Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato dell’Ufficio Politico del Partito Comunista operaio d’Iran – Hekmatista. Condividiamo in pieno la denuncia dei piani dell’imperialismo statunitense e dello stato sionista che hanno portato all’entrata in guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Condividiamo in pieno anche la necessità di distinguere nettamente tra popolo iraniano e proletariato iraniano e regime iraniano, e la necessità di lavorare per costruire a livello internazionale “un fronte operaio unito e attivo”, unica forza che può porre fine alle guerre del capitale.
Ma dissentiamo dalla posizione di questi compagni circa il cosiddetto Asse della resistenza islamico. Per tre ragioni: la prima è che – come i duri fatti hanno dimostrato – l’esistenza effettiva di questo Asse, e tanto più la sua compattezza, sono tutte da dimostrare; in secondo luogo, perché bisogna distinguere tra le sue diverse componenti, non omogenee né socialmente, né in campo politico; in terzo luogo perché l’assenza dalla scena mondiale – finora – di un movimento proletario rivoluzionario, specie nei paesi imperialisti che hanno martirizzato e continuano a martirizzare l’intero Medio Oriente (per non parlare di Israele), ha fatto sì che contenitori ideologicamente reazionari rinchiudessero forze sociali potenzialmente rivoluzionarie.
Abbiamo letto di recente i deliri di quanti, giovani e anziani, si immaginavano che Khamenei e soci, dopo aver massacrato e disperso negli anni ’80 la componente più rivoluzionaria del moto insurrezionale che ha disarcionato (per sempre) la monarchia filo-sionista dei Pahlavi, si trasformassero d’improvviso in altrettanti Che Guevara, mettendosi alla testa di un gigantesco moto anti-imperialista capace di travolgere, insieme dal basso e dall’alto (per così dire), lo stato sionista. Nessuno di questi strateghi da barzelletta, scusabili i giovani, inescusabili gli anziani, ricorda come Saddam Hussein, che pure aveva qualche credenziale “anti-imperialista” in più degli ayatollah, non diede nessuna sponda alla proposta di settori dell’islamismo algerino di costituire un’armata arabo-islamica volontaria che venisse in soccorso all’Iraq aggredito – anzi li fermò.
Liquidati questi deliri relativi alla possibilità che la nomenklatura islamista al potere in Iran da 46 anni muti natura di classe, resta però da spiegare perché in Palestina, in Libano, nello Yemen, nello stesso Iraq, la determinazione di grandi masse di oppressi palestinesi e arabi a resistere, ad ogni costo, al sionismo e all’imperialismo yankee-europeo, si sia incanalata in Hamas, Hezbollah, Ansar Allah, etc. E come si possa e si debba contendere a queste formazioni la prima fila della lotta all’imperialismo occidentale in una prospettiva di classe. Ne abbiamo ragionato in altre occasioni, e torneremo a farlo.
Infine, è il caso di precisare che questa presa di posizione è stata scritta prima della “tregua” imposta da Trump (e dietro le quinte, molto probabilmente, anche dalle pressioni convergenti di Mosca e Pechino). (Red.)
Il militarismo imperialista degli Stati Uniti è la leva dell’intimidazione sul mondo e sull’umanità
Nelle prime ore del mattino del 22 giugno 2025, con i bombardieri B-2 che hanno sganciato enormi bombe
che hanno distrutto il bunker dell’impianto nucleare di Fordow e un’ondata di missili Tomahawk che hanno
colpito i centri nucleari di Natanz e Isfahan, l’esercito statunitense ha lanciato un ampio attacco militare.
Per ordine del fascista Trump, il governo statunitense ha dichiarato ufficialmente la sua partecipazione alla
sanguinosa guerra in corso in Iran, Israele e Medio Oriente.
Una delle conseguenze più immediate e pericolose di questa prepotenza militarista contro gli impianti
nucleari è la minaccia di fughe radioattive che, secondo alcuni esperti occidentali, mettono in pericolo
innumerevoli vite umane e avranno gravi ripercussioni ambientali. Questa guerra è ora entrata in una
nuova pericolosa fase che segue il piano reazionario per un “Nuovo Medio Oriente”, i cui effetti distruttivi
cambieranno radicalmente il volto della regione e del mondo.
Gli osservatori più informati, e persino alcuni politici e portavoce borghesi in Europa e negli Stati Uniti,
riconoscono che, con un cambiamento improvviso, la politica americana di “negoziazione e accordo” con la
Repubblica islamica ha lasciato il posto alla guerra vera e propria. Il 13 giugno, per ordine del fascista
Netanyahu, è iniziata la guerra distruttiva. Nessuna propaganda contraria può nascondere il fatto che
durante i colloqui e le trattative la Repubblica islamica era molto indebolita e sull’orlo della rinuncia, quindi
non c’era motivo di imporre la guerra. Anche lo stesso Trump aveva ripetutamente annunciato che erano
vicini all’“accordo e alla transazione” che desideravano, ovvero la “resa” del regime.
