Il giorno 25 è successo qualcosa di interessante, e non ci è sfuggito.
I presidi chiamati a Roma e Milano da Cgil e Uil per denunciare la legge liberticida che il governo Meloni vuole far approvare rapidamente anche alla Camera, invece di essere composti da qualche decina di funzionari, hanno visto l’adesione di centinaia, anzi di qualche migliaio di lavoratori e lavoratrici, e di attivisti dei circuiti Arci, Anpi, e di altre associazioni antifasciste.
Per noi, è un segno positivo.
L’allarme che abbiamo lanciato da mesi, in totale solitudine, sulla pericolosità del DDL 1660 Piantedosi-Nordio-Crosetto, è avvertito ora da un’area di lavoratori/lavoratrici sempre più ampia. Ci cominciano ad arrivare segnali – oltre che dai magazzini della logistica dov’è presente e attivo il SI Cobas – anche dalle fabbriche: a rompere il ghiaccio sono state la RSU FIOM della Valmet Tissue Coverting di Lucca e la RSU USB Valmet Tissue Packaging di Bologna.
Finalmente si comincia a capire su una scala più ampia di quella coperta finora dalla Rete Liberi/e di lottare (già tutt’altro che irrilevante, se si pensa che essa ha finora registrato più di 100 adesioni di realtà sociali, sindacali e politiche), che il governo Meloni sta preparando un salto di qualità nella repressione di tutte le lotte, operaie, sociali, ecologiste, a cominciare dalle proteste contro la sempre più marcata tendenza alla guerra e all’instaurazione di un’economia di guerra, e di una disciplina da stato di guerra nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella società con il soffocamento di ogni voce di dissenso.
Abbiamo anche notato che l’assemblea di sabato 28 a Roma organizzata alla Casetta rossa da un’area sociale e politica vicina ad AVS ha ipotizzato come giornata di mobilitazione a scala nazionale sabato 12, ma ha al tempo stesso rivendicato “la agibilità democratica per le manifestazioni dei prossimi giorni, comprese le iniziative contro il genocidio a Gaza e la guerra di aggressione israeliana in Libano”.
Non è nominato esplicitamente il 5 ottobre, il giorno in cui è stata chiamata a Roma dai GPI, dall’Udap e da altre associazioni palestinesi un corteo per fermare il massacro a Gaza, in Cisgiordania e in Libano e a sostegno del popolo e della resistenza palestinese, allora lo nominiamo noi. Perché è questo il primo, fondamentale test della lotta al DDL 1660 e al governo Meloni.
Il governo l’ha vietata (con una disgustosa dichiarazione di appoggio di Bonelli, per l’appunto di AVS), ma la manifestazione si deve tenere. E la migliore garanzia perché si tenga è che cresca in questa settimana la mobilitazione di massa intorno ad essa e sabato la partecipazione sia realmente di massa!
Per questo diciamo alle centinaia o migliaia di antifascisti/e del 25 settembre e di questa assemblea: se fate sul serio, scendete in piazza con noi il 5 ottobre – questo è il primo, vero test dell’era del DDL 1660, e se lo evitate, limitandovi a criticare il divieto, vi comportate come la Russia o la Cina o i paesi della Lega araba che deprecano, più o meno blandamente, il massacro che sta avvenendo in Palestina e in Libano ad opera di Israele e dei suoi padrini occidentali, ma continuano a siglare accordi con Israele e/o a fornire ad Israele grandi quantità di petrolio e raffinati del petrolio, di tecnologia per il controllo delle persone, e le merci che quotidianamente gli abbisognano.
O dalla parte del governo Meloni e del DDL 1660, o contro, per la sua cancellazione, il suo affossamento – altro che emendamenti, e giochini parlamentari!
Noi non abbiamo alcuna fiducia nei capi e nelle cape della cosiddetta opposizione parlamentare e dei sindacati confederali che sono stati in silenzio fino al 25 settembre. Per loro il 25 doveva essere una sorta di messa in scena – se avessero davvero voluto fare un’opposizione dura a questa legge si sarebbero mossi per tempo e chiedendone il ritiro, e avrebbero dovuto annunciare il 25 un piano di mobilitazioni e di scioperi, cosa che non hanno fatto. In realtà il loro intento è semplicemente quello di limare gli “eccessi” del DDL 1660, soprattutto quelli ritenuti “propagandistici”, e far passare la sostanza del DDL che è coerente con la linea politica guerrafondaia che accomuna le destre e il PD con i suoi alleati a rimorchio.
Abbiamo fiducia, invece, che almeno una parte di quelli/e del 25 settembre e del 28 settembre a Roma sentano nell’aria che si sta preparando una “svolta storica drammatica”. E che è assolutamente necessario, ed urgente, mettersi in movimento per fermarla. La legge Piantedosi-Nordio-Crosetto va stracciata! Il governo Meloni va battuto nel solo modo possibile: nelle piazze. A partire dal 5 ottobre, se si vuol fare sul serio, invece che mettere in piedi la solita sceneggiata all’italiana.
Perciò tutti/e in piazza con noi il 5 ottobre! È la prima risposta che dobbiamo dare ai piani ultra-reazionari di questo governo!

