Riprendiamo da “Prensa Obrera” la cronaca della forte iniziativa di protesta organizzata venerdì 7 febbraio a Buenos Aires, dal Partito Obrero, alla quale sono intervenuti rappresentanti del Polo Obrero e delle comunità di immigrazione paraguaiana, peruviana e boliviana. (Red.)
Come parte di una giornata internazionale contro la persecuzione dei migranti, il Partido Obrero ha organizzato lo scorso venerdì 7 un concentramento di fronte alla sede del Governo a Buenos Aires. Si sono radunati il Polo Obrero e compagne/i della comunità paraguaiana, boliviana, peruviana e della campagna Migrar No Es Delito. Erano presenti anche il deputato di Buenos Aires Gabriel Solano (PO-Frente de Izquierda), il deputato nazionale eletto per la provincia di Buenos Aires Néstor Pitrola (PO-Frente de Izquierda), Guillermo Kane (deputato provinciale MC del PO-Frente de Izquierda) e il leader nazionale del Polo Obrero, Eduardo Belliboni.
La campagna di deportazioni di massa negli Stati Uniti, lanciata da Donald Trump dopo la sua rielezione, è l’espressione più cruda di una politica di portata internazionale, come si vede dalla persecuzione sistematica nel continente europeo e nel nostro stesso Paese, dove il governo di Javier Milei aspira a modificare la Legge sull’Immigrazione per inasprire le condizioni di accesso alla cittadinanza, oltre ad ostacolare l’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione per gli stranieri.
La voce degli immigrati
Il presidio di fronte al Governo rifletteva bene questo quadro di attacchi grazie alla presenza degli stessi protagonisti, con traduzioni dal Guaraní e dalla lingua Quechua. La prima compagna a prendere la parola, Lilian Rojas, della comunità paraguaiana e membro della Mesa Nacional del Polo Obrero, ha fatto un vibrante intervento in guaraní e in spagnolo, in cui ha raccontato che vive da più di 50 anni in Argentina (è emigrata nel 1969, a 6 anni) ed ha dichiarato che “nessun paraguaiano deve permettere che i migranti vengano attaccati”. Ha deciso perciò di recarsi nei vari quartieri per spiegare che Milei se ne deve andare, e ha denunciato il presidente (che nel suo discorso al forum di Davos ha riprodotto il discorso anti-migranti del presidente yankee) come un burattino di Trump.
Ana Arguedas, compagna della comunità peruviana e organizzatrice di Villa 1-11-14, ha fatto riferimento alla difficoltà che i migranti devono affrontare nel trovare lavoro. E ha denunciato inoltre il boicottaggio delle mense popolari da parte del governo, che le rifornisce solo di polenta, mentre Milei e i suoi funzionari se ne vanno in giro per il mondo.
Sulla stessa linea di Ana, un’altra compagna della comunità peruviana, María Luz Peña Vallejo, di Villa 31, ha denunciato la discriminazione e i maltrattamenti che i migranti subiscono quotidianamente. Inoltre, ci ha fornito una testimonianza di prima mano di grande impatto, spiegando il caso di un suo connazionale che vive negli Stati Uniti e trascorre gran parte dei suoi giorni nascosto per evitare le retate della polizia dell’immigrazione, che arresta brutalmente gli stranieri per deportarli su voli militari.
Ha anche preso la parola Eulogia, della comunità boliviana e membro de La Garganta Poderosa, che ha raccontato di essere in Argentina dai tempi dell’ultima dittatura militare (1976-1983). Ha condannato l’abbandono delle mense popolari da parte del governo nazionale, ha difeso il diritto all’istruzione, alla salute e ad un alloggio dignitoso, calpestati dal Potere Esecutivo, ed ha lanciato l’avvertimento che “i grandi capitalisti si stanno impossessando di tutte le risorse naturali dell’Argentina”.
Doris Quispe, avvocatessa del collettivo Migrar No es Delito, ha rilevato che il governo di Milei sta cercando di portare avanti la riforma della Legge sull’Immigrazione perché incoraggiato di fronte al trionfo elettorale di Trump negli Stati Uniti, ed ha esortato ad affrontare entrambi i governi.
Abbasso il razzismo e il fascismo
In chiusura della giornata, il deputato di Buenos Aires e leader del Partido Obrero-Frente de Izquierda, Gabriel Solano, ha rilevato che la deportazione massiccia di migranti in altri paesi, e perfino nella base di Guantánamo (territorio usurpato a Cuba), e il fatto che i migranti debbano vivere clandestinamente per evitare le retate, sono segnali del disfacimento della democrazia americana.
Ha anche spiegato che il discorso di Trump, che paragona l’immigrazione alla delinquenza e la considera responsabile della crisi negli Stati Uniti, è il classico discorso che intende dividere e schiacciare la classe lavoratrice.
Ha invitato ad affrontare tutti questi governi con l’unione dei lavoratori autoctoni e migranti, e ha denunciato l’attitudine dei governi “nazional-popolari” latinoamericani, che hanno capitolato o vengono a patti con Trump (la Colombia ha accettato i voli con i deportati, mentre il Messico ha schierato migliaia di militari alla frontiera), in base alle pressioni della classe capitalista.
Nel caso dell’Argentina, ha preso come esempio di politica contro i migranti e repressiva la recinzione imposta dal governo di Milei-Bullrich ad Aguas Blancas, Salta, al confine con la Bolivia, e sostenuta dal governo provinciale di Gustavo Sáenz, vicino all’ex candidato alla presidenza dell’Unione per la Patria, Sergio Massa.
In questo scenario, ha rivendicato il piano per l’unità socialista dell’America Latina, che potrà essere realizzato solo dalla classe operaia.
Le iniziative in altri paesi
La giornata internazionale a sostegno dei migranti è stato decisa in un incontro virtuale con rappresentanti di 18 paesi, in cui si è discusso anche di altre questioni, come la guerra imperialista e l’attacco alle libertà democratiche. Prima dell’iniziativa a Buenos Aires, i compagni de NAR in Grecia hanno partecipato ad una manifestazione al Pireo indetta dai familiari e dai sopravvissuti di un naufragio in cui morirono circa 600 migranti.
Per sabato 8 erano previsti presidi davanti alle sedi della polizia migratoria nordamericana (ICE) a Los Angeles, San Francisco e New York, promossi dal Comitato del Fronte Unito per un Partito Laburista degli Stati Uniti (UFCLP). In Messico, il Grupo de Acción Revolucionaria (GAR) ha organizzato un evento virtuale con lo slogan “Abbasso il NAFTA!” [Trattato di libero scambio nel Nord America] e “unità della classe lavoratrice internazionale”.