Ma per le ambizioni egemoniche globali dell’America sotto Trump, con il suo slogan “MAKE AMERICA
GREAT AGAIN”, e per il fascista Netanyahu con il suo “Nuovo Medio Oriente”, la resa della Repubblica
islamica al tavolo dei negoziati o attraverso la diplomazia segreta non era “abbastanza potente e
prepotente”, né apertamente “terrificante per l’umanità contemporanea”. Avevano bisogno di questa
guerra distruttiva perché, sconfiggendo un regime in bancarotta e gravemente danneggiato, potessero
sfoggiare la loro prepotenza militarista e dimostrare al mondo il funzionamento delle loro bombe e delle
loro attrezzature ultra-distruttive. L’obiettivo era che il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti potesse
dichiarare con arroganza: “La deterrenza americana è tornata. Quando questo presidente parla, il mondo
deve ascoltare e il potente esercito americano lo difenderà”. Con il pretesto di colpire i siti nucleari, hanno
trasformato una società di 90 milioni di persone in un campo di prova per i più moderni e devastanti sistemi
missilistici e bombe a guida precisa.
Questi attacchi inviano anche un messaggio agli Stati imperialisti rivali, ai governi “canaglia” e persino ai
loro partner “non cooperativi” in Europa: una dimostrazione del tipo di mostro che dovranno affrontare se
non si adegueranno. Avevano bisogno di questa guerra criminale per completare il sanguinoso piano di un
“Nuovo Medio Oriente” umiliando e sconfiggendo la Repubblica Islamica – l’architetto del reazionario “Asse
della Resistenza” islamico.
Questa guerra, ora ufficialmente condotta dal governo e dalle forze armate statunitensi, è innanzitutto una
guerra per intimidire l’umanità stessa, contro ogni segno di civiltà, libertà e progresso. È una guerra
preventiva contro la classe operaia e gli oppressi che potrebbero osare sollevarsi contro la barbarie capitalista. È un ultimatum degli architetti di questo nuovo ordine reazionario a tutti i movimenti operai e di
ricerca della libertà in Iran, in Medio Oriente e in ogni angolo del mondo.
La miseria di questa guerra non si limiterà alle sue vittime immediate – i morti, i feriti e gli sfollati in Iran,
Israele e Medio Oriente. Le sue conseguenze politiche non segneranno semplicemente l’inizio di un nuovo
periodo di militarismo e di dominio aperto degli Stati Uniti e di altri Stati capitalisti. Questa guerra farà
arretrare il mondo su tutti i fronti. Se non si arresta questa tendenza, il mondo diventerà, in una misura
senza precedenti, un campo di battaglia del bigottismo religioso e nazionalista, terrorismo cieco, delle
divisioni su base etnica, del razzismo e fascismo. La regressione politica e il collasso culturale e morale che
ne deriveranno saranno più sconvolgenti di qualsiasi cosa abbiamo sperimentato finora.
In Iran, questa guerra servirà da pretesto al regime criminale della Repubblica Islamica per intensificare la repressione,
l’oppressione e gli attacchi economici senza precedenti contro la classe operaia e il popolo.
Il Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista condanna ancora una volta con forza la guerra
reazionaria in corso in Iran, in Israele e in Medio Oriente – e soprattutto l’ingresso ufficiale degli Stati Uniti
in questa guerra e la loro recente aggressione militare. Né il programma nucleare della Repubblica islamica
né qualsiasi altro pretesto giustificano questi atti di guerra distruttivi e disumani.
Chiediamo la fine immediata di questa guerra e la cessazione del terrore aereo e degli attacchi missilistici da parte di Stati
Uniti e Israele e degli attacchi missilistici da parte della Repubblica Islamica.
L’attiva mobilitazione politica e sociale della classe operaia di tutto il mondo – in particolare degli Stati Uniti,
dell’Europa e del Medio Oriente – è fondamentale sia per porre immediatamente fine a questa guerra, sia
per neutralizzare la cupa prospettiva che la borghesia mondiale sta ponendo all’umanità. Il fatto stesso che
una guerra del genere possa accadere, che gli Stati capitalisti possano mobilitare l’opinione pubblica per tali
atrocità e che i leader fascisti al potere in America e in Israele osino presentare un futuro così oscuro di
guerra e di interventi militari come “pace attraverso la forza” all’alba del XXI secolo – tutto questo è il
risultato diretto dell’assenza di un fronte operaio unito e attivo.
Il Partito Comunista Operaio dell’Iran –
Hekmatista, in quanto parte del movimento operaio internazionale, è impegnato a formare un potente
fronte comunista dei lavoratori contro questa guerra e l’intero orizzonte che la borghesia globale e le
potenze imperialiste oggi presentano all’umanità.
