Il comitato 23 settembre, invitato a partecipare alla Conferenza politica delle donne che si riunisce a Kassel, in Germania, ha inviato loro questo messaggio e l’augurio di un lavoro proficuo verso l’unità delle lotte delle donne e di tutti gli sfruttati:
“Mandiamo il nostro saluto alle compagne e ai compagni che si riuniscono oggi a Kassel; pensiamo che ogni occasione di confronto e dialogo sia importante per favorire la mobilitazione delle donne, in particolare delle donne lavoratrici e disoccupate, e di tutte le donne senza privilegi, per contrastare in ogni modo l’avanzata dei governi che sostengono la tendenza alla guerra e sono complici dell’aggressione dello stato sionista di Israele al popolo palestinese.
Il nostro Comitato ritiene che l’oppressione delle donne sia oggi un aspetto fondamentale del sistema capitalistico, e che possa essere contrastata con la mobilitazione delle donne lavoratrici, disoccupate e in generale delle donne senza privilegi, con una lotta che porti all’unità nella lotta di tutti gli sfruttati. Noi riteniamo che la condizione delle donne sia legata alla necessità della riproduzione umana e sociale su base internazionale. Perciò non confidiamo nelle istituzioni, non pensiamo che il sistema capitalistico sia riformabile, e non crediamo, come donne di un paese occidentale, di avere modelli di emancipazione da esportare tra le donne del sud del mondo. In quest’ultimo anno è stata fondamentale la mobilitazione a sostegno della resistenza del popolo e delle donne palestinesi, private dei loro più elementari diritti e particolarmente colpite dal genocidio in atto a Gaza e in Palestina tutta. Come Comitato, nel quadro della solidarietà con le lotte delle donne del sud del mondo e della resistenza delle donne palestinesi, abbiamo partecipato attivamente alle moltissime mobilitazioni che si sono avute in tutto il territorio italiano.
In Italia, come sapete, la destra è al governo, e questo ha un effetto molto pesante sulla vita delle donne. Il governo attua una politica reazionaria seguendo il principio di “Dio, patria e famiglia”, cercando di annullare le conquiste delle donne in materia di autodeterminazione, limitando al massimo il diritto all’aborto sicuro, affermando i diritti dei padri, rendendo difficili le separazioni e il divorzio, rendendo sempre più pesante la vita alle donne immigrate che svolgono in Italia il lavoro di cura e assistenza alle famiglie e agli anziani.
Le spese sociali (scuola, sanità, asili nido) sono drasticamente diminuite mentre le spese per le armi sono in costante aumento, l’occupazione femminile è tra le più basse di Europa, le donne guadagnano in tutti i settori meno degli uomini a parità di mansioni, mentre cresce il clima di violenza privata e sociale, e una donna ogni tre giorni viene ammazzata, spesso da chi le sta più vicino, marito, ex compagno o familiare. Questo clima di violenza diffusa serve a legittimare la violenza di stato che negli ultimi mesi si sta organizzando.
Forse sapete che nel parlamento italiano è in discussione una legge ultra repressiva, il disegno di legge 1660, che impedisce ogni tipo di espressione del dissenso, sciopero, manifestazione, ribellione contro il regime carcerario, e al tempo stesso protegge ogni e qualunque atto repressivo da parte della polizia e delle forze dello stato.
Si è creato in Italia un movimento crescente contro questo disegno di legge a cui noi, come Comitato 23 settembre, abbiamo partecipato contribuendo alla formazione di una Rete “libere e liberi di lottare”, che raccoglie molti comitati, associazioni e gruppi che si battono contro le molte contraddizioni prodotte dal sistema capitalista. Purtroppo il movimento femminista italiano mainstream si muove all’insegna dell’affermazione delle identità di genere e ha come riferimento principale le teorie postmoderne, mettendo al centro le soggettività individuali, abbandonando ogni ipotesi di lotta collettiva anticapitalista. Chiedono piuttosto degli spazi in cui poter vivere le proprie identità. Siamo in dissenso profondo con questa impostazione che annulla ogni distinzione di classe, e non si pronuncia sui grandi temi della guerra, delle donne del sud del mondo, delle lotte operaie, che purtroppo in Italia al momento sono scarse con l’eccezione del settore della logistica. Riteniamo che le lotte delle donne debbano essere orientate non solo contro l’idea reazionaria che le donne debbano dedicarsi solo alla famiglia e fare figli, ma anche contro l’ideologia della donna come oggetto sessuale, contro una falsa idea di emancipazione, il cui corpo è in vendita sul libero mercato. Rifiutiamo una falsa idea di uguaglianza, per la quale è necessario condividere gli scopi e gli obiettivi di un sistema che noi invece vogliamo abbattere.
Ci auguriamo che d’ora in avanti potremo conoscerci meglio, auguriamo a tutte e a tutti un ottimo lavoro e speriamo di ricevere presto vostre notizie e un report sull’andamento della vostra conferenza.
Viva la lotta internazionale delle donne oppresse e sfruttate, delle donne senza privilegi!
Comitato 23 settembre


