Il successo dello sciopero ferroviario del 12/13 ottobre, proclamato dall’assemblea PdM-PdB e dalle sigle di base Cub-Trasporti e SGB, si può riassumere in un dato: 1.466 treni soppressi rispetto ad una programmazione già ridotta rispetto all’ordinario e che comprendeva i servizi minimi di legge! Una riuscita che avrebbe potuto stupire gli stessi soggetti proclamanti, ma che in realtà ha solo consolidato le certezze emerse dalle agitazioni precedenti. Un lavoro lungo, costante, dal basso, trasversale che ha portato ad un altro risultato, per tempi di conflittualità operaia e sociale così modesta, perfino eccezionale.
Poche ore prima dell’inizio dell’agitazione c’è stato il tentativo della Commissione di Garanzia di depotenziare la protesta attraverso un’“indicazione” finalizzata a “rimodulare” l’azione di lotta; ma è stato respinto al mittente dall’Assemblea PdM-PdB, che ha rilanciato l’invito a non cedere a intimidazioni e prevaricazioni e a scioperare. Mentre l’agitazione era in corso, sono state messe in circolazione negli impianti false informazioni che parlavano di precettazione in atto, ma anche questi tentativi sono andati a vuoto. Tutto in linea con l’azione repressiva-preventiva del governo Meloni che ben si condensa nel DDL-sicurezza, ma – come già si è visto il 5 ottobre – se si è determinati e organizzati, non ci sono divieti e intimidazioni che tengano.
Questo comportamento segna un significativo salto di qualità, che rafforza le ragioni dei lavoratori, i quali hanno dimostrato di non essere disposti a subire e di essere decisi a portare le proprie rivendicazioni fino in fondo.
Le adesioni allo sciopero hanno coinvolto i regolatori delle sale circolazione, segnale inequivocabile che il malcontento non è più circoscritto a personale di macchina e bordo e ai lavoratori della manutenzione (che lottano per l’abolizione del nefasto accordo di settore del 10 gennaio 2024), ma va estendendosi a tutte le qualifiche. E proprio a questo riguardo non ci stancheremo di incitare alla generalizzazione della lotta all’insieme dei ferrovieri e delle ferroviere.
Le imprese non possono più evitare un confronto con i veri rappresentanti dei lavoratori, che si sono guadagnati sul campo, dal basso, nella lotta, la titolarità a portare avanti una piattaforma rivendicativa che rappresenta una drastica soluzione di continuità rispetto ai tagli, arretramenti, peggioramenti di questi decenni sottoscritti dai sindacati concertativi.
Adesso le controparti non possono più ignorare la piattaforma rivendicativa, che parte dai miglioramenti normativi e si concentra sulla sicurezza vera che ci interessa, quella della vita e della salute di lavoratori e lavoratrici, affiancando richieste di recupero salariale fortemente compromesso negli ultimi anni, così come è chiaro che le assemblee autoconvocate si sono guadagnate sul campo il diritto alla trattativa che andrà condotta con un metodo di trasparenza e pubblicità totalmente differente da quello tipico dei burocrati sindacali che non sai più se rappresentano i lavoratori, o l’impresa.
La lotta dei ferrovieri ha portato in primo piano la realtà drammatica dell’infinita catena di morti e feriti sul lavoro – un dramma che attraversa l’intera classe lavoratrice, dai campi all’edilizia ai magazzini ai trasporti. A 14 mesi dalla strage di Brandizzo, con fiumi di stucchevoli chiacchiere, passerelle e lacrime di coccodrillo, il sangue operaio continua a scorrere sui binari (solo nelle ferrovie: tre morti e dieci feriti da marzo a ottobre).
Il nostro contributo di sostegno alla vertenza continua e continuerà incessante. Così come continua l’impegno dei ferrovieri internazionalisti contro la guerra con la partecipazione alle iniziative antimilitariste e la diffusione del Bollettino. (Red.)


