso cosa stesse preparando la direzione. Questi lavoratori si sono opposti con decisione anche al tentativo di sgomberare il picchetto condotto tre giorni fa dalle forze di polizia con l’uso di manganelli e il ferimento di alcuni scioperanti.
Al successivo incontro in Prefettura l’azienda si è presentata “rimodulando” il provvedimento di licenziamento: non più i 40 previsti all’inizio, ma “solo” 18: guarda caso tutti pakistani, e tutti direttamente coinvolti nella lotta. Chiamata a chiarire tale decisione, l’azienda si è chiusa dietro motivazioni di carattere “disciplinare” ed “etnico” (i lavoratori di quella provenienza sarebbero i meno “professionalizzati”).
Al netto rifiuto della delegazione sindacale di accettare una simile infamia, il rappresentante dell’azienda, l’avvocato Francesco Minutillo, noto fascista, ha dichiarato che “purtroppo l’apertura aziendale non ha ricevuto una risposta costruttiva. Al contrario anche questa mattina (mercoledì 16 luglio, NDR) si sono protratte azioni di protesta che non si limitano a una manifestazione pacifica del dissenso, ma assumono contorni di oggettiva illegittimità”.
Chiaro: per i lavoratori la difesa del loro salario è la difesa della fonte primaria di sussistenza e “purtroppo” non riescono a comportarsi come la gente dabbene nei talk show televisivi: un bel “dissenso”, e poi tutti a casa con la pancia piena e il bel conticino in banca…
Questo ennesimo episodio di lotta proveniente dai nostri fratelli di classe immigrati di Forlì, dopo la grave provocazione poliziesca e istituzionale contro i disoccupati di Napoli, ci permette di mettere in luce quanto segue:
– siamo di fronte ai primi vagiti del mostro “Decreto Sicurezza” varato recentemente dal governo Meloni, un Decreto contro il quale abbiamo iniziato a mobilitarci, soli, già dal luglio del 2024 costituendo la Rete Libere/Liberi di Lottare. Un Decreto che non ha visto svilupparsi una mobilitazione degna da parte di quella “sinistra” che ha poi blaterato contro le “derive autoritarie”;
– tocca e toccherà ai lavoratori, con le loro lotte, mettendo di mezzo i loro corpi e sviluppando la loro organizzazione indipendente dai chiacchieroni parlamentari e dai sindacati collusi, riconquistare quella libertà di azione e quella dignità brutalmente calpestata da affaristi senza scrupoli e politici ammanicati;
– una simile repressione governativa e padronale, che chiede al lavoratore di chinare la testa e tacere, è tutt’uno col clima di militarizzazione che si vuole diffondere nella società, preparando gli animi ai “sacrifici di guerra”.
I fatti ci stanno parlando con estrema chiarezza. Sta ai militanti proletari, a chi veramente a cuore la causa degli sfruttati, trarne le dovute conseguenze.