23 giugno 2025
L’Ufficio politico del Partito Comunista operaio d’Iran – Hekmatista
Statement by the Political Bureau of the Worker-Communist Party of Iran – Hekmatist
U.S. Imperialist Militarism: The Lever of Intimidation over the World and Humanity
In the early morning of June 22, 2025, with B-2 bombers dropping massive bunker-busting bombs on the
Fordow nuclear facility and a wave of Tomahawk missiles striking the Natanz and Isfahan nuclear centers,
the U.S. army launched a broad military attack. By order of fascist Trump, the U.S. government officially
declared its participation in the bloody ongoing war in Iran, Israel, and the Middle East.
One of the most immediate and dangerous consequences of this militaristic bullying against nuclear
facilities is the threat of radioactive leakage that, according to some Western experts, endangers countless
human lives and will have severe environmental repercussions. This war has now entered a dangerous new
phase that follows the reactionary plan for a “New Middle East,” whose destructive effects will radically
change the face of the region and the world.
Knowledgeable observers, and even some bourgeois politicians and spokespersons in Europe and the U.S.,
acknowledge that in a sudden shift, America’s policy of “negotiation and deal-making” with the Islamic
Republic has given way to outright war. On June 13, by order of fascist Netanyahu, the destructive war
began. No amount of reverse propaganda can hide the fact that during these talks and dealings, the Islamic
Republic was greatly weakened and on the verge of submission, so there was no reason for imposing war.
Even Trump himself had repeatedly announced that they were close to the “agreement and deal” they
desired — namely, the regime’s “surrender.”
But for America’s global hegemonic ambitions under Trump with his slogan “MAKE AMERICA GREAT
AGAIN,” and for fascist Netanyahu with his “New Middle East,” the Islamic Republic’s surrender at the
negotiating table or through backdoor diplomacy was not “powerful and bullying enough,” nor was it
overtly “terrifying to contemporary humanity.” They needed this destructive war so that, by defeating a
bankrupt and gravely damaged regime, they could show off their militaristic bullying and demonstrate the
workings of their bombs and ultra-destructive equipment to the world. The goal was for the U.S. Defense
Secretary to arrogantly declare: “American deterrence is back. When this president speaks, the world must
listen, and America’s mighty army will defend it.” Under the pretext of striking nuclear sites, they have
turned a 90-million-strong society into a testing ground for the most modern and devastating missile
systems and precision-guided bombs.
These attacks also send a message to rival imperialist states, “rogue” governments, and even their
“uncooperative” partners in Europe: a demonstration of what kind of monster they will face if they do not
comply. They needed this criminal war to complete the bloody plan of a “New Middle East” by humiliating
and defeating the Islamic Republic — the architect of the reactionary Islamic “Axis of Resistance.”
This war, now officially led by the U.S. government and military, is first and foremost a war to intimidate
humanity itself — against all signs of civilization, freedom, and progress. It is a preemptive war against the
working class and the oppressed who might dare to rise up against capitalist barbarism. It is an ultimatum
from the architects of this new reactionary order to all labor and freedom-seeking movements in Iran, the
Middle East, and every corner of the world.
The misery of this war will not be limited to its immediate victims — those killed, injured, and displaced in
Iran, Israel, and the Middle East. Its political consequences will not merely mark the start of a new period of
American and other capitalist states’ open militarism and domination. This war will push the world
backward on every front. If this trend is not stopped, the world will, to an unprecedented degree, become a
battleground of religious and nationalist bigotry, blind terrorism, divisive ethnicism, racism, and fascism.
The resulting political regression and cultural and moral collapse will be more shocking than anything we
have experienced so far. In Iran, this war will serve as an excuse for the criminal regime of the Islamic
Republic to escalate its repression, oppression, and unprecedented economic attacks on the working class
and the people.
The Worker-Communist Party of Iran – Hekmatist once again strongly condemns this reactionary war now
underway in Iran, Israel, and the Middle East — and especially the official entry of the U.S. into this war and
its recent military aggression. Neither the Islamic Republic’s nuclear program nor any other pretext justifies
these destructive and inhumane acts of war. We demand the immediate end to this war and the cessation
of aerial terror and missile attacks by the U.S. and Israel and of missile strikes by the Islamic Republic.
The active political and social mobilization of the working class around the world— especially the U.S.,
Europe, and the Middle East — is vital, both for immediately ending this war and for neutralizing the grim
prospect that the global bourgeoisie is placing before humanity. The very fact that such a war can happen,
that capitalist states can mobilize public opinion for such atrocities, and that the fascist leaders in power in
America and Israel dare to present such a dark future of war and military intervention as “peace through
strength” at the dawn of the 21st century — all this is a direct result of the absence of a united and active
workers’ front.
The Worker-Communist Party of Iran – Hekmatist, as part of the international working-class
movement, is committed to shaping a powerful communist workers’ front against this war and the entire
horizon that the global bourgeoisie and imperialist powers present to humanity today.
23 June 2025

